Padoa Schioppa: fiducia a Cimoli e un addio alla «cabina di regia»

Difficile capire perché un ministro dell’economia posato e riflessivo come Tommaso Padoa Schioppa, abbia deciso di provocare un conflitto all’interno del suo stesso governo e, per sovramercato, con i sindacati confederali. Eppure c’è riuscito in un attimo. Prima – nella mattinata di ieri – autorizzando «fonti di via XX settembre» a diramare una nota in cui riconfermava «la fiducia a Giancarlo Cimoli», il più che criticato amministratore delegato dell’Alitalia.
Atto irrituale e un bel po’ provocatorio. Vero che il ministero del tesoro resta l’azionista di riferimento della compagnia di bandiera, ma certo una chiacchierata con il collega ministro dei trasporti, Alessandro Bianchi, prima di «sposare» tanto smaccatamente un manager «bruciato» sembrava proprio il minimo. Tanto più che la sostituzione di Cimoli era di fatto la principale condizione posta dai sindacati confederali per cominciare a discutere di piano di risanamento (leggi: ulteriori sacrifici), piano industriale, ecc. Provocatoria perché proprio ieri pomeriggio era in agenda la «cabina di regia» tra governo e sindacati per ragionare su tutto il comparto del trasporto pubblico. Nomine comprese.
Bianchi, interrogato dai giornalisti prima della riunione, non ci voleva credere. «Fiducia a Cimoli? Potrei capirla solo se si trattasse di una cosa tipo ‘stai lì e tieni in piedi la baracca’». Lo stesso Di Pietro – cointeressato come ministro delle infrastrutture – accennava a un minaccioso «vado a informarmi dal presidente del condiglio».
Anche l’ulivista Paolo Brutti, segretario della commissione lavori pubblici del Senato, si lasciava andare a giudizi poco lusinghieri: «Se si rivelasse vera la notizia che vedrebbe Giancarlo Cimoli confermato alla carica di presidente e amministratore delegato di Alitalia ci troveremmo di fronte ad una scelta non proprio illuminata». Con tanto di spiegazione: «questa linea di continuità tra la passata e la presente gestione, in particolare nelle aziende che versano in grandi difficoltà, non dà modo di sviluppare profonde riflessioni e cambiamenti». Perché «è evidente che chi ha già gestito la fase che ha portato a questa situazione non è in grado di cambiare repentinamente registro, in quanto sono proprio quei manager ad essere completamente responsabilizzati avendo già la totalità dei poteri di gestione dell’azienda. Questo ragionamento vale per Alitalia e anche, se non di più, per le Ferrovie».
E invece, proprio in apertura di «cabina di regia», di fronte a sindacalisti che strabuzzavano gli occhi per lo «sbigottimento», Padoa Schioppa si è messo ad argomentare sull’inopportunità di toccare in questo momento sia l’azionariato che il management. I fuochi verbali della mattinata, almeno tra i ministri, si erano a quel punto un po’ stemperati, ma non tanto da impedire a Bianche di marcare una differenza sostanziale. «Abbiamo istruito tutto l’istruibile – avrebbe detto – ascoltato tutti quelli che era necessaio sentire; quella dell’Alitalia è una situazione delicata in cui bisognerebbe intervenire senza perdere altro tempo, perché potrebbe riverberarsi sulla funzionalità del trasporto e il diritto alla mobilità dei cittadini». Una richiesta di non rinviare decisioni urgenti, specie di fronte a scioperi già dichiarati – il 6 settembre, da Sult, Cnl e Sincobas, in tutto il trasporto pubblico; il 7 nella sola Alitalia da parte di Cgil, Cisl e Ugl (ma non la Uil).
Il tema Alitalia è comunque l’unico che sia stato affrontato in «cabina», mantre l’altro capitolo spinoso – le Ferrovie – è rimandato ad oggi, nell’ultimo consiglio dei ministri «operativo» prima delle vacanze estive. Da qui potrebbe uscire un piccolo capitombolo ai vertici del gruppo, con il totopronistici zeppo di nomi (Cuccia, Forlenza, lo stesso Elio Catania che resterebbe, seppur con minori poteri), ma con il solo Mauro Moretti discretamente sicuro di passare da Rete ferroviaria italiana (Rfi, che gestisce l’infrastruttura fissa) al ruolo di amministratore delegato dell’intero gruppo. Bel passo, per quello che era stato il segretario emiliano della Filt-Cgil, in un’altra vita.
Piccola sottolineatura necessaria: la «cabina di regia», a questo punto, è diventata un guscio vuoto. C’è un solo regista, quello ha in mano le chiavi delle casse dello stato. E gli altri vengono messi in riga. Forse proprio a questo serviva la «provocazione» di Padoa Schioppa.