Per la pace, sempre. Le nuove sfide della difesa italiana (con una nostra premessa)

Pubblichiamo l’articolo che segue, apparso sul sito internet dei Democratici di Sinistra, per due ordini di ragioni. In primo luogo perchè si tratta di una sintesi del convegno organizzato dai DS a Roma dal titolo “Le nuove sfide della difesa italiana” durante il quale si sono discusse le “linee fondamentali di politica della Difesa del prossimo futuro”. In secondo luogo perchè, nel merito, mette in evidenza le posizioni dei DS in materia di politica estera. Da segnalare, nello specifico, l’intervento di Fassino sull’impegno militare in Iraq e quello di Minniti sui temi della spesa militare e del ruolo delle forze armate.
07/11/05
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da www.dsonline.it

Il profondo mutamento del quadro geopolitico internazionale, venutosi a determinare negli ultimi tempi, pone l’Italia di fronte a sfide inedite di altissimo profilo. Uno dei settori della vita del Paese maggiormente coinvolto nel nuovo scenario venutosi a creare è senza dubbio quello della Difesa, delle Forze Armate e di tutto ciò che ruota intorno ad esse.

I Democratici di Sinistra ne discutono oggi con i principali protagonisti del mondo politico, militare, diplomatico ed accademico nell’ambito di un convegno a Roma dal titolo: “Le nuove sfide della difesa italiana”, per un confronto ampio ed aperto sulle linee fondamentali di politica della Difesa del prossimo futuro.

Sulla questione del rientro dei militari italiani dall’Iraq i Ds hanno chiesto al governo di predisporre un calendario per il ritiro. Marco Minniti, responsabile Sicurezza e Difesa dei Ds, risponde al ministro della Difesa Martino, secondo cui «governo e opposizione possono convergere su una ipotesi di ritiro graduale».

«Abbiamo chiesto oggi al governo – ha detto Minniti – che presenti un calendario certo e concordato del rientro delle nostre forze armate presenti in Iraq. Se il governo è disposto a proseguire questo percorso, siamo pronti a discuterne; se il governo, invece, non dovesse farlo, se dovesse permanere una inazione, quel piano di rientro lo predisporremo noi, se gli italiani ci daranno la fiducia». Un piano di rientro, ha aggiunto, predisposto «con i nostri alleati e con il governo iracheno, precisando che non si tratta di un abbandono dell’Iraq, non si tratta di un tradimento, ma di aiutare quel Paese sotto un’altra forma, continuando cioè la formazione delle forze armate e delle forze di polizia e rafforzando la cooperazione in campo economico e sociale».

Minniti ha poi fatto notare come mai nella storia repubblicana il rapporto tra funzione difesa e Pil era sceso sotto l’1%. «Il valore critico raggiunto quest’anno dalle risorse assegnate al settore (0,84% del Pil) è il punto più basso di una sequenza decrescente che ha segnato il corso dell’intera legislatura».

Quindi, ha sottolineato, «al forte impegno chiesto alle forze armate è corrisposta una progressiva e costante diminuzione delle risorse finanziarie, che ha portato la situazione ad un punto insostenibile».

Su questo punto anche il ministro Martino ha dovuto ammettere che: «Bisognerà trovare il modo di rimediare, perché se i tagli al settore vengono mantenuti nelle dimensioni previste attualmente, credo che la Difesa non li possa sostenere».

Il segretario dei Ds Piero Fassino, nel suo intervento al convegno, ha sottolineato che il rientro delle nostre truppe dall’Iraq – in caso di vittoria del centrosinistra – non sarà certo un ritiro immediato in 24 ore. «In Iraq – ha spiegato Fassino – è in atto una transizione e il 2006 può essere l’anno in cui si accelera il passaggio dei poteri alle autorità irachene che sono state elette. Ciò – ha aggiunto – consente la calendarizzazione del ritiro delle truppe».

Fassino ha poi sottolineato il «valore sociale» del modo in cui le forze armate sono dislocate sul territorio nazionale. «Abbiamo alcune aree del Paese esposte alla grave minaccia della criminalità organizzata. Io non dico di usare l’esercito, ma il solo fatto che in quel territorio ci siano degli acquartieramenti militari, ciò contribuirebbe alla legalità».

Gli stanziamenti contenuti nella finanziaria per la difesa sono pochi e, qualora il centrosinistra dovesse vincere le elezioni, dovrà impegnarsi a «inserire finalmente come capitolo apposito di bilancio il finanziamento delle presenze militari italiane all’estero», ha aggiunto il segretario della Quercia. «Fin da questa finanziaria bisognerà segnare una piccola inversione di tendenza». A questo fine, Fassino garantisce «l’impegno dei gruppi parlamentari» del centrosinistra.

In conclusione Fassino ha sottolineato che «L’uso della forza è una eventualità che la politica non può escludere» ma solo come «extrema ratio, decisa da un organismo sovranazionale riconosciuto e su basi di legalità».

In questo senso, sempre nell’ambito di un multilateralismo necessario per dirimere le controversie internazionali, Fassino sottolinea la necessità della costruzione di «soggetti sovranazionali che abbiano una propria forza autonoma. Altrimenti sarà difficile dare al mondo quella governance globale di cui ha bisogno».

Un’altro cardine fondamentale per garantire sicurezza e stabilità al pianeta, il segretario Ds lo individua nel sostegno ai processi di secolarizzazione nelle società islamiche e nel processo di integrazione politica dei paesi dell’area balcanica e della Turchia nell’Unione Europea. Durante il suo intervento, Fassino pone poi l’accento sull’importanza di un solido rapporto transatlantico tra Europa e Usa, invitando l’America a guardare all’Unione Europea «in quanto unico soggetto politico istituzionale» e non solo come aggregazione di capitali diverse. Insomma, conclude Fassino, c’è in questo momento la necessità di un «forte protagonismo europeo», perché «dai problemi che ha di fronte, l’Europa non esce rinazionalizzando le politiche» bensì armonizzandole soprattutto in materia di politica estera e delle politiche di difesa.