Pellegrinaggio per Saddam

Tra le tante «pietre miliari» degli ultimi tre anni e mezzo di occupazione americana dell’Iraq, quella di Domenica resterà negli annali non solo per la barbara uccisione dell’ex presidente Saddam Hussein ad opera dei suoi nemici nord-americani e filo-iraniani – che per il suo carattere settario, confermato ieri da un piccolo filmato amatoriale ricco di insulti e offese al condannato, ha suscitato lo sdegno di gran parte del mondo arabo, e di quello sunnita in particolare – ma anche per la morte del 3000millesimo soldato Usa – Dustin Donica, un ragazzone texano di 22 anni – anche lui vittima della lucida follia fondamentalista del presidente Bush. Presidente Bush che nelle prossime ora si appresterebbe ad inviare nell’inferno iracheno altri trentamila soldati. Naturalmente “solo per alcuni mesi”, sufficienti per stabilizzare la situazione”, nella illusione di schiacciare la resistenza irachena almeno nella capitale, e accelerare poi la realizzazione del progetto di una divisione del paese in tre mini-entità una curda, una sunnita e una sciita, in perenne conflitto tra di loro. Un passo che faciliterebbe il controllo Usa sul petrolio iracheno – da spartire in parte con l’Iran – e toglierebbe per sempre l’Iraq dalla mappa del conflitto arabo-israeliano. Un progetto nei confronti del quale anche negli Usa crescono però dubbi e malumore, rafforzati ieri dalle scene sconvolgenti dell’impiccagione di Saddam, prova provata che questi 3.000 soldati sono morti non in nome della democrazia ma della barbarie di abu Ghraib, del napalm, del fosforo bianco, delle stragi e delle forche. E proprio a questi 3.000 ragazzi americani il New York Times ha dedicato nel giorno di Capodanno quattro pagine con le foto degli ultimi mille soldati tornati dall’Iraq in bare avvolte dalla bandiera a stelle e strisce. Ma il presidente Bush non sembra destinato a rispondere agli interrogativi dell’opinione pubblica del suo paese: l’accelerata e brutale impiccagione di Saddam Hussein, il fermo e dignitoso comportamento dell’ex leader iracheno messo a confronto con la brutalità dei suoi aguzzini prezzolati, l’assalto ieri agli uffici di uno dei pochi leader sunniti che si sono prestati a partecipare al gioco truccato del processo politico a Baghdad, Salah al Mutlaq, con l’uccisione di almeno dei persone e la distruzione dei locali del suo partito, il «Dialogo Nazionale Iracheno», la chiusura a Baghdad dell’unica televisione indipendente, e per questo la più popolare «al Sharkiya», colpevole di appartenere all’uomo di affari sunnita Saad al Bazzaz e di criticare gli squadroni della morte filo-iraniani, hanno fatto giustizia nelle ultime ore di tutte le chiacchere sui progetti Usa di «coinvolgere i sunniti» e rilevanti settori di coloro che sono contrari all’occupazione in una qualsiasi «exit strategy». Non vi sono dubbi che il premier al Maliki firmando venerdì notte la condanna a morte di Saddam – senza ottenere l’approvazione, prevista dalla legge, dell’intero «Consiglio presidenziale» composto da un curdo, un sunnita e uno sciita – abbia firmato anche la condanna a morte sua, del suo governo e della stessa occupazione americana dell’Iraq. Il corpo di Saddam Hussein, sepolto domenica all’alba nella frazione natale di Awja, dove era nato 69 anni fa, nei pressi di Tikrit, è in poche ore divenuto oggetto di un continuo pellegrinaggio di cittadini provenienti da ogni parte dell’Iraq. Nella vicina Tikrit, patria dell’eroe arabo Salah ed Din, il «liberatore di Gerusalemme», e una volta fiorente centro cristiano, sono state innalzate decine di tende, addobbate con gigantografie di Saddam Hussein e bandiere irachene, in cui migliaia di persone in lutto, tra cui molte donne e bambini, hanno reso omaggio alla memoria del loro leader e hanno partecipato alla lettura del Corano. Lo sdegno diffusosi non solo in Iraq ma anche nell’intera regione per l’impiccagione del leader iracheno, fatta coincidere esattamente con l’inizio della festa musulmana del sacrificio, è cresciuto ieri in seguito alla diffusione di un video amatoriale, girato con un telefonino, nel quale si vede e si sente tutto quel che il filmato ufficiale dell’esecuzione aveva nascosto: non solo le invocazioni ad allah negli ultimi istanti della vita del condannato e l’appello agli iracheni a «restare uniti contro gli occupanti americani e iraniani» ma anche il fatto che gli esecutori della condanna erano tutti membri delle milizie sciite filo-iraniane al governo, in particolare di quella del leader sciita radicale Moqtada al Sadr, che hanno insultato il condannato sino al momento estremo. Quest’ultimo, prima di recitare l’ultima preghiera, si sarebbe rivolto a loro dicendo, con un sorriso sarcastico «E’ questa la vostra umanità?». Intanto la direzione del partito Baath avrebbe nominato Izzat Ibrahim al-Duri, l’ex vicepresidente superricercato dagli Usa, «presidente legittimo dell’Iraq».