Osram, meno salario per salvare il posto di lavoro

Mille euro lordi in meno all’anno, per quattro anni, in busta paga. In cambio, l’impegno dell’Osram a investire e mantenere «strategico» lo stabilimento trevigiano. È il secondo caso di accordi «alla tedesca»: e anche questo a nordest. Per primi erano stati i vicentini della Fiamm.
Lo scorso luglio avevano firmato un patto a tempo, niente delocalizzazioni contro la rinuncia al premio pre-feriale per tre anni, un sacrificio di 2000 euro per ciascun operaio. Adesso tocca ai cugini trevigiani. Anche loro hanno imboccato – e approva-
to con un referendum interno – la strada dell’autoriduzione del salario; comunque senza toccare la contrattazione nazionale.
«Vedi il mondo in una luce nuova», è il motto aziendale della Osram, multinazionale del gruppo Siemens, lampadine, fari ed elettronica per auto e dintorni. Infatti. L’azienda va da tempo imponendo le sue soluzioni-risparmio in giro per il pianeta. Negli stabilimenti tedeschi è passato ad inizio anno il blocco dei salari. Quelli francesi ed olandesi lo hanno rifiutato: e buona parte della loro produzione è stata spostata altrove. Ultimamente è toccato all’Italia, dove la Osram ha due stabilimenti, uno minore a Bari, 289 dipendenti, l’altro a Treviso, 820 persone e un robusto sistema di ricerca applicata. La multinazionale ha proposto il congelamento del salario a Bari. Qua hanno rifiutato. Gli effetti si fanno già sentire: a Bari un impianto nuovo in arrivo è stato dirottato altrove, 50 operai sono finiti in mobilità.
Treviso, di fronte alla stessa richiesta, ha preferito discutere. Ha negato ogni possibilità di ridurre o bloccare la contrattazione nazionale, ma ha cercato possibilità di tagli su quella locale. Li ha trovati: risparmi lordi annuali sul premio di partecipazione (700mila euro), su Tfr, quattordicesima ed altri istituti aziendali (250mila euro), sugli straordinari (100mila euro), altre limature minori (142mila euro). Infine, 30mila euro, cifra esigua ma significativa, arriveranno da rinuncie personali dei 7 manager locali.
In tutto, la Osram risparmierà circa un milione e duecentomila euro l’anno: l’ipotesi iniziale era di 1.800.000. E in cambio? L’impegno a considerare ancora strategici gli impianti veneti almeno per i prossimi 4 anni, a mantenervi produzione e ricerca, ad investire di conseguenza – ma cifre ancora non ce n’è – ed a non spostare un solo macchinario. In caso contrario, il patto salta, i salari tornano come prima e la Osram paga ai dipendenti una penale di 250mila euro. Non è invece esplicito l’impegno sul mantenimento dei livelli occupazionali: nell’arco dei 4 anni, 180 dipendenti trevigiani avranno raggiunto la pensione, e chissà se gli attuali 120 interinali passeranno ad un contratto a tempo pieno.
Questa è in sostanza l’ipotesi di accordo. Alla Osram un operaio guadagna in media 1.100-1.200 euro per 14 mensilità. Dovrà rinunciare annualmente a un migliaio di euro lordi, 760 netti; non ai futuri benefici del nuovo contratto nazionale di categoria. In cambio, un po’ di respiro sul futuro della fabbrica, in un momento in cui nel trevigiano le liste di mobilità si stanno paurosamente gonfiando. L’accordo è stato sottoposto a referendum interno, con voto segreto: 510 favorevoli, 210 contrari, 11 astenuti. Nei prossimi giorni sarà limato e sottoscritto dalle parti.
Fino a quel momento, i sindacati locali non intendono esprimersi. Un giudizio lo dà, da Roma, uno dei segretari nazionali della Filcea-Cgil, Giancarlo Straini: «C’è stata una pressione fortissima della Osram sugli stabilimenti. Noi, sindacato nazionale, non vedevamo motivi per ripercorrere strade alla tedesca. Diciamo che alla fine c’è stato uno scambio vero, sono stati contenuti i danni, sopratutto non viene toccata la struttura della contrattazione nazionale. Comunque non è una soluzione da portare ad esempio…».