PASSI AVANTI PER LA LISTA COMUNISTA E ANTICAPITALISTA

Quattro ore nella sede dei socialisti di Nencini a piazza san Lorenzo in Lucina per una riunione decisiva. In cui alla fine gli «sherpa» di Sinistra democratica, ex Prc «vendoliani», Ps e Verdi trovano un’intesa di massima. Anche se soprattutto il Sole che ride appare molto diviso e dovrà decidere l’adesione formale in un consiglio federale «autoconvocato» in cui lo scontro non mancherà.
Per ora, però, il nuovo logo a sinistra del Pd è praticamente definito e restano da sistemare solo i dettagli grafici. L’accordo politico raggiunto tra Loredana De Petris (Verdi), Gennaro Migliore (Mps), Marco Fumagalli (Sd) e Riccardo Nencini (Ps) prevede la scritta «Sinistra per le libertà» (sic) che campeggerà al centro, in rosso. Attorno un triciclo di simboli: in alto ci sarà quello del Sole che ride (necessario per non raccogliere le firme elettorali) e sotto, ai lati, quelli del Pse (socialisti europei) e del Gue (sinistra europea).

E’ fatta? No, a tenere tutti col fiato sospeso ci pensa il Sole che ride. Domani l’esecutivo ambientalista dovrà approvare l’intesa e portarla, domenica, in un consiglio federale che si annuncia incandescente. Le opposizioni alla strategia di Grazia Francescato non mancano. E si sono saldate nella richiesta di autoconvocazione per domenica di ben 56 membri sui circa 100 del consiglio. Un fronte eterogeneo ma irriducibilmente contrario alla confluenza nella sinistra che va da Marco Boato all’ex capogruppo Angelo Bonelli fino alla sinistra ambientalista veneta di Gianfranco Bettin e agli emiliani di Daniela Guerra.
I timori, non del tutto infondati, sono che il simbolo unitario alle europee preluda alla confluenza del Sole che ride nel nuovo partito-soggetto politico della sinistra. Al fondo, è lo stesso bivio che paralizzò per mesi «la Sinistra-l’Arcobaleno» e che a cose fatte non contribuì granché a fare chiarezza. Non ha certo rasserenato gli animi, per esempio, che la settimana scorsa nel Lazio i gruppi consiliari dei Verdi in regione e provincia siano confluiti nel gruppo unico della Sinistra «senza nessuna discussione nazionale», accusa Angelo Bonelli. «Io sono favorevole a un’alleanza elettorale che punti a fondare un nuovo centrosinistra – avverte l’ex capogruppo – non all’ennesimo partito di sinistra». Da qui la proposta di una lista «per la democrazia» molto simile, a prima vista, all’appello pubblicato dal manifesto.
O almeno così la pensa un Verde di «sinistra» come Gianfranco Bettin: «La proposta unitaria lanciata dal vostro giornale va accolta subito – spiega – è nello spirito originario del nostro movimento, che dovremmo mettere a disposizione come puro strumento di servizio organizzativo – raccolta firme, ufficio stampa, etc. – per un’operazione larga in grado di essere utile al di là dei partiti che ci sono». Una sorta di «Unione per la democrazia», come la chiama Bettin, che si può fare subito, da domani. Per questo, dice, voterà contro il simbolo «a triciclo»: «Così come ce l’hanno proposto è un collage, un carnevale di simboli che rischia perfino di confondere tutto e tutti». Eppure ormai il dado è (quasi) tratto e già si inizia a parlare di liste. I partiti potrebbero fare un passo indietro ricandidando solo alcuni degli europarlamentari uscenti (tra questi, per esempio, i capidelegazione Fava, Musacchio e Frassoni).

Sempre a sinistra intanto si registra qualche passo in avanti per la lista «comunista e anticapitalista» del Prc. Le aree «comuniste» di Claudio Grassi e Fosco Giannini si sono spese come matte per un riavvicinamento col Pdci che ora però dovrà misurarsi davvero nelle prossime ore. Anche qui è spinoso il nodo del simbolo. Scontata e ovvia la falce e martello, si tratta di garantire alle varie forze che vi aderiranno che non si tratterà di un assorbimento dentro Rifondazione ma di «un’alleanza aperta e plurale». «Non è una lista dei [soli] comunisti – spiega Giannini, leader dell’Ernesto – ma uno strumento aperto a movimenti, associazioni e a tutti i comitati di lotta di questo paese, da Camp Derby alla Tav alle servitù militari in Sardegna». Anche per Giannini, come per Grassi, i segretari dovrebbero essere candidati: «Se pensiamo che si tenta di formare un regime fascista certo che devono essere in lista».
Su questo fronte dialogo avviato infine anche con la Sinistra critica (ex Rifondazione) di Salvatore Cannavò e Franco Turigliatto. «Abbiamo esposto a Ferrero le nostre condizioni – spiega Cannavò – per noi va bene il simbolo di Rifondazione ma deve essere chiaro che si tratta di un’alleanza, perché i progetti politici di fondo sono diversi». In sostanza, viste le dimensioni del logo sulla scheda (4 cm) si potrà dare spazio alla fantasia con scritte e riferimenti di partito attorno agli storici simboli del lavoro. Difficile ma non impossibile.