Partito democratico Un elettore su cinque sta con chi ha sfilato

Tre milioni e mezzo di persone si recano a votare per le primarie del Partito democratico. Mezzo milione partecipa alla manifestazione di Alleanza nazionale. Ancora, un milione protesta contro l’accordo sul welfare. Si tratta di una serie significativa di mobilitazioni, segno di una partecipazione politica particolarmente elevata, perfino per il nostro Paese.
I motivi sono molteplici. Tra i più rilevanti c’è certo, la voglia di esserci in prima persona, di prendere parte, nel caso delle primarie del Partito democratico, alla costruzione di un nuovo soggetto politico. Anche se, per la verità, un segmento non esiguo dei votanti per la costituente del Partito democratico può essere stato mosso, specie in alcune regioni ove l’afflusso è stato maggiore, anche dalla prospettiva dei nuovi spazi di potere e di relazione che la formazione di una forza politica porta inevitabilmente con sé.
Ma nello spingere a partecipare ha avuto soprattutto un ruolo importante il desiderio di cambiamento, di rinnovamento, talvolta radicale dell’attuale scenario politico. La caratteristica nuova, tipica di questa fase, è che la protesta va spesso al di là della appartenenza di partito e talvolta perfino contro di essa. Ad esempio, una parte dell’entusiasmo partecipativo per il Partito democratico è stato manifestato da quello stesso pubblico che aveva aderito alle manifestazioni promosse da Grillo. E almeno il 20 per cento degli elettori attuali del Pd simpatizza per i manifestanti contro il protocollo sul welfare.
Alla luce di un così complesso mix di motivazioni e di un intreccio così frammentato e contraddittorio di giudizi, ci si può chiedere se e quali effetti sull’opinione pubblica abbiano avuto tutte queste mobilitazioni. Il quadro generale appare, per la verità, immutato, almeno nei suoi tratti salienti: il centrodestra è tuttora in netto vantaggio e il governo continua a subire la sfiducia della maggioranza, anche se, dopo il crollo di fine agosto, le valutazioni positive hanno visto una lieve crescita.
Nonostante questa stabilità, si registra negli ultimi giorni – anche per effetto dell’insieme differenziato di motivi che hanno spinto alla partecipazione – una sensibile crescita di intenzioni di voto per il PD. Che ha conquistato il consenso di una significativa quota di nuovi elettori, proveniente sia da altri partiti di centrosinistra, sia dagli indecisi, sia in parte, seppur contenuta, dallo stesso centrodestra.
Ma lo scenario complessivo appare suscettibile di mutamenti, anche rilevanti. Sia perché, come si è detto, la mobilitazione dei cittadini è spesso trasversale alle affiliazioni politiche. Sia perché, specie in occasione di eventi a grande rilievo mediatico, le opinioni tendono a registrare variazioni anche sensibili, dettate dall’emotività del momento, ma, in certi casi, destinate a rientrare dopo qualche tempo. In realtà, l’esito della straordinaria mobilitazione politica che il nostro paese sta vivendo in questo periodo è oggi imprevedibile. E dipende soprattutto da ciò che faranno e diranno nelle prossime settimane i principali attori politici, in primo luogo Walter Veltroni.