Per l’unità delle lotte sociali e contro la precarietà

E’ chiaro a tutti come l’origine dei nostri mali sia stato quel processo di incessante privatizzazione/aziendalizzazione che ha messo a profitto i servizi di pubblica utilità e precarizzato il lavoro e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori addetti ai servizi.
Quindici anni di aziendalizzazione della sanità, in nome del “privato è bello, conveniente e molto più efficiente”, nella realtà hanno dimostrato che la qualità dell’assistenza non è migliorata: molti servizi sono stati chiusi ed i costi non sono diminuiti, moltiplicando prestazioni improprie ai fini di rincorrere i DRG (remunerazione per prestazione alle Az. San.) più remunerativi e non il diritto alla salute. La sanità pubblica può pure costare di più se garantisce a tutti una qualità elevata e una maggiore accessibilità!

E’ ora di ricominciare da capo, e per far ciò bisogna affrontare radicalmente la questione delle lavoratrici e dei lavoratori precari ed esternalizzati che sono oramai una percentuale considerevole nella Sanità. Quando abbiamo iniziato la battaglia all’Ospedale Sant’Andrea di Roma, l’unico percorso che ci è sembrato percorribile è stato quello di una lotta che avesse come obbiettivo l’assorbimento di tutte le tipologie di lavoro precario. Insomma, una vertenza che si è fondata sulla rivendicazione della pianta organica reale, comprensiva di tutte quelle lavoratrici e di quei lavoratori, che contribuiscono al buon funzionamento di una struttura pubblica.

La lotta del Cobas Sanità e del Coordinamento dei lavoratori “fantasma” del Sant’Andrea ha raggiunto un primo obbiettivo l’11 Marzo scorso con l’approvazione dell’emendamento al bilancio riguardante le “Norme in materia di personale precario del Servizio Sanitario Regionale”, che ha immediato valore legislativo. Infatti, la Regione Lazio dovrà adottare specifiche direttive per il superamento nelle aziende sanitarie, nei policlinici universitari e negli IRCCS pubblici, di situazioni di lavoro precario e derivante da processi di esternalizzazione, a partire dal Sant’Andrea.

Questa iniziale vittoria è il frutto della mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori che ci hanno creduto. Non è un punto di arrivo, ma speriamo diventi il punto di partenza per la costruzione di coordinamenti del precariato in sanità a partire dal livello cittadino.

Altro capitolo le Poste. Qui, dieci anni di aziendalizzazione hanno individuato come unico “capitolo di spesa” il costo del lavoro. Si è così passati da 220mila dipendenti a circa 160mila, con prepensionamenti, blocco del turn over, dismissioni ed esternalizzazioni di interi settori.

Di pari passo, per supplire alle carenze strutturali, Poste S. p. a. ha utilizzato 30mila lavoratrici e lavoratori precari in accordo con i sindacati confederali. Insomma un processo di precarizzazione selvaggia, che ha visto la continua diminuzione del personale “garantito” e l’utilizzo di quello precario, con un notevolissimo aumento della produttività per i settori front-line per “competere” sul mercato dei servizi ma, sostanzialmente, con l’obiettivo di rendere più appetibile l’azienda sul mercato azionario in vista della liberalizzazione dei servizi postali prevista per il 2009.

Dal 1998 le lavoratrici e i lavoratori precari di Poste s. p. a. hanno iniziato la battaglia dei ricorsi per l’assunzione che ha dato ragione in questi anni a ben 13mila ricorrenti. Il “coordinamento ricorrenti”, costituitosi nel 2005, sostenuto anche dal Cobas Poste, ha rappresentato, con l’obiettivo e la parola d’ordine “assunzione per tutti o per nessuno”, la rete autorganizzata e diffusa delle precarie e dei precari del settore. Ma ecco che a gennaio di quest’anno i sindacati concertativi, siglano un accordo che prevede tra i 13mila, l’assunzione a tempo indeterminato soltanto per quelli che hanno aderito all’accordo (circa 9mila) e ben 17mila lavoratrici e lavoratori “fuori produzione”. Come se non bastasse, i “reintegrati” in cambio dell’assunzione dovranno restituire le cifre percepite in sede giudiziale!

E per concludere, due capitoli, Sanità e Poste, con la stessa storia di “ordinaria precarizzazione”, come tante che stanno stravolgendo l’esistenza di milioni di lavoratrici e lavoratori in nome del profitto. Ma sono anche storie di conflittualità, di “testardaggine” di chi persiste nel rivendicare il diritto a vivere dignitosamente la propria vita e di soddisfare i propri bi/sogni. Ed è proprio a partire anche dalle nostre esperienze, che saremo presenti alla manifestazione del 31 marzo a Roma, piazza Barberini ore 17.00, accanto a tutte quelle realtà di lotta che condividono, nel loro specifico settore, la stessa necessità di autorganizzarsi e di lottare contro la precarietà.

Erminia Costa Cobas Sanità-Università e Ricerca
Pietro Zito Cobas lavoro privato, Poste