Pensioni e Tfr, il tempo e il silenzio pesano

Al summit di Caserta sono seguite numerose dichiarazioni; poi c’è stata la cena a Palazzo Chigi, seguita da altre prese di posizione; ma sulle pensioni rimane l’impressione che non si stia procedendo in modo chiaro e che non si stia dando il giusto ordine di priorità alle questioni in campo.
Intanto, i tempi del confronto tra governo e parti sociali sembrano dilatarsi, andando ben oltre l’iniziale scadenza di marzo; ma quella scadenza comunque non può essere superata più di tanto, a meno di non arrivare ad accavallamenti con il prossimo Dpef e con la successiva fase d’impostazione della legge finanziaria: Considerando che, in mancanza d’interventi, almeno il famigerato «scalone» comunque scatterà dal primo gennaio del 2008, c’è il rischio che il confronto arrivi a qualche precipitazione improvvisa senza che l’opinione pubblica, e in particolare i lavoratori, possano essere consultati in modo adeguato.
L’altro elemento d’ambiguità continua ad essere dato dai contenuti del confronto e dall’ordine di priorità. Oltre allo «scalone» e agli «scalini», anche l’età di pensionamento, i coefficienti di trasformazione, la necessità di aumentare il grado di copertura e i trattamenti minimi sono temi che entrano ed escono a fasi alterne dall’agenda; ma intanto, con una decisione che ha addirittura anticipato l’applicazione prevista dalla riforma Maroni, il semestre per l’applicazione del silenzio-assenso è già scattato; e se, da un lato, sono ancora molti i punti oscuri, rimasti tali anche per i ritardi delle norme attuative, d’altro lato si accorcia il tempo per una adeguata diffusione dell’informazione e per una scelta consapevole dei lavoratori.
Il punto è che il trascorrere del tempo e la disinformazione giocano a favore del «silenzio» come scelta inconsapevole, che è la peggiore anche per chi voglia aderire alla previdenza complementare; infatti, aderire per l’inerzia del silenzio non solo preclude di scegliere il fondo più appropriato, ma esclude anche la possibilità di usufruire dei contributi aziendali.
Ma l’effetto principale della pratica più o meno consapevole del «silenzio» è il dirottamento irreversibile verso la previdenza complementare di tutto il flusso di risorse attualmente destinate al Tfr (per gli assunti prima del 1993, l’adesione ai fondi che non sia silente, ma dichiarata, può essere fatta anche apportando non necessariamente tutto, ma anche solo una parte del flusso del Tfr). La irreversibilità e la totalità del trasferimento (per di più senza scegliere il fondo e perdendo i contributi aziendali) contribuiscono a rendere il «silenzio» il comportamento più irrazionale – anzi, il più incosciente – per un lavoratore; e tuttavia rischia di diffondersi proprio per l’inerzia che lo favorisce se non ci sarà una adeguata campagna d’informazione.
Il meccanismo del silenzio-assenso rischia di tramutarsi in una vera e propria «trappola», specialmente se si tiene conto di un altro importante elemento, anch’esso oscurato dalla scarsa informazione. Attualmente se i lavoratorI vogliono cercare di migliorare la propria copertura pensionistica (che dopo 35 anni di contributi si prospetta inferiore al 50% dell’ultima retribuzione per un lavoratore dipendente e intorno al 35% per un parasubordinato) possono farlo solo scambiando il proprio Tfr (o tutto o niente per gli assunti dopo il 1993 e per i «silenti») con la previdenza privata; la quale, dunque, non diventerebbe affatto «complementare» ma «sostitutiva» rispetto ad una copertura adeguata. Ma cedere tutto il Tfr per aderire ai fondi, proprio per il ruolo sostitutivo che questi assumerebbero, renderebbe eccessivamente e irreversibilmente rischiosa la copertura pensionistica.
Purtroppo, nel recente iter che ha portato all’approvazione della Legge finanziaria alle forze della sinistra non è stato possibile introdurre da subito (come pure era previsto nel Programma dell’Unione) la facoltà d’ampliare la scelta previdenziale e di utilizzare il Tfr anche per aumentare la copertura pensionistica pubblica. Tuttavia, senza che la notizia abbia finora avuto adeguata diffusione, nel comma 760 è stato previsto che entro il 30 settembre 2007 il ministro del lavoro riferisca in parlamento non solo sulla diffusione della previdenza complementare, ma anche sulle condizioni tecnico-finanziarie per l’attuazione di quella proposta di allargamento dell’uso del Tfr per aumentare la contribuzione al sistema previdenziale pubblico.
Dunque, c’è un motivo in più e di grande peso per far attenzione a non cadere nella trappola del meccanismo automatico del silenzio-assenso e comunque per non aderire subito in maniera totalitaria e irreversibile ai fondi privati; mantenere la disponibilità del Tfr, oltre a non pregiudicare qualsiasi scelta attuale verso i fondi pensione, consentirà già nel prossimo autunno di allargare la possibilità d’impiego del risparmio previdenziale, includendo la facoltà di aumentare la copertura del sistema pubblico che rimane la più sicura, la meno costosa e anche la soluzione più confacente agli equilibri finanziari del nostro sistema economico.