Perché chiediamo di intitolare una via a Francesco Babusci

Il prossimo 30 marzo ricorrerà il quinto anniversario della scomparsa di Francesco Babusci. Su sollecitazione di numerosi membri del consiglio comunale di Roma (non solo del Prc) il suo nome è stato dal 2003 giustamente annoverato tra i toponimi nell’onomastica capitolina – in attesa dell’ufficiale denominazione di un sito urbano – con la specificazione “consigliere regionale, operaio della Contraves”. Noi aggiungiamo: operaio comunista.
Francesco appartiene infatti a un pezzo importante di questa città, alle battaglie di civiltà e in difesa dei diritti dei lavoratori condotte in questi ultimi decenni. Di queste lotte egli fu protagonista di assoluto rilievo, nelle piazze come nell’istituzione regionale: al fianco dei suoi compagni di fabbrica e delle loro rivendicazioni e, insieme, per sollecitare la riconversione della Contraves dalla produzione bellica a quella civile; nel vivo della solidarietà internazionalista, al fianco dei popoli in lotta a difesa della loro sovranità, a cominciare da quello palestinese; con i comitati cittadini che si battono per la qualità ambientale e per dare dignità urbana alle periferie. Un’autentica lezione di costruzione della partecipazione popolare.
Conoscemmo Francesco Babusci a metà degli anni ’80. Partecipavamo come delegati della funzione pubblica al gruppo romano di “autoconvocati” che si erano mobilitati per preparare la contesa referendaria contro il decreto Craxi e l’abolizione del punto unico di contingenza, prima e decisiva spallata al dispositivo di adeguamento automatico delle retribuzioni al costo della vita. Le riunioni si tenevano nelle sedi dei consigli di zona, di cui Francesco era uno dei più assidui animatori, oltre ad essere rappresentante del suo consiglio di fabbrica e segretario della sezione del Pci “Guido Rossa” in Tiburtina. Sin da allora provavano a dirci che l’abolizione della parte automatica di salario avrebbe allargato lo spazio per la parte contrattata. In questi anni abbiamo visto come è andata a finire: prezzi alle stelle e retribuzioni reali al palo. Babusci lo aveva capito e aveva intuito la deriva concertativa.
Oggi le compagne e i compagni di Francesco rinnovano la richiesta di intitolargli un sito collocato in uno dei territori che lo hanno visto protagonista: anche a tal fine si è costituito un “Comitato Francesco Babusci”, cui hanno già aderito esponenti di associazioni, sindacati, forze politiche. Non vogliamo solo ricordare un compagno, intendiamo anche onorarne la memoria mantenendo alto il suo impegno: per questo il comitato intende essere presente, amplificare l’appoggio alle lotte e alle vertenze del lavoro, a Roma e nel Lazio, contro lo sfruttamento e la precarietà, contro la nocività nei luoghi di lavoro, per la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Diamo appuntamento “per ricordare Francesco” ad un presidio da tenersi giovedì 30 marzo alle ore 15,30 in via Affile angolo via Tiburtina: distribuiremo volantini e raccoglieremo le firme per la scala mobile. Come Francesco, sempre al fianco dei lavoratori.