Per il Partito Comunista del Brasile l’accordo con l’Iran rappresenta una vittoria antimperialista

Traduzione a cura della redazione di l’Ernesto online

Con questa risoluzione, il Comitato Centrale del Partito Comunista del Brasile (PCdoB) si pronuncia sul significato e le conseguenze dell’accordo tripartito – Brasile, Turchia e Iran. Per i comunisti del Brasile, questo accordo rappresenta una vittoria delle forze che difendono la pace, la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli, in cui la diplomazia brasiliana, sotto la guida del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, ha avuto un ruolo rilevante. Pieno di significati strategici, l’accordo si è trasformato in uno degli episodi più importanti che hanno coinvolto la diplomazia del paese negli ultimi anni, e la sua importanza va ben al di là della questione in sè.

Gli USA sotto il mandato di Barack Obama hanno definito come priorità della loro politica estera la questione nucleare e il mantenimento dell’oligopolio sul nucleare delle grandi potenze imperialiste; e hanno insistito sulla necessità di far approvare nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU nuove sanzioni contro l’Iran. L’azione del Brasile, insieme alla Turchia, cerca di neutralizzare la politica delle sanzioni e di sottrarre l’esclusiva dell’iniziativa politica agli Stati Uniti.

Con mosse audaci, il Brasile si confronta con l’imperialismo statunitense su almeno tre temi fondamentali della politica internazionale contemporanea: il conflitto in Medio Oriente e in Asia Centrale, il dominio e l’uso della tecnologia nucleare e la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Gli USA e i paesi imperialisti vivono un declino in vari campi e perdono forza nel sistema di potere mondiale. L’accordo di Teheran rafforza le tendenze all’emergere di un nuovo ordine internazionale, con un ruolo ancor maggiore di paesi importanti di America Latina, Asia e Africa nella lotta per il diritto alla pace e allo sviluppo nazionale, e per un mondo multipolare. Si rende evidente la necessità di riformare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, incorporando le forze che, oggi, sono essenziali nella ricerca di una vera soluzione pacifica ai conflitti contemporanei.

La reazione rapida e virulenta degli Stati Uniti all’accordo di Teheran è una dimostrazione di forza e un tentativo di recuperare l’iniziativa, con l’intenzione di riaffermare il proprio ruolo egemonico nell’attuale status quo. Gli USA hanno cercato di formare una maggioranza che approvi le sanzioni contro l’Iran nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Le forze progressiste e di pace devono lottare contro qualsiasi sanzione contro l’Iran. Da possibili sanzioni deriveranno solo sofferenze per il popolo iraniano. E’ chiaro che l’interesse degli Stati Uniti non è trovare un’uscita negoziata alla crisi in Iran, ma cercare di intralciare e impedire l’accordo di Teheran.

Gli obiettivi di Washington sono di carattere strategico, e si propongono di mantenere l’Iran nella condizione di bersaglio, di nemico da combattere, avvalendosi della politica delle sanzioni per destabilizzare il regime iraniano e avanzare nell’attuazione del progetto di “Grande Medio Oriente”, data l’importanza geopolitica della regione.

Nel caso dell’accordo di Teheran, gli USA sono stati smascherati, si è reso evidente che non sono realmente interessati agli accordi di pace, che sono decisi a esercitare il blocco e ad andare in guerra contro qualsiasi nazione sovrana che minacci politicamente, economicamente e militarmente la loro supremazia attuale in Medio Oriente, esercitata anche attraverso l’alleanza con Israele che, a sua volta, possiede armi nucleari e non ha mai firmato il Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari (TNP).

La difesa del dialogo che il Brasile ha assunto sulla questione iraniana si propone di evitare la ripetizione degli stessi fatti che hanno causato lo scoppio della guerra contro l’Iraq, in cui fu resa manifesta la falsità degli argomenti che accusavano questo paese di possedere armi di distruzione di massa.

Secondo quanto afferma il presidente Lula, ciò che il Brasile difende per l’Iran è ciò che difende per sé stesso, cioè, il diritto sovrano ad esercitare per fini pacifici l’autonomia scientifica e tecnologica in un’area strategica per lo sviluppo nazionale – il nucleare, in un momento in cui cresce la domanda per un suo utilizzo nell’agricoltura, nella medicina, nell’industria, specialmente quella farmaceutica, e come fonte alternativa di energia elettrica.

All’interno di questo contesto e nel mezzo della crisi politica attorno al programma nucleare iraniano, si rende evidente l’intenzione delle potenze nucleari imperialiste di limitare lo sviluppo tecnologico di altre nazioni, restringendo il mercato e il controllo dell’energia nucleare al proprio gruppo selezionato. L’intervento del Brasile sulla questione iraniana vuole impedire che nuovi ostacoli o barriere possano essere creati, in aggiunta a quelli esistenti. Dopo l’Iran, il Brasile potrebbe rappresentare uno dei prossimi bersagli dell’imperialismo.

Per il Brasile, detentore del ciclo completo di arricchimento dell’uranio e possessore della sesta maggiore riserva di questa risorsa naturale, è di interesse utilizzare l’energia nucleare a fini pacifici, aggiungere valore a questa risorsa naturale e creare le condizioni per partecipare al mercato dell’energia nucleare e generare ricchezza per il nostro popolo.

La difesa di un nuovo ordine internazionale basato sul rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, sulla difesa della pace e sul diritto allo sviluppo nazionale, si rafforza come una causa dal profondo carattere contro-egemonico e antimperialista. I comunisti brasiliani sono consapevoli che la lotta per un nuovo ordine internazionale non sarà costruita senza tensioni né reazioni da parte delle potenze imperialiste.

A livello nazionale, tali avvenimenti si riflettono nella competizione elettorale del 2010. Il nuovo ruolo internazionale del Brasile e l’azione diplomatica brasiliana che ha conquistato l’accordo di Teheran, sono risposte potenti ai settori dell’opposizione e ai monopoli mediatici che tentano, come ventriloqui dei centri di potere imperialista, soprattutto di Washington, di squalificare in ogni modo la politica estera indipendente sviluppata dal governo di Lula.

Di fronte a tali eventi, il Partito Comunista del Brasile riafferma il suo impegno nel movimento per la pace e contro la guerra imperialista e il suo fermo appoggio al governo del presidente Lula, alla sua politica estera, e mette in rilievo l’importanza strategica della continuità e dell’avanzata di questo progetto politico a partire da una nuova vittoria che deve essere conquistata nelle elezioni del 2010.

Il Comitato Centrale del PCdoB