Pacs. La messa non è finita

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano entra a gamba tesa nella vicenda dei Pacs. Il governo annuncia un disegno di legge in merito, un provvedimento che abbia il più ampio consenso nella maggioranza dell’Unione e il Colle sente il bisogno di tranquillizzare chi sul colle Vaticano ha il cuore sanguinante di dolore per quello che da più parti nella Curia romana viene definito come uno “scardinamento” della famiglia.
Uno scatto di orgoglio, prima che di attenzione e di buon senso politico, avrebbe dovuto impedire al Quirinale di esporsi in questa mal celata metafora di mediazione su una questione che viene esposta come uno spartiacque per i buoni rapporti tra l’Italia e la Città del Vaticano.
Ma di cosa stiamo parlando? Di Pacs o di politica estera? Di Pacs o di non inimicarci troppo le gerarchie ecclesiastiche? Probabilmente stiamo parlando di entrambe le cose, e del tutto probabilmente il Presidente Napolitano ha lanciato un messaggio al pontefice per assicurargli una vigilanza che non può esercitare, che va oltre i poteri che la Costituzione affida alla presidenza della Repubblica, poichè nella formulazione delle Leggi è sovrano solamente il Parlamento.
Le parole di Giorgio Napolitano sono fuori luogo, sono espressione di una ennesima subordinazione della Stato italiano alla porpora cardinalizia e all’ermellino papale. E così a Prodi tocca replicare e, in con qualche giro di valzer di parole, affermare che anche lui ha da sempre inteso in questo senso la formulazione di una proposta sulla regolamentazione delle unioni di fatto, siano esse etero che omosessuali.
Insomma, il malessere non è solo del ministro Mastella che punta un pò i piedi sotto il suo campanile e lancia minacce di far cadere il governo proprio sui Patti civili di convivenza. Can che abbia non morde. Mastella è un bulldog, un pacioso cagnolone che però, se vuole, qualche morsicata te la dà e nei punti giusti.
Il suo can can sulla proposta di Prodi e del governo non fa che mostrare come sia evidente, palese e sotto gli occhi di tutti il problema etico-politico all’interno dell’Unione, portando a galla anche il malessere della diaspora cattolica nel centrodestra e in altri piccoli partitini e formazioni sociali anche di tendenza progressista come le Acli. La nuova forma sociale di organizzazione dell’unione di due persone non sposate è un incubo per Ratzinger e un incubo per Mastella. Ed è giusto che sia così per chi non concepisce altra morale che la propria, per chi è così intollerante, bigotto e recluso nei propri pensieri da ritenere assoluta e non relativa la concezione della vita, dei comportamenti sessuali, dei rapporti tra uomini e donne, e dei costumi, delle espressioni, ecc.
Più volte abbiamo detto e scritto che non c’è alcuna volontà di ridimensionare il ruolo della sacra famiglia cattolica, o comunque della famiglia fondata sulla sacramentalità del matrimonio. C’è, invece, la necessità di rispondere ad un sempre più crescente domanda di unioni “di fatto” che oggi viene sistematicamente elusa dalle leggi del nostro Stato e dal diritto familistico per quanto riguarda le rispettive responsabilità dell’uno verso l’altro.
Non sembra esservi alcuna libera e serena sovranità di giudizio personale sulla destinazione dei propri beni al partner, così come non vi è alcun riconoscimento del valore affettivo trasmesso nei momenti non solo felici, ma in particolare modo in quelli dolorosi della nostra vita, quando si devono fronteggiare malattie, lutti, e quando si ha bisogno di assistenza e la si cerca nella persona che ci è stata accanto per anni e anni, o anche solo per mesi ma che per noi rappresenta qualcosa di più di una semplice amicizia e qualcosa di diverso dall’affetto di un parente.
Tutto questo, che potrebbe rientrare nella umana pietà e carità cristiana, non smuove di un millimetro la rigidità canonica di Camillo Ruini o di Joseph Ratzinger, che invece si dedicano all’affermazione dell’assolutismo morale cattolico contro l’avanzamento del demonio relativista, riaffermando i valori di una militanza clericaleggiante degna dell’esercito gesuitico e dei suoi barocchi allestimenti di lugubri teschi e scheletri a monito del timor di Dio e di un certo senso della finitudine umana davanti alla maestosa potenza della Chiesa.
