Parigi, la rivolta fa il primo morto

I responsabili politici cominciano a farsi prendere dal panico, dopo l’undicesima notte di violenze: 1295 auto bruciate, varie scuole messe a fuoco, 34 poliziotti feriti, tra cui due con spari da arma da fuoco, a Grigny, nella banlieue parigina, due chiese cattoliche sono state oggetto di attacchi, a Sète e a Lances, e i vescovi, riuniti a Lourdes, hanno espresso la loro «viva preoccupazione», mentre l’Uoif, organizzazione vicina ai Fratelli musulmani, è intervenuta lanciando una fatwa contro le violenze. Ed è arrivato anche il primo morto: un uomo di 60 anni, che era stato aggredito da un giovane venerdì scorso a Stains, nei dintorni di Parigi, è deceduto ieri in ospedale. Il sindaco di Stains, del Pcf, ha convocato una manifestazione silenziosa, ieri sera, sul luogo dove Jean-Jacques Le Chenadec era stato aggredito. La rivolta è ormai forte anche nelle periferie di Marsiglia, Tolosa, Saint-Etienne e Lilla, mentre incidenti analoghi a quelli francesi si sono verificati a Berlino e a Bruxelles. Ieri sera, i primi incidenti erano già segnalati a Tolosa, dove un autobus è stato attaccato. Mentre il sindaco neo-gollista di Raincy, Eric Raoul, ha decretato il coprifuoco dall’una del mattino all’alba per i minorenni. Alcuni deputati dell’Ump si apprestano a presentare oggi un proposta di legge anti-sommossa, per permettere di ristabilire l’ordine pubblico. Il ministro della giustizia, Pascal Clément, afferma che la rivolta ha «cambiato natura» dopo gli spari con arma da fuoco contro i due poliziotti. «Fino a ieri era violenza urbana – afferma – ma adesso è sommossa». Promette «pene più severe» e processo per direttissima alle centinaia di persone già arrestate: «Nulla sarà tollerato». Domenica Jacques Chirac, che è molto criticato per essere intervenuto in ritardo e troppo poco, come se non avesse preso la misura della gravità della situazione, ha affermato che «la prima priorità» è «ristabilire la sicurezza e l’ordine pubblico». Il ministro degli esteri, Philippe Douste-Blazy, ieri a Bruxelles, in risposta alle messe in guardia ai turisti fatte da paesi come gli Stati uniti, il Canada, l’Australia o la Russia, ha ribadito che «la Francia non è un paese pericoloso e razzista». Ma gli imprenditori cominciano a inquietarsi seriamente sulle conseguenze economiche delle distruzioni, che per alcuni potrebbero portare la recessione. Per la presidente del Medef (la Confindustria francese), Laurence Parisot, la Francia pagherà «gravi conseguenze economiche».

I politici stanno perdendo il sangue freddo. Non è solo più l’estrema destra – Martine Le Pen per il Fronte nazionale e Philippe de Villiers per il Mpf – a chiedere l’imposizione dello stato d’emergenza. Ieri il deputato Ump Jacques Myard ha chiesto al governo di imporre il coprifuoco. Il sindaco socialista di Noisy-le-Grand, che ha subito l’incendio di un’ala dell’ospedale psichiatrico, chiede l’intervento dell’esercito: «Per un socialista dire che deve intervenire l’esercito – spiega – è una constatazione di fallimento assolutamente inimmaginabile. Ma non si può lasciare la gente così. Mi chiedo se c’è ancora uno stato in questo paese». Nicolas Sarkozy, che è sotto accusa per aver gettato olio sul fuoco con le sue affermazioni irresponsabili, era ieri a Evreux, per portare sostegno a poliziotti e pompieri, bersaglio dei giovani in rivolta. Ne ha approfittato per rilanciare la tesi del «complotto» che ci sarebbe dietro gli atti di violenza, anche se è stato prontamente smentito dal direttore degli affari criminali, Jean-Marie Huet, che esclude che ci sia un coordinamento tra le diverse azioni violente, e dal direttore generale della polizia, che afferma che l’escalation è dovuta a «uno spirito di competizione» tra bande di banlieue. «Sarete sostenuti come si deve – ha invece ribadito Sarkozy a Evreux – queste violenze non hanno nulla di spontaneo».

Nella notte tra domenica e lunedì sono bruciate alcune scuole, una materna a Nantes, una elementare a Strasburgo, due altre a Saint-Etienne e un nido a Saint-Maurice, nella periferia parigina. Ma anche un centro sociale a Aulnay-sous-bois, un centro delle imposte a Trappes, un magazzino farmaceutico a Suresnes e alcuni commissariati a Clermont-Ferrand, Nimes e Perpignan. La popolazione dei quartieri comincia ad auto-organizzarsi in reti di auto-difesa. Sos Racisme ha proposto una fascia bianca da mettere sul braccio a chi vuole adoperarsi come mediatore, mentre per esempio a Grigny, gli insegnanti della scuola materna si danno il cambio per non abbandonare mai le aule. Alcuni commercianti in certi quartieri organizzano delle ronde perché non si sentono difesi dalla polizia. «Siamo costretti a fare il lavoro della polizia – dice un’insegnante di Grigny – ma l’alternativa è di lasciar fare oppure tentare di proteggersi».