Per una strategia di uscita dalla trappola afgana

Il nuovo sanguinoso attacco subito dai militari italiani in Afghanistan ripropone, drammaticamente, la questione della subalternità dell’Italia agli interessi, per giunta contingenti, degli USA !

Infatti al di là della retorica della “lotta per la democrazia” nella sua ultima versione di “lotta al terrorismo” l’Italia non ha nessuna motivazione plausibile, legittima per tenere oltre 3.000 suoi militari a migliaia di chilometri dalle nostre frontiere nazionali.

L’unica vera motivazione è la vocazione servile della, intera, classe dirigente del nostro paese. Del resto il fallimento dell’operazione multinazionale in Afghanistan, strettamente collegata al disastro iracheno, è ormai riconosciuto da tutti gli osservatori più seri ed accreditati, compresi molti ufficiali comandanti nordamericani e britannici.

La definizione di una strategia d’uscita dalla trappola afghana s’impone ! Così come s’impone la ricerca effettiva di una soluzione politica del conflitto che ponendo fine all’occupazione militare straniera, perché di questo si tratta, avvii il processo di pace e stabilizzazione del paese coinvolgendo i reali soggetti in campo e cioè dai così detti Talebani (…ormai molto differenziati politicamente al proprio interno… !) alle superstiti forze laiche (“AYENDA”, ecc…), ai paesi confinanti, soprattutto Iran e Pakistan, senza scordarsi dell’ India e della Cina.

Solo in questo quadro, in questa logica, l’Italia e l’Europa potrebbero dare un effettivo contributo alla soluzione della presente questione afghana.

Firenze, 17 / 9 / 2004 (COMUNICATO STAMPA)
Alessandro LEONI, Comitato politico nazionale del PRC