Palermo privatizza l’acqua, proteste in tutta la provincia

La protesta non è riuscita a bloccare l’iter del contratto che affida ai privati la gestione dell’acqua a Palermo. Due giorni di sit-in e blocchi davanti alla sede della Provincia – dove si stava svolgendo la riunione decisiva dell’assemblea dei sindaci per passare la mano al consorzio-colosso «Mediterranea Acque» – non hanno impedito quello che Rita Borsellino ha definito senza mezzi termini «un colpo di mano», che garantirà al consorzio (unico partecipante alla gara!) di gestire per trent’anni tutte le reti idriche e il «bene primario» dei cittadini di ben 82 comuni della provincia palermitana, circa 1 milione e 200 mila persone, per un importo di un miliardo e duecento milioni.
«C’è una norma della finanziaria nazionale e un decreto del ministro Lanzillotta in via di definizione, che stabiliscono che l’acqua è un bene pubblico», sottolinea la leader dell’Unione all’assemblea regionale. Ci speravano tutti, che l’assemblea dei sindaci prendesse tempo proprio in attesa delle decisioni del governo. Invece, evidentemente, si è scelto al contrario di accelerare, per evitare intoppi. «Si è concluso in maniera frettolosa un percorso iniziato male, con l’affidamento della gestione all’unica società concorrente», aggiunge la Borsellino. Ad agosto, a legittimare quell’appalto, era stato nientemeno che il superprocuratore antimafia Pierluigi Vigna, chiamato a fare da «vigilante» a procedure che lasciano decisamente perplessi.
Anche sulle modalità di svolgimento della riunione decisiva di ieri, che ha di fatto ratificato l’affidamento, la Borsellino ha qualcosa da dire. «La Conferenza dei sindaci – spiega – è composta da 83 rappresentanti istituzionali, compreso il presidente della Provincia. Alla riunione di stamattina (ieri, ndr), iniziata in ritardo per consentire il raggiungimento del numero legale, hanno preso parte 41 amministratori: 4 hanno votato contro, 3 si sono astenuti e 34 hanno votato a favore dell’aggiudicazione. Una decina di sindaci sono invece rimasti fuori a protestare insieme al comitato cittadino contro la privatizzazione». E Giusto Catania, europarlamentare di Rifondazione, annuncia un ricorso sulla legittimità della seduta: «Non è stato fatto l’appello, e all’ora di convocazione non c’era il numero di sindaci utile».
Davanti alla Provincia, anche ieri, c’erano tanti cittadini che hanno mostrato di sentire molto il tema dell’«acqua per tutti» e hanno risposto numerosi all’appello del comitato civico «Acquaincomune» e della Cgil. Si erano già presentati giovedì mattina, ed erano riusciti ad impedire lo svolgimento della riunione. Ieri invece la riunione c’è stata, nonostante le fortissime tensioni all’esterno, che hanno dato al centrodestra la possibilità di mostrare alla città l’ennesimo «ferito dai facinorosi», stavolta il vicesindaco di An Giuseppe Cannella, finito in ospedale con una contusione. Anche giovedì c’era stata la denuncia di un’aggressione, a un altro esponente di An, un consigliere provinciale. A smentire le violenze di ieri però è stato lo stesso questore Caruso. «Non si è verificata alcuna aggressione, né lancio di oggetti, né tantomeno qualcuno dei manifestanti è riuscito a mettere le mani addosso alle persone che venivano scortate dalle forze dell’ordine all’interno del palazzo», ha detto ai giornalisti, mentre tutta la Cdl si lanciava in comunicati di sdegno contro i manifestanti e solidarietà al politico. «Evidentemente gli esponenti di An, che denunciano inesistenti violenze dei manifestanti, hanno il vero obiettivo di nascondere la gravità del provvedimento anti-popolare che consegnerà nelle mani di potentissime lobbies l’acqua dei palermitani», dice ancora Catania. In serata il ministro Pecoraro Scanio, a Palermo per una manifestazione, auspicava che «gli enti locali, le regioni e le province blocchino i processi di privatizzazione dell’acqua». A Palermo però non ci sarà più tempo.