Pavia, aggressione fascista, l’ennesima di una lunga serie

«Si sono accostati con la macchina. Una ragazza è scesa e a preso schiaffi la mia compagna, altri due mi hanno circondato tirando fuori il coltello. Urlavano: ti facciamo a fettine, questa volta non scappi». Erano le otto di sera e Mauro Vanetti e la sua compagna erano appena tornati da Milano. Gli scontri della manifestazione dell’11 marzo promossa da alcuni centri sociali, li avevano appena sfiorati, erano in giro a fare altre cose. I loro aggressori, invece, secondo le testimonianze, erano reduci dalla manifestazione, o meglio, dalla parata mussoliniana promossa da Fiamma sempre sabato. E mentre i clamori degli assurdi incidenti intasavano le agenzie stampa, a pochi chilometri, si consumava l’ennesima violenza, silenziosa e vile solo come “le squadracce” sanno fare.
«Erano le otto e mezza di sera. Mi hanno riconosciuto – dice ancora Mauro, 26 anni coordinatore dei giovani comunisti a Pavia – erano galvanizzati, sovraeccitati. Forse era l’effetto della radunata. La compagna che era con me ha spruzzato uno spray urticante e siamo scappati. Fortunatamente eravamo attrezzati». Di necessità virtù; del resto la vita, per Mauro, non è facile o meglio, «in questa città non è facile per nessun comunista» come dice lui. A Pavia è presente da anni un gruppuscolo di naziskin, legati al Veneto Fronte Skinheads (dal ’91 candidato a veicolare l’ondata xenofoba e razzista in Italia), prima facenti parte di Forza Nuova e dal 2004 alla Fiamma Tricolore di Romagnoli, oggi alleata di Berlusconi nella corsa al Viminale. 11 di questi neonazisti sono stati condannati in vari processi per numerosissimi atti violenti tra cui l’assalto del 28 marzo 2003 al centro sociale Barattolo. «I personaggi che hanno provato ad uccidermi li conoscevo già – prosegue Mauro – Sono da poco stati condannati ad un anno e mezzo per l’aggressione al centro sociale». E non era un fatto isolato: le cronache degli anni precedenti abbondano di aggressioni alle “zecche”, ai centri sociali a militanti di Rifondazione, ma anche a semplici ragazzi vestiti in maniera diversa. Durante le loro manifestazioni la città veniva posta sotto assedio. «Una situazione pericolosa che ha costretto anche la prefettura ad un giro di vite sulle manifestazioni neofasciste, prima troppo tollerante». La questione ha investito direttamente anche il ministro degli Interni Pisanu, attraverso una interrogazione presentata dal senatore Luigi Malabarba nel 2004. Violenze e agguati fortunatamente conclusi non in maniera tragica anche se questa volta poteva andare diversamente: «Hanno preso a calci la macchina tentando di sfondare i vetri. Ci hanno inseguito fino ad una pizzeria dove ci eravamo rifugiati. I proprietari ci hanno nascosto in una sala al piano di sotto. Eravamo terrorizzati. Con l’arrivo dei carabinieri, il coltello era sparito ma hanno continuato a minacciarci, sostenendo poi, che eravamo stati noi gli aggressori». Solita storia, dunque, soliti criminali con precedenti penali di cui ora la magistratura dovrà nuovamente occuparsi dopo la denuncia presentata ieri da Mauro e la sua compagna. «Abbiamo paura, devo essere sincero, ma non possiamo fermarci. La via giudiziaria è la miglior risposta alla violenza criminale e al tentativo di ridurre tutto ad una storia tra bande».

Dall’inizio dell’anno, sono 36 le aggressioni riconducibili ad estremisti di destra, sei nel solo mese di marzo. Una rinata vitalità collegata al clima elettorale, contro cui le forze dell’ordine sembrano incapaci di provvedere, e allo sdoganamento nella politica italiana, ottenuto con l’accordo nella Cdl. E mentre gli inquirenti saranno impegnati ad individuare le responsabilità degli scontri di Milano, in molti continueranno a chiedersi perché “certa gente” continua a manifestare liberamente.