Parigi, bruciano le banlieue – Linea dura di Sarkozy

PARIGI—L’allarmerosso è scattato la scorsa notte, quando i giovani in rivolta a Villiers-le-Bel hanno sparato contro i poliziotti che tentavano di riportare l’ordine in una cittadina devastata. La sommossa è limitata a pochi comuni limitrofi e alla città di Tolosa, ma tutti temono un nuovo 2005, il ripetersi delle violenze che hanno scosso il paese e infiammato le sue periferie-ghetto. La morte di due giovani, provocata accidentalmente (a quanto pare) da un’auto della polizia, è stata sufficiente per mettere a ferro e fuoco una cittadina e spaventare la Francia, che guarda stupefatta le immagini di quella guerriglia urbana notturna: E la drammaticità della situazione è sottolineata dalla reazione di Nicolas Sarkozy: stamani alle nove, al suo rientro dalla Cina, riceverà i familiari dei due ragazzi morti. Poi presiederà una riunione interministeriale per affrontare la situazione.
Un dato riassume da solo la violenza degli scontri nelle ultime ventiquattr’ore: nella notte tra lunedì e martedì sono stati feriti 84 poliziotti, che sino aggiunti ai 40 della notte precedente, mentre nel 2005 ne furono feriti 200 in tre settimane.
E questa volta sono stati ritrovati bossoli di carabine. Gli scontri sono stati talmente forti da spingere i due principali sindacati della polizia a parlare di «catastrofe» e addirittura di «clima insurrezionale». Al quale partecipano anche i bambini, che secondo Le Monde vengono mandati a «stanare» i poliziotti, e le madri, che nell’aria resa irrespirabile dai lacrimogeni lanciano acqua ai figli e a volte qualche sasso contro gli agenti. Un responsabile delle forze dell’ordine ha messo in guardia: «In passato, i nostri uomini sono stati bersaglio di colpi d’arma da fuoco, ma mai con questa intensità. E’ veramente la prima volta. Nelle sommosse, la parola d’ordine è Zero morti e zero feriti da parte dei rivoltosi, sarebbe meno fosse il caso anche per noi poliziotti».

Il primo ministro, Francois Fil-lon, si è recato ieri mattina a Villiers-le-Bel, dove ha denunciato le violenze dei «criminali» e promesso l’aiuto dello Stato perricostrui-regliedificipubblicidistrutti. Sei sindaci della zona hanno lanciato un appello alla calma, ma gli abitanti sono scettici: «La violenza è per i ragazzi l’unico modo per farsi sentire, perché nessuno li ha mai ascoltati. Cento bambini che crescono qui sono cento bambini senza speranza». E’ il dramma di tanteperiferie francesi, nelle quali si è diffuso un odio radicato e insormontabile nei confronti dei poliziotti, percepiti come i nemici, tome i rappresentanti di un ordine cui i giovani, quasi sempre dediti al traffico di droga e ad altre attività criminali, votano un’ostilità senza limiti.
Destra e sinistra, ancora una volta, si scoprono impotenti davanti alla rivolta. L’appello di Ségolène Royal a una «mobilitazione nazionale» in favore delte banlieue di tutte le parti politiche non può nascondere la realtà: da due anni a questa parte, niente è cambiato nelle periferie-ghetto francesi.