Padoa Schioppa non rifà i conti

Non c’è da illudersi, «nessun ritocco alla finanziaria, perchè non bisogna confondere la ripresa con la crescita». Il ministro Tommaso Padoa Schioppa mette così i recinti al dibattito estivo scatenatosi sulla possibilità che gli ultimi dati (dalle entrate fiscali alla produzione industriale) potessero rendere più leggera la manovra economica. E lo fa durante un dibattito a «Cortina In-con-tra», al quale partecipa anche il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.
Ad aspettare il parere del titolare all’Economia erano tutti quelli a cui il premier Romano Prodi aveva regalato nei giorni scorsi un pò di confusione: ribadiva la necessità del rigore, ma implorava che non si parlasse di «lacrime e sangue». Si diceva contento delle recenti cifre economiche, ma preoccupato per le fredde congiunture in arrivo dall’alta Europa. Ad aspettarlo anche la sinistra radicale, tornata a chiedere nei giorni scorsi che la manovra non significhi tagli agli enti locali, alla sanità, alle pensioni e al pubblico impiego. Proprio come ai tempi del Dpef, che Montezemolo dichiara di apprezzare. E che spera non resti «un libro dei sogni».
Ai partiti più a sinistra della coalizione l’unica concessione fatta da Padoa Schioppa consiste in un «riesame della manovra che tenga conto dell’analisi sulle maggiori entrate e sulle maggiori spese». Ma aggiunge: «Credo che l’ordine di grandezza non cambierà in maniera fondamentale, perché sarebbe una illusione pura pensare che i dati sulle entrate fiscali, migliori di quanto prevedevamo, possano cambiare la situazione». Non gli piace comunque parlare di tagli, preferisce concentrarsi sulla necessità di una «maggiore efficienza, utile ai sistemi pubblici essenziali, e magari a realizzare anche economie di scala». Confermata la previsione di una riduzione del cuneo fiscale di cinque punti, che porterà a una divisione dei benefici tra buste paghe ed imprese. Questo, d’altronde, sembra essere il perno dell’equilibrio fortemente auspicato dal presidente del consiglio, che all’Espresso dichiara di aver trovato consensi non solo in Montezemolo, ma anche nel segretario della Cgil Guglielmo Epifani.
«Mettere tutti d’accordo», d’altronde, è l’imperativo con il quale varare il vertice tra capigruppo della maggioranza e governo, convocato per il quattro settembre. Nell’incontro il tema «principe» potrebbe essere quello di una finanziaria più «lunga», spalmata su due anni anzichè su tre, che porti i conti pubblici sotto i tetti comunitari entro il 2008. Gli impegni nei confronti di Bruxelles restano, infatti, quelli di sempre (rientro del deficit nei parametri entro il 2007), ma «può darsi che la strada per raggiungerli – dichiara il ministro Padoa Schioppa- possa essere più leggera, più breve, meno faticosa». E più funzionale alla compattezza del centrosinistra e alla ricerca del consenso dei sindacati, sacrificati nelle maglie di una concertazione «zoppa» come quella che è andata in scena sul Dpef. «Vanno migliorate – ammette Prodi nella sua intervista al settimanale – i quattro grandi capitoli della spesa: pubblica amministrazione, pensioni, sanità, finanza locale. E’ la premessa per raggiungere una migliore distribuzione del reddito. Siamo diventati il più ingiusto tra i grandi paesi europei. Abbiamo persino superato la Gran Bretagna».
Le dichiarazioni piacciono a Pino Sgobio dei Comunisti italiani, che chiede di mettere in piedi «una manovra di giustizia e rilancio sociale. Per il risanamento dei conti pubblici i sacrifici li sostengano coloro i quali si sono arricchiti con il governo Berlusconi». Rigore è invece la parola d’ordine del vice capogruppo dell’Ulivo alla camera Marina Sereni, secondo la quale «sbaglia chi immagina che, grazie all’aumento delle entrate, si possa fare una finanziaria più leggera. E questo per un motivo molto semplice: perché i nostri problemi sono strutturali. Proprio per questo il governo deve mettere a regime una politica economica saggia, con riforme che intervengano sui grandi settori di spesa. E un’operazione del genere va fatta a inizio legislatura».
Al premier Romano Prodi non deve essere sfuggita, comunque, la varietà delle proposte relative all’argomento «manovra economica». Forse per questo ha dichiarato di sognare una finanziaria «non emendabile».