Pdl avanti, il Pd sale Ma solo uno su tre sa già chi votare

Gli ultimi sondaggi mostrano una sostanziale conferma del quadro già emerso nelle scorse settimane: il Pdl mantiene il suo vantaggio, anche se lo vede in parte diminuire a causa dell’accrescimento relativo dei consensi per il Pd. La distanza tra Berlusconi e Veltroni è stimata in misura diversa a seconda delle differenti date di rilevazione e dei vari istituti di ricerca e oscilla da un massimo del 10,1% (Crespi, 3 marzo) a un minimo del 5% (Swg, 27 febbraio). Peraltro, l’entità vera del vantaggio è ardua da stimare con precisione, in quanto questo genere di sondaggi comporta un margine di approssimazione statistica dell’ordine del 2-3%.
Il risultato finale dipenderà soprattutto dalle scelte degli indecisi. Che sono molti. A tutt’oggi solo il 30% circa dell’elettorato dichiara di avere stabilito in modo definitivo e senza esitazioni il proprio voto. Questa percentuale — che potremmo chiamare dei «certi» o «fedelissimi» — varia però di partito in partito. È più alta a destra, prima di tutto nel Pdl che conta la quota massima di voti «certi» (39%), e poi nella Destra (31%); assume valori medi nella Sinistra Arcobaleno, nella Lega e nel Pd. Ed è più bassa nell’Idv e, specialmente, nell’Unione di Centro, i cui elettori sono potenzialmente più infedeli.
Tra i restanti elettori, solo il 20% circa dichiara di essere totalmente indeciso sul comportamento da tenere il prossimo 13 aprile: molti finiranno probabilmente con l’astenersi.
La maggioranza assoluta degli italiani, viceversa, è già in qualche modo orientata verso un partito, ma, al tempo stesso, non è ancora sicura della scelta. Tanto che dichiara di «prendere in considerazione» anche altre forze politiche, riservandosi la decisione finale negli ultimi giorni. Di solito, si è indecisi tra due o tre partiti. Ma il 18% dell’elettorato dichiara di «prendere in considerazione» addirittura quattro o più partiti.
Nella gran parte dei casi, l’indecisione è limitata all’interno dei singoli segmenti del continuum sinistra-destra. Così, il 37% degli elettori del Pd «prende in considerazione» anche la Sinistra Arcobaleno e il 45% dichiara la possibilità di votare per Di Pietro. Sul fronte opposto, il 28% dei votanti per il Pdl «prende in considerazione» la Lega Nord e il 20% valuta la possibilità di optare per la Destra.
Ma c’è anche chi è oggi ancora indeciso se votare l’uno o l’altro schieramento: si tratta di una quota limitata di elettori, ma tale da incidere significativamente sull’esito finale. Così, quasi il 7% degli attuali votanti per il Pd «prende in considerazione» il Pdl e una percentuale ancora maggiore — l’11% — degli elettori «certi» del Pdl «prende in considerazione» il Pd.
La mobilità potenziale è dunque ancora assai ampia e lascia spazio a diversi possibili mutamenti nel quadro definito sin qui. Ma l’esito vero della consultazione dipenderà non solo e non tanto dai risultati a livello nazionale qui ipotizzati, quanto da quelli relativi alle singole regioni. Sono questi infatti, a determinare il numero dei senatori di ciascun partito ed è al Senato che si giocherà la vera partita sulla tenuta del governo. I primi studi sul possibile risultato nelle singole regioni mostrano un vantaggio per il Pdl, la cui numerosità però rischia di essere esieua. Si prospetta, insomma, la possibilità di uno scenario simile a quello che caratterizzò il passato governo Prodi. Tutto dipenderà dall’entità della vittoria del Cavaliere.