«Per noi fu strage di Stato»

La sentenza della Cassazione è appena stata resa nota. Mauro de Cortes la commenta così: «A livello emozionale mi aspettavo un po’ più di decenza, ma non è certamente una sorpresa, ci sta, per dirla con Marquez è la storia di una ingiustizia annunciata». Mauro è tra le persone che ha maggiormente seguito nell’arco di questi 35 anni abbondanti la vicenda. Anarchico, portavoce del circolo Ponte della Ghisolfa (che oggi alle 11 terrà una conferenza stampa in piazza Fontana), amico personale, praticamente figlioccio di Pietro Valpreda, certo non si aspettava che dalla sentenza, della Cassazione poi, potesse arrivare qualcosa di buono. «Per noi questa cosa rimane sempre la stessa, la strage è di stato, Valpreda è innocente e Pinelli è stato assassinato. Non sono luoghi comuni, è il segno fondamentale della memoria. In questa memoria c’è un riferimento, un modo di evidenziare l’ingiustizia che arriva sino ai nostri giorni attraverso la negazione dei diritti, la globalizzazione, le guerre». Parlare oggi di piazza Fontana sembra un anacronismo, una storia d’altri tempi. Ma questi sono i nostri tempi e i tempi della nostra giustizia. Mauro ricorda anche che quando Pietro Valpreda era ancora in vita Bruno Vespa corteggiò a lungo entrambi per farli andare in trasmissione «ma decidemmo che non era il caso, nonostante ci fosse stato garantito che avremmo potuto dire quel che volevamo». Ha prevalso il senso del pudore, la volontà di non legittimare l’infotainment, la marmellata tv. «Ci andò Capanna – ricorda Mauro – e devo dire che fu molto preciso nel parlare di piazza Fontana». Non è invece mai stato richiesto, tantomeno passato in una delle nostre tv, un documentario dal titolo Piazza Fontana, realizzato dai francesi Frederic Laurent e Fabrizio Calvi, tratto dall’omonimo libro che hanno scritto, edito in Italia da Mondadori, ma praticamente introvabile. Lo hanno mostrato al circolo la settimana scorsa «per mantenere viva l’attenzione, ma anche in Francia il film è passato a orari impossibili». Lì viene detto tutto. «Sì, perché non è vero che ci sia mistero, sappiamo tutto quel che è successo – ribadisce Mauro – esecutori materiali, complicità, ruolo dei servizi e dei poteri forti, tutto». Piazza lontana, viene definita nel libro, e sembra davvero di parlare di fatti lontani, con imputati ultraottantenni: «Sembra di parlare di Sacco e Vanzetti – prosegue Mauro – in quel caso almeno ci sono stati dei ripensamenti, da noi invece neanche quelli, per l’ennesima volta si ostenta l’arroganza che nega tutto, si ribaltano i rapporti tra vittima e carnefice». E i familiari delle vittime dovranno pagare le spese processuali. Era successo anche a Valpreda, con gli ufficiali giudiziari in casa per pignorare.