Pensioni, la burla del Polo

I manifesti di Forza Italia e di An sono perentori: Berlusconi mantiene le promesse, dal 1° gennaio 2002 un milione al mese di pensione. Su quel milione continua un indecoroso balletto guidato dal ministro del Lavoro: una doccia scozzese per gli oltre 6 milioni di titolari di pensioni previdenziali e sociali, inferiori al milione al mese. Gli anziani che beneficeranno dell’aumento saranno poco più di 2 milioni. Lo stanziamento “fino ad un massimo di 4.200 miliardi” previsto in finanziaria esclude dall’aumento i 2/3 degli anziani. Per garantire il milione a tutti, i miliardi necessari ammonterebbero a 12 mila circa. La selezione, per stabilire gli aventi diritto, avverrà incrociando il reddito e l’età. Si sa con certezza che il reddito preso a riferimento è di 13 milioni in un anno. Lo scorso anno il Prc propose un aumento di 200mila lire mensili delle pensioni minime, ma il centro-sinistra bocciò la proposta. Se si vuole allargare la platea degli aventi diritto al milione al mese è necessario un consistente aumento dello stanziamento; l’elevamento del livello del reddito e il suo carattere individuale, l’abolizione del limite di età. Il togliere ai ricchi per dare ai poveri di questo moderno Robin Hood, consiste nel trattenere il 5% delle quote di pensione oltre i 20 milioni al mese; si tratta di poco più di 10 miliardi, pura demagogia. E’ iniziato in questi giorni il confronto governo e sindacati sui risultati della commissione Brambilla. I conti sono in “regola” anche se la “regola” è il frutto dei tagli operati con la legge Dini (1995) che superano i 10 mila miliardi ogni anno e si vanno a sommare ad altri 10 mila in conseguenza dei provvedimenti del governo Amato (1992).

Un modello da rinnovare

Sono “conti” che hanno lo scopo di ridimensionare e di colpire il sistema pensionistico pubblico. Il punto vero non è il “costo” delle pensioni ma la riduzione dei contributi versati dalle aziende che per questa via vogliono diminuite il costo del lavoro ed obbligare i lavoratori e le lavoratrici a versare parte del salario (Tfr – quote dai contratti) ai fondi di previdenza integrativa per alimentare il mercato finanziario.
I padroni guadagneranno due volte: pagano meno contributi e mettono le mani su quote importanti di salario. Inoltre è evidente che la deregolamentazione del rapporto di lavoro, i contratti individuali tipici o atipici, la spinta alla mobilità selvaggia fanno a pugni con un sistema pensionistico pubblico, universale, solidale.
Persino Cgil Cisl Uil tentennano e del resto hanno concordato la legge Dini che ha indebolito il sistema pubblico. Si presentano al confronto col governo senza una piattaforma rivendicativa. Si limitano a difendere la legge Dini e a chiedere al governo di non operare cambiamenti senza averli concordati. Cosa viene contrapposto al polo? Nulla. Via via che passano gli anni si andrà in pensione più vecchi e con pensioni più modeste. Rifondazione comunista ritiene che sia tempo di rivedere e modificare il sistema pensionistico in modo organico e innovativo, ma da un punto di vista dei pensionati, dei futuri pensionati.

Rifondazione contro

A nostro parere potrebbe basarsi su alcuni punti che si offrono alla discussione: un minimo vitale (misura non previdenziale) subordinata ad un determinato reddito individuale; un minimo di pensione ovviamente superiore al minimo utile ed una rimodulazione (annuale) delle attuali pensioni contributive; il massimo di pensione non può in nessun caso superare 10 volte quella minima; ogni anno di contributi versati compresi i periodi di malattia, disoccupazione produce un importo di pensione pari ad un quindicesimo di quella minima; modifica degli attuali limiti di reddito, la composizione del reddito, la titolarità; l’avvio di un finanziamento misto, una parte contributiva, un’altra proveniente dalla maggiore produttività: rapporto addetti-fatturato; il riesame dell’intera normativa per eliminare incongruenze, disparità, ingiustizie come le pensioni di anzianità e quelle connesse al reddito; un sistema di rivalutazione annuale delle pensioni che recuperi l’intero aumento del costo della vita.

Qualche proposta

I sindacati dei pensionati per quanto attiene gli anziani hanno avanzato alcune richieste, che condividiamo appieno, come l’istituzione di “un fondo nazionale per le persone non autosufficienti” con una prima dotazione di mille miliardi. Interessanti anche le proposte relative al “milione al mese” per quanto attiene il reddito e la differenziazione tra pensioni assistenziali e pensioni previdenziali. Mentre invece ci pare limitata la proposta di “miglioramenti del sistema di adeguamento delle pensioni” avendo come riferimento il Pil e non i salari. In ogni caso sono proposte importanti, rivendicazioni concrete che vanno sostenute da azioni di lotta.