Pene più lievi per chi smercia coca ed eroina

Le pene in appello degli spacciatori di droghe pesanti scendono. E’ il primo effetto dell’applicazione della nuova normativa sulla droga voluta fortissimamente dal Polo in chiusura di legislazione, tant’è che è stata inserita sotto forma di maxi emendamento in un decreto per le Olimpiadi. Fini precisò: «Era essenziale per la nostra maggioranza e per An arrivare a questo provvedimento che non vuole colpire i giovani tossicodipendenti ma gli spacciatori». Non sono trascorsi due mesi e accade che i giudici siano costretti a ricorrere a una definizione significativa: «La pena va riparametrata sulla base della legge più favorevole all’imputato». L’ultima.
Il legislatore ha inteso unificare la pena minima per lo spaccio di droghe leggere e pesanti. Per le prime è salita, per eroina e cocaina è scesa da 8 a 6 anni. Fatto ciò, si son messi i giudici in un vicolo cieco. Perché, lo chiarisce la seconda sezione della Corte d’appello torinese in una sentenza di pochi giorni fa nei confronti di un gruppo di spacciatori marocchini (alcuni dei quali arrestati a suo tempo per alcuni chili di eroina): «La rimodulazione delle pene impone di ricalcolare la sanzione inflitta… in base ai principi che la Cassazione ha ribadito di recente, con la sentenza del 12 dicembre 2005…» e richiamati nel progetto di Costituzione europea che recitano testuale: «Se successivamente alla commissione del reato, la legge prevede l’applicazione di una pena più lieve, occorre applicare quest’ultima».
In questo modo, se in primo grado la pena base era stata determinata in 8 anni, la riparametrazione si traduce in 24 mesi secchi in meno. Salvo tener conto dell’aggravante dell’«ingente quantità» (chili di droga): aumento di almeno la metà. Per questa via si risale a 9 anni di condanna. Ma, partendo da 8, sarebbero stati 12. Secondo effetto della nuova legge: più si colpiscono grossi trafficanti, anche le pene per costoro aumentano ma progressivamente di meno rispetto a prima.
Il legislatore doveva tener conto pure del meccanismo complessivo che governa il sistema penale: compresi i riti alternativi introdotti per incoraggiare la ragionevole durata dei processi; prevedono lo sconto automatico di un terzo della pena. In questo modo, il capo della banda di spacciatori marocchini di cui si parlava si è visto ricondannare a non più di 7 anni e 10 mesi. Dello stesso tenore numerose altre sentenze pronunciate dalle altre corti d’appello torinesi. Con l’eccezione di un pronunciamento della terza sezione che ha confermato la pena di primo grado, «pur in vigenza della nuova legge», in considerazione della «gravità del fatto»: 4 anni e 10 mesi per la detenzione di alcune decine di grammi di cocaina. Se ancora si doveva scendere…
Previsioni. Di un avvocato, Cosimo Palumbo, presidente della Camera penale: «Aumenterà l’entità delle condanne solo per lo spaccio di hashish e marijuana, stupefacenti che rendono meno ai trafficanti e neppure possono essere tagliati. Come invece accade per cocaina e eroina con decuplicazione del business criminale. Tutto il resto è demagogia». Gianfranco Burdino, sostituto procuratore generale ed ex presidente dell’Anm locale: «Si rischia la stessa pena con guadagni molti più rilevanti alle spalle per cocaina ed eroina». L’equiparazione fra traffico di droghe leggere e pesanti cambierà lo scenario del mercato criminale?