Pakistan, l’incubo nucleare

Islamabad che cosa succederebbe se il governo pakistano perdesse il controllo del suo arsenale nucleare e se queste armi entrassero in possesso dei molti simpatizzanti di Osama bin Laden nel Paese? Il rischio esiste nonostante il segretario di Stato Colin Powell continui a confidare sulla stabilità politica del Pakistan e sul suo pieno appoggio a Washington: «Il presidente Musharraf – ha ripetuto Powell domenica – ci ha dato il suo sostegno con piena coscienza delle possibili conseguenze interne. E’ appoggiato da tutti i comandanti militari e da tutto il governo. Ho fiducia che il Pakistan resterà stabile e non ho preoccupazioni per il suo programma nucleare». Ma la verità è molto più complessa e soprattutto molto meno prevedibile. Lo dimostrano i disordini della scorsa settimana, con la prova di forza messa in scena dagli integralisti islamici – 35 gruppi politici – che sono scesi in piazza contro la decisione del governo di schierarsi a fianco degli Usa. La situazione è dunque in evoluzione e gli sviluppi potrebbero essere molto meno rassicuranti di quanto non sostenga l’amministrazione statunitense. A rilanciare l’allarme sui rischi di una guerra nucleare è stato ieri il quotidiano “Times”, con un articolo dall’eloquente titolo: «La minaccia nucleare: lo scenario peggiore per l’Occidente». Uno scenario che ipotizza la perdita di controllo del proprio arsenale da parte del governo pakistano con conseguenze nefaste per l’equilibrio dell’intera regione, visto che anche l’India – con cui Islamabad ha aperto un contenzioso sul Kashmir – è una potenza nucleare. Secondo George Perkovich, esperto di armi nucleari e soprattutto profondo conoscitore delle realtà indiana e pakistana, un attacco ai talebani sarebbe ad alto rischio. Un rischio, secondo l’esperto, tutt’altro che calcolato dal Pentagono che si prepara a lanciare la sua offensiva: «La mia speranza – ha spiegato Perkovich – è che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna abbiano seriamente riflettuto sulle incognite di un intervento militare. Che cosa faremo se ad Islamabad le cose andranno male? Manderemo i commandos a prelevare le armi come negli ultimi giorni a Saigon?». Il Pakistan possiede almeno 24 o 36 armi nucleari – testate con successo nel 1998 – nonché missili a media-lunga gittata in grado di raggiungere obiettivi nel territorio indiano, e addirittura di superarlo. Normalmente – ha spiegato Perkovich – le varie componenti delle testate nucleari sono custodite separatamente e sorvegliate da organismi diversi, peraltro spesso ostili l’uno all’altro. Una precauzione, quella di separare le componenti, che però non scongiura affatto il pericolo che, in una situazione di caos politico, qualcuno riesca ad impadronirsi delle armi soprattutto dal momento che nell’esercito pakistano – nota ancora l’esperto – ci sono uomini molto vicini ai fondamentalisti e il rischio che assumano il controllo non è poi così lontano.