Ma i gesuiti non servono molto a spiegare le recalcitranze di Mastella o la santa alleanza trasversale tra centrodestra e centro del centrosinistra sui Pacs. Basta rifarsi all’ondata di neocoservatorismo che Benedetto XVI e la sua corte di prelati hanno riversato sul mondo cattolico e su quello della chiesa di base che ogni tanto osa ribellarsi ma che non osa mai uscire dall’obbedienza a Roma.
Di questa via, tracciata con sapiente maestria dal rappresentante di Dio sulla terra, ha fatto terreno fertile la CEI che non perde occasione per essere invasiva, per intromettersi nelle questioni che sono di pertinenza del solo Stato italiano e che con arroganza e presunzione detta la linea morale, l’etica universale e giusta a tutti gli italiani, a tutto un popolo.
Sotto attacco non è solo una parte del governo, quella dell’ala della sinistra radicale e e di alternativa. Sotto l’attacco degli anatemi ratzigheriani c’è la massima espressione della volontà popolare, c’è proprio il Parlamento dove, del resto, venne invitato a parlare nella scorsa legislatura papa Giovanni Paolo II, rompendo uno schema e violando apertamente uno dei princìpi della nostra Costituzione e un fondamento ideologico-politico evocato già da Cavour. Ma la prepotenza della Chiesa cattolica non si ferma, è subdola e si insinua ogni volta che può nelle parole dei politici cattolici della Casa delle Libertà e anche attraverso quelle di esponenti del governo come Francesco Rutelli o Clemente Mastella. Un pò più calmo e fedele alla laicità dello Stato sembra il margheritino presidente del Senato Franco Marini, sicuramente leale ai valori della Carta e non sfrontatamente reazionario e piegato al volere pontificio come il suo predecessore Marcello Pera.
La proposta del governo sui Pacs, benchè si sia per ora fermata al semplice annuncio, ha comunque fatto sobbalzare tutti costoro. Deve essere stata la determinazione della presa di posizione di Prodi a scatenare la rivolta pontificia e mastelliana. E così ai parlamentari, agli uomini di governo e alla propria società di riferimento, Santa Romana Chiesa manda messaggi durante gli Angelus domenicali, in occasioni di visite ufficiali del successore di Pietro, oppure durante i colloqui con i nunzi apostolici e gli ambasciatori degli stati dell’Africa dove l’anatema è quasi criminale: il preservativo uccide la volontà di Dio. Dirlo agli ambasciatori di un continente che ha tra le più gravi cause di incidenza nella mortalità proprio l’Aids, è un gesto dettato da un dogmatismo veramente criminale.
Ciò che Ratzinger dice e riafferma ogni volta che si affaccia ad una finestra o che incontra le comunità ecclesiali non è una novità. Non sono solamente i Pacs ad essere sempre sotto il tiro incrociato del soglio di Pietro e della Conferenza Episcopale italiana. A fare compagni al tiro al bersaglio della Santa Sede sono anche l’aborto, l’eutanasia (come non ricordare il recentissimo caso di Piergiorgio Welby per cui il cardinale Ruini ha avuto la “benevola pietà” di affermare che “con dolore” sono stati negati i funerali….? C’è ipocrisia più grande nel negare la decisa volontà, priva di qualunque dolore per quanto è stato fatto?), la prevenzione delle malattie, il sesso e i comportamenti sessuali che investono la sfera morale dell’uomo e della donna, il ruolo stesso delle donne sia nella Chiesa che nella società, per non parlare poi dell’annoso problema dell’insegnamento dei culti nella scuola pubblica e del finanziamento delle scuole private cattoliche da parte dello Stato (non ricevono già abbastanza proventi con il concordato…?). E per finire… con quella proposta legislativa che era stata approvata dal governo Berlusconi di abolizione dell’ICI sugli immobili appartenenti alle strutture ecclesiastiche. Una franchigia incomprensibile, come è e resta incomprensibile l’accondiscendente benevolenza del Presidente della Repubblica nei confronti delle posizioni della Chiesa proprio sui Pacs.
Perchè lo Stato italiano si deve preoccupare del giudizio etico dato da uno Stato estero e da un culto religioso su una forma di regolamentazione che attiene solamente a sè medesimo, alla Repubblica italiana solamente? Risposta: perchè non siamo un vero Stato laico, ma siamo subordinati ancora alla volontà cattolica in materia di etica e di visione etica della società, imprigionati nella gabbia teleologica della condanna dei peccati e del falso moralismo curiale. E per una volta ha ragione Pannella quando nei suoi cartelli-sandwich scrive… “No taleban, no Vatican”.