Pace si! NATO no!

Traduzione di l’Ernesto online

Mancano circa due mesi alla realizzazione del Vertice della NATO, che avrà luogo a Lisbona, il 19 e 20 novembre. Il movimento della pace in Portogallo, riunito nella Campagna “Pace si! NATO no!”, entra nella fase decisiva della preparazione delle iniziative che manifesteranno il ripudio della realizzazione e degli obiettivi di questo Vertice, di cui sono esempio la giornata nazionale annunciata per il 6 ottobre e la manifestazione promossa e organizzata dalla Campagna che si svolgerà il 20 novembre, alle 15,00, da Marquês de Pombal a Praça dos Restauradores, a Lisbona.

Nel frattempo il governo del Partito Socialista continua a dar sfoggio delle sue profonde responsabilità e complicità.

Dopo aver considerato la relazione preparata da Madeleine Albright (ricordiamo, ex segretaria di Stato nell’amministrazione Clinton, che è stata responsabile dei bombardamenti della NATO in Jugoslavia), che serve da base per la rielaborazione della concezione strategica della NATO, come “molto ben elaborata”, il governo del Partito Socialista si appresta a offrire i suoi servigi.

Collocando in modo inaccettabile il paese al servizio della NATO, l’attento e disponibile governo del Partito Socialista mette in guardia sul fatto che la relazione “non presta” attenzione sufficiente all’Atlantico Meridionale, rilevando che ciò dovrebbe rappresentare per la NATO “un obiettivo strategico per il prossimo decennio”. Spera il governo del Partito Socialista che questa sua preoccupazione sia contemplata nella proposta del segretario generale della NATO che dovrà essere presentata alla fine di settembre e discussa nella riunione ministeriale della Difesa e Affari Esteri della NATO, il 14 ottobre.

Per il governo del Partito Socialista questo è “il contributo che paesi come il Portogallo possono portare al dibattito”, spiegando che “paesi come il Portogallo aggiungono al dibattito transatlantico la capacità di saper dialogare con il Sud e guardare al Sud”. Ciò equivale a dire che, ancora una volta, il governo del Partito Socialista subordina, sottomette e condiziona la politica estera portoghese alla strategia dell’imperialismo.

La crescente collocazione di forze armate portoghesi al servizio della NATO e della sua strategia di ingerenza, di crescente militarizzazione delle relazioni internazionali e di guerra contro i popoli – vale a dire, al servizio degli interessi e delle ambizioni di dominio degli USA e delle grandi potenze dell’UE – aveva caratterizzato la politica del governo di destra attuata nel corso di tre decenni, come dimostra la partecipazione allo smembramento e all’aggressione della Jugoslavia e alla posteriore occupazione del Kosovo, all’aggressione e all’occupazione dell’Afghanistan e dell’Iraq o l’ingerenza e l’attiva presenza militare nel Medio Oriente e in Africa.

Mentre il PSD (partito conservatore, ndt) nella sua recente proposta di revisione costituzionale pretende, tra altre inammissibili pretese, di ritirare dall’Articolo 7 della Costituzione della Repubblica Portoghese la consacrazione del “disarmo generale, simultaneo e controllato” e la “dissoluzione dei blocchi politico-militari” quali principi fondamentali che dovrebbero segnare la politica estera portoghese, il Partito Socialista nella sua pratica politica li riduce a lettera morta.

Come è scritto nel dossier “NATO, strumento di aggressione e guerra dell’imperialismo” pubblicato nell’ultimo “O Militante” (rivista teorico-politica del PCP, ndt) “il nostro paese sta tornando a servire come anfitrione dei signori della guerra, in un chiaro affronto all’aspirazione del popolo portoghese a relazioni di amicizia e di pace con tutti i popoli del mondo. Aspirazione dimostrata e realizzata il 25 aprile 1974 e consacrata nella Costituzione della Repubblica”.

In ogni caso, come nel passato, i comunisti sapranno stare all’altezza delle loro responsabilità nella lotta per la pace, impegnandosi attraverso le loro iniziative nella denuncia della NATO e dei suoi obiettivi e chiamando alla partecipazione a tutte le azioni di protesta e di lotta che la Campagna “Pace si! NATO NO!” realizzerà nelle prossime settimane.