Orari di lavoro, l’europeo si scopre Stakanov

Gli europei vogliono lavorare di più? Sì, stando almeno al sondaggio pubblicato ieri dal quotidiano della city Financial Times. L’indagine esce il giorno dopo la dichiarazione del papa Benedetto XVI, che dalla sua residenza estiva di Castel Gandolfo, ha dichiarato che bisogna «lavorare di meno e contemplare di più». L’inchiesta sembra quasi ricordare al papa la necessità di lavorare sempre di più in un sistema globalizzato dove la concorrenza tra le nazioni è sempre più forte. Di questa necessità sembrerebbe convinta, è il messaggio, anche la popolazione europea.
Linchiesta è stata condotta su un campione di 10 mila persone dei maggiori paesi europei: il popolo tedesco è quello che con il 65% si dichiara più favorevole a che il governo non intervenga con leggi per indicare il numero massimo di ore settimanali, seguito dai francesi con il 52%, a pari merito con gli inglesi. Solo il 43% degli italiani, invece, è favorevole a liberalizzare l’orario di lavoro. Mentre vanno controcorrente gli spagnoli: con il 72% vogliono che il governo continui a limitare l’orario di lavoro. Gli inglesi, con il 72% sono quelli più propensi a continuare a lavorare oltre l’età pensionistica.
Il quotidiano della city indica prioritaria la necessità di riforma della direttiva comunitaria, che prevede un massimo di 48 ore lavorative settimanale. In Gran Bretagna già esiste una legge che prevede deroghe individuali all’orario previsto dalla direttiva, ed è stato applicata dal 16% dei lavoratori. Dello stesso avviso pare essere anche la futura candidata socialista alle presidenziali francesi Segolène Royal, che sul suo siti web a giugno aveva criticato la riforma della 35 ore settimanali messe in atto dal governo socialista di Lionel Jospin, ricevendo non poche critiche dalla stessa sinistra francese. Il sondaggio piace all’amministratore delegato di Volkswagen Bernd Pischesrieder, il quale ricorda ai sindacati che per bloccare eventuali delocalizzazioni, l’orario di lavoro degli operai tedeschi dovrebbe passare da 28,8 ore settimanali a 35 ore.
In Italia l’intervento sugli orari di lavoro è avvenuto tramite il recepimento della direttiva europea, ma attraverso la legge 30 (conosciuta anche come «Biagi») si possono applicare contratti che rendono più flessibile l’orario lavorