Pansa – Il diritto allo sdegno

Caro Sansonetti, come sai ho molte cose da fare e da pensare tutte più serie di Pansa e dei suoi successi letterari, ma il fatto che una contestazione nei suoi confronti, oltretutto non particolarmente violenta, continui a fare notizia oltre il normale fatto di cronaca con un coro di solidarietà quali non si sono viste per episodi ben più gravi, mi costringe a scrivere. Condivido la tua decisione di non censire l’ultima opera di questo signore e anche il tuo giudizio sulle sue qualità professionali, ma queste mi sembrano una aggravante, nel senso che un giornalista brillante e apprezzato non avrebbe avuto bisogno di dedicarsi a un crescendo di insulti alla nostra Resistenza passando da discutibili romanzi-reportage su singoli episodi del dopoguerra a un saggio che copre di fango l’intero movimento partigiano e i suoi protagonisti, fino all’associazione che oggi rappresenta loro e la memoria della loro lotta e del loro sacrificio, l’Anpi. Oltretutto una operazione iniziata in una (brutta) fase politica nella quale attaccare la Resistenza e i resistenti è non solo tollerato, ma anche apprezzato da molti. I giovani che hanno interrotto la presentazione del suo libro al canto di “Bella ciao”, hanno forse mancato di “buona educazione”, ma hanno esercitato un diritto oggi troppo spesso conculcato: il diritto allo sdegno. Lo stesso che io voglio esercitare, con capelli grigi non rasati né intrecciati, e con cuore e mente gonfi di rabbia. Rabbia, non odio, l’odio è un sentimento troppo impegnativo per sprecarlo.