Otegi: «Spero che Zapatero abbia coraggio»

Intervista a Otegi, leader del partito indipendentista basco Batasuna. «E’ venuta l’ora del processo di pace»

ELGOIBAR (Paesi Baschi)
Arnaldo Otegi, leader del partito illegale Batasuna è in una situazione paradossale: da un lato è fuorilegge ma nel contempo è anche ricercatissimo dai media (e anche dai politici…) in quanto, come portavoce ufficiale del partito più vicino all’Eta, si ritiene che abbia delle cose da dire ora che con Zapatero sembra schiudersi una prospettiva reale di mettere fine, attraverso il negoziato, al conflitto che in quasi 40 anni ha provocato lutti e sofferenze sia fra gli «spagnoli» sia fra i baschi.

Otegi, sarà davvero la volta buona?

Siamo proprio noi, nonostante esista una situazione assolutamente antidemocratica all’interno dello stato spagnolo che non ha mai rispettato o preso nella dovuta considerazione politica il popolo basco, che pensiamo, anzi siamo assolutamente convinti, che esistano finalmente le condizioni per arrivare alla soluzione del conflitto. Ovviamente attraverso il riconoscimento dei diritti di decisione che spettano al popolo basco.

Quanto tempo crede che durerà questo processo di pacificazione?

Noi abbiamo lanciato un appello affinché questo processo sia fatto con serietà. Per questo abbiamo evitato di porre condizioni e date fisse al suo sviluppo. A noi non preoccupano tanto le date, bensì l’agenda dei temi da discutere, perché si metta in moto un dialogo multilaterale. Pertanto la nostra esigenza è che il dialogo si sviluppi senza fretta e con la massima serietà e che, una volta iniziato, culmini con la pacificazione e democratizzazione del nostro paese.

Voi avete iniziato o no il dialogo, sia pur segretamente, con il governo Zapatero?

No…

Fra i punti della vostra agenda avete messo anche la liberazione di tutti i detenuti, quelli dell’Eta e quelli del nazionalismo radicale basco?

Evidentemente, sì. Tutti gli altri processi di pacificazione che ci sono stati a livello internazionale hanno sempre avuto un punto in comune: le conseguenze pratiche di ogni conflitto hanno dovuto necessariamente esser superate. Nel nostro caso vi sono migliaia di baschi sottoposti a rappresaglia, migliaia di rifugiati baschi e circa 800 prigionieri politici su una popolazione che arriva appena a 3 milioni di abitanti. Questa stessa percentuale dimostra l’esistenza di un conflitto e per noi è evidente che alla fine di questo processo, se si arriverà ad un accordo soddisfacente, bisognerà alla fine anche liberare tutti i nostri prigionieri.

Poi, alla fine del processo di pacificazione, si andrà a un referendum sull’indipendenza o l’adesione alla Spagna come stato libero associato…

Noi stiamo proponendo ora un accordo tra forze politiche, sociali e sindacali. Non è ancora il momento di parlare di referendum. Prima bisogna instaurare uno scenario di democrazia nei Paesi Baschi che permetta ad ogni progetto politico di svilupparsi con uguaglianza di condizioni. Quel che noi proponiamo ora è un accordo sulle regole del gioco. Fra queste regole di gioco ve ne è per noi una inequivocabile in democrazia: il rispetto di ciò che noi baschi decideremo circa il nostro futuro.

Perché a suo giudizio il premier Zapatero si è deciso a sbloccare il problema basco?

Io credo che Zapatero, come capo del governo ppagnolo, è perfettamente cosciente che un ciclo politico si è esaurito, finito per sempre nel nostro paese, e che pertanto è necessario iniziare un processo che conduca ad un nuovo scenario. Dal nostro punto di vista la transizione spagnola, che si chiamò democratica anche se nei nostri confronti non fu affatto democratica, ha stabilito una strategia politica che ormai è superata.

Otegi, lei come leader di Batasuna è stato in carcere, l’ultima volta, per qualche giorno, solo qualche mese fa. Cos’è, una forzatura da parte di Madrid per arrivare su posizioni di forza al tavolo del negoziato?

In realtà dal nostro punto di vista la mia recente incarcerazione non è stata altro che una manovra per ostacolare il processo negoziale . Dobbiamo ribadire che questo processo non è ancora iniziato, diciamo che stiamo ancora collocando le basi. Ma perché ciò avvenga la volontà di pace del governo spagnolo dovrà essere nitida, democratica, sincera. Noi siamo convinti che è oggi possibile una soluzione democratica al conflitto e che evidentemente questa soluzione possa per il rispetto dei diritti del popolo basco.

Con quali accuse lei è finito in carcere?

Appartenenza a banda armata, cioè all’Eta, e sequestro di persona. Sono rimasto in prigione 6 anni, ma come me vi sono centinaia, migliaia di persone nel nostro paese che sono passate per le galere spagnole e anche francesi. Ma da parte della sinistra indipendentista basca vi è oggi una volontà precisa di superare una volta per sempre il conflitto in modo democratico. Nel contempo insistiamo e ricordiamo che Euzkadi è un paese che ha dimostrato per decenni, se non per secoli, una grande forza nel rivendicare il suo diritto ad esistere e a decidere del proprio futuro.

Non avete il timore o il sospetto che la destra spagnola cerchi di sabotare il processo di pace con qualche colpi di coda?

E’ un ipotesi da non scartare, ma se così facesse la destra spagnola non farebbe altro che screditarsi ancora di più. La destra spagnola si è sempre collocata più vicino all’estrema destra e al neo-fascismo che non a una destra democratica ed europea. Lo vediamo anche in questi giorni: l’unica azione della destra spagnola è quella di mobilitare l’opinione pubblica spagnola contro il negoziato con noi, contro la legge a favore del matrimonio gay…, Dimostra di essere una destra ancorata nel passato e in posizioni assolutamente antidemocratiche. L’ipotessi di colpi di corda per impedire una soluzione negoziata non è quindi da scartare. Ma io credo che il processo di pacificazione sia ormai irreversibile

Cosa direbbe a Zapatero se lo incontrasse?

Che continui ad avere il sufficiente coraggio politico che richiede un processo di questa portata.