Parigi, sull’Anp pioggia di dollari per isolare Hamas

Aiuto economico, ma anche intervento politico. Si è svolta ieri a Parigi la conferenza dei donatori per la Palestina, a cui hanno partecipato 68 paesi. L’obiettivo del presidente Mahmoud Abbas era di arrivare a un finanziamento di 5,6 miliardi di dollari. Il risultato, 7,4 miliardi di dollari in tutto, supera le aspettative. In caso contrario, aveva avvertito Abbas, i palestinesi rischiavano «la catastrofe totale».
I donatori si sono mossi su due registri: raccogliere finanziamenti, un mese dopo la ripresa dei contatti tra palestinesi e Israele con l’incontro di Annapolis, e influire sulla direzione politica della Palestina, cioè isolare Hamas. Abbas, che ieri non ha mai nominato Hamas ma ne ha fatto riferimento definendo i dirigenti di Gaza «golpisti », ha chiesto aiuto alla comunità internazionale, perché «senza il contributo in liquidi che permetta al Tesoro palestinese di svolgere il proprio ruolo, ci troveremo di fronte una catastrofe totale in Cisgiordania e a Gaza».
La conferenza dei donatori, co-presieduta dall’ospite Nicolas Sarkozy, dalla Commissione europea, dalla Norvegia (che dal ’92 è alla testa del «comitato di collegamento ad hoc ») e da Tony Blair, ormai inviato speciale del quartetto per il Medioriente, si è conclusa con la concretizzazione di una serie di contributi finanziari e con delle promesse di sostegno – a Abbas – in vista della fondazione di uno stato palestinese. La Francia darà 300 milioni di dollari, come la Germania e il Kuwait.
Per Condoleezza Rice, la conferenza di ieri era «l’ultima speranza» : gli Usa hanno promesso 550 milioni, il più grosso contributo Usa ai palestinesi (ma il grosso deve ancora essere approvato dal Congresso), il Giappone 150 milioni. La Russia – ed è un segno politico – solo 10 milioni. Sarkozy propone, «quando sarà venuto il momento», di costituire una forza internazionale in appoggio a i servizi di sicurezza palestinesi. «L’Anp si è impegnata ad assicurare il rispetto della legge e dell’ordine – ha detto Sarkozy – i servizi palestinesi devono riformarsi, diventare più professionali. Parallelamente, Israele deve ritirarsi dalla Cisgiordania. La comunità internazionale deve portare il proprio aiuto alla difficile realizzazione di questo obiettivo». E’ la stessa posizione della Banca mondiale, dell’Fmi e dell’Ue. Il presidente del Fmi Strauss-Kahn, ha insistito sulla necessità di togliere «gli sbarramenti» da parte di Israele (ce ne sono 550 nella sola Cisgiordania), per evitare di soffocare economicamente i territori. Per la commissaria europea alle relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner, «abbiamo bisogno della cooperazione di Israele per garantire la libera circolazione delle merci e delle persone nella regione». La ministra degli esteri israeliana, che ha partecipato alla conferenza al centre Kléber, ha concesso che «malgrado le difficoltà siamo pronti a rispettare gli obblighi, compreso quel che concerne le attività di insediamento».
Il principale donatore resta l’Ue. La Commissione ha promesso 639,4 milioni di dollari supplementari (440 milioni di euro), ma vuole «condividere il fardello» con altri donatori, in particolare i paesi arabi. Nel 2007, i 27 paesi della Ue (Commissione e aiuti bilaterali) hanno versato circa un miliardo di dollari ai palestinesi. Ma ora la Commissione vuole controllare meglio l’utilizzo dei soldi. Dal mese di febbraio, un nuovo programma – «Pegase», programma palestino-europeo di gestione dell’aiuto socio-economico – dovrebbe sostituire il «Mit» (meccanismo internazionale temporaneo) in atto da metà 2006 per sostenere l’Anp dopo la vittoria di Hamas. Pegase interverrà non più solo per il pagamento degli stipendi dei 160mila funzionari (di cui 67mila a Gaza), ma anche per la governance, gli aiuti sociali, lo sviluppo economico e le infrastrutture. «Passiamo dall’aiuto d’emergenza allo sviluppo a lungo termine» ha precisato Ferrero-Waldner.