Pace fredda Putin-Yuschenko

Negli ultimi due mesi Russia e Ucraina hanno «attraver­sato un periodo tempestoso», ma alla fine sono riuscite a raggiunge­re sullo spinoso problema del gas «un importante compromesso, che sarà utile e vantaggioso per le economie di entrambi i Paesi». Dal Kazakhstan, a margine della cerimonia per l’inizio del terzo mandato presidenziale del leader kazakho Nursultan Nazarbajev, il presidente della Russia Vladimir Putin e il collega ucraino Viktor ­Yuschenko hanno difeso i termini del controverso accordo sulle for­niture di gas russo all’Ucraina, co­stato la fiducia al Governo di Jurij Ekhanurov che a Kiev si è visto accusare di aver stipulato un con­tratto «discriminatorio e penaliz­zante per l’economia ucraina».

La situazione a Kiev è ambi­gua: in base alla nuova Costituzio­ne l’esecutivo sfiduciato in Parlamento resterà in carica fino alle elezioni politiche, il 26 marzo prossimo. Per salvare l’esecutivo il presidente ucraino, che ieri ha definito «irresponsabile e contro­producente» l’attacco dei deputati all’opposizione, intende presenta­re un ricorso alla Corte suprema. Paradossalmente – nelle presi­denziali ucraine del dicembre 2004 Yuschenko era il candidato che i russi non avrebbero mai volu­to veder vincere – una mano tesa gli è stata offerta ieri proprio da Mosca, che oltre a difendere l’ac­cordo sul gas ha promesso di fir­mare con Kiev una serie di impor­tanti accordi bilaterali di coopera­zione economica e commerciale. A parere di Putin e di Yu­schenko, la parola chiave in tutta la vicenda del gas è stata «traspa­renza». «Ci siamo levati di dosso i sospetti reciproci», ha detto ieri il presidente ucraino ad Astana. La Russia, ha aggiunto, «non dovrà più vendere il proprio gas a metà prezzo, mentre anche l’Ucraina percepirà il prezzo giusto per il trasporto di gas in Europa». Nono­stante il fatto che l’Ucraina dovrà pagare 230 dollari per mille metri cubi di gas russo, l’accesso alle riserve del gas meno costoso delle repubbliche ex sovietiche del­l’Asia centrale permetterà di ab­bassare il prezzo finale a 95 dolla­ri; un terzo di quanto devono paga­re i Paesi europei.

Per Emmanuel Gout, presiden­te della società di consulenza Stra­tinvest, la crisi tra Russia e Ucrai­na di fine anno è nata dai tentativi ucraini di dare un sapore politico al problema del gas: «È stato un accordo raggiunto con grande fatica. Questo perché nel momento in cui Gazprom ha cercato di passare nei propri rapporti con Kiev a un sistema di mercato, l’Ucraina ha fatto di tutto per politicizzare la vicenda». Su questo argomento non si spegne la polemica tra Stati Uniti e Russia: ieri Mosca ha nuo­vamente respinto le accuse del se­gretario di Stato americano, Con­dolcezza Rice, secondo cui il Cremlino «ha utilizzato come ar­ma politica la propria potenza energetica».