Partito Comunista Portoghese: si accentua la crisi del capitalismo, cresce l’esigenza della lotta

Della risoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese, riunitosi il 27 e 28 giugno 2010, proponiamo il capitolo sulla situazione internazionale, che si sofferma in particolare sugli sviluppi della crisi che stanno vivendo i paesi dell’Unione Europea

Traduzione a cura de l’Ernesto online

La situazione internazionale continua ad essere segnata dall’aggravamento della crisi del capitalismo, da una violenta offensiva contro le condizioni di vita e i diritti dei lavoratori e contro la sovranità dei popoli. Di fronte alle contraddizioni e ai limiti del capitalismo è sempre più evidente il proposito delle classi dominanti di imporre, con la forza se necessario, una profonda regressione sociale che faccia leva su una drastica riduzione del costo della forza lavoro. Ma è anche segnata dalla crescita della resistenza e della lotta in numerosi paesi, il che dimostra che, nonostante un rapporto di forze sfavorevole ai popoli e al campo progressista e rivoluzionario, l’imperialismo non ha le mani libere per imporre i suoi obiettivi.

Il Comitato Centrale esprime preoccupazione di fronte alla continuazione del militarismo e al pericoloso aggravamento dei focolai di tensione e di guerra, in particolare in Medio Oriente, Asia Centrale e Penisola di Corea, e riafferma la sua solidarietà a tutti i popoli che resistono all’ingerenza e alle aggressioni dell’imperialismo. Lancia l’allarme anche per le gravi e crescenti violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali, tra cui risaltano le persecuzioni anticomuniste particolarmente gravi nell’Europa dell’Est, e per l’avanzata delle forze populiste, xenofobe e di estrema destra, che sfruttano demagogicamente l’aggravamento della situazione sociale e delle imposizioni sopranazionali dell’UE.

Le più recenti notizie sulla NATO e i preparativi del Vertice di questa organizzazione aggressiva, in agenda per il mese di novembre in Portogallo, confermano che attorno alla revisione della sua “concezione strategica” stiamo assistendo ad un importante e pericoloso salto qualitativo nella concertazione e nell’aggressività dell’imperialismo. Profondamente impegnato nella lotta per il disarmo e in difesa della pace, il Comitato Centrale del PCP rivolge un appello a partecipare alla manifestazione della campagna “Pace Si! NATO No!” in programma il 20 novembre a Lisbona.

Il Comitato Centrale saluta la resistenza dei lavoratori e dei popoli all’offensiva del capitale e dell’imperialismo e in particolare le lotte sindacali e popolari che hanno avuto luogo in praticamente tutti i paesi dell’Unione Europea contro le misure cosiddette di “risanamento finanziario” degli Stati, che mirano a far pagare ai lavoratori e ai popoli le colossali iniezioni a sostegno del sistema bancario e speculativo. Il PCP si impegnerà a rafforzare la cooperazione e l’azione comune dei partiti comunisti, delle forze progressiste, dei lavoratori e dei popoli nella lotta per far arretrare e per sconfiggere l’offensiva in corso e aprire la strada ad alternative di sovranità, progresso sociale e pace.

L’evoluzione della situazione in Europa conferma le previsioni del PCP in merito alle nefaste conseguenze per il Portogallo della sua adesione alla CEE 25 anni fa e ai gravi pericoli che rappresentano per il paese – il suo sviluppo democratico, la sua sovranità e lo stesso regime democratico – le imposizioni dell’Unione Europea che si articolano nella politica sottomissione nazionale delle classi dominanti e dei partiti al loro servizio PS, PSD e CDS-PP. Conferma l’enorme gravità del salto nell’integrazione comunitaria, costituito dall’adesione alla moneta unica, a cui solo il PCP si è opposto. Conferma anche le analisi del PCP sulla natura di classe dell’Unione Europea in quanto progetto del grande capitale e delle grandi potenze in contraddizione con le reali esigenze di progresso sociale e la necessaria cooperazione tra popoli e paesi sovrani ed eguali in diritti. La grave crisi che oggi attraversa l’Unione Europea, la contraddizione sempre più stridente tra i proclamati obiettivi di sviluppo, coesione e giustizia sociale e i brutali programmi di aggiustamento di bilancio imposti alla Grecia e ad altri paesi, l’evidenza del ruolo egemonico e prepotente della Germania e la sua subordinazione alla strategia aggressiva degli USA e della NATO, smascherano il carattere demagogico di decenni di propaganda “europeista”.

La realtà conferma la giustezza della previsione del PCP, contrario all’adesione del Portogallo alla CEE e ai trattati che la hanno accompagnata, e rafforza le ragioni della lotta del PCP contro l’Europa dei capitali e per un’Europa di progresso, pace e cooperazione. Tanto più in quanto la crisi dell’Unione Europea viene evocata, non per cambiare strada rispetto al liberalismo, al militarismo e al federalismo che ne stanno all’origine, ma per un inaccettabile e pericoloso balzo in avanti nel processo di integrazione capitalista, di centralizzazione autoritaria del potere in un direttorio delle grandi potenze guidato dalla Germania e al servizio delle sue ambizioni imperialiste. E’ in questo senso che opera la propaganda servile del “più Europa”, della creazione di un “governo economico” e anche di un “governo politico” europeo a scapito della sovranità degli Stati. Nello stesso senso vanno anche le decisioni del Consiglio Europeo del 17 giugno, con l’approvazione della cosiddetta strategia “Europa 2020”, il rafforzamento delle costrizioni e delle sanzioni associate al “Patto di Stabilità e Crescita”, l’analisi preventiva dei bilanci nazionali e altri orientamenti e misure apertamente contrari alla sovranità degli Stati. Il Comitato Centrale respinge tali orientamenti e misure e denuncia la complicità del Governo e dei partiti di destra nell’approfondimento di questa politica che aggrava la dipendenza del Paese e compromette ancora di più la sua indipendenza nazionale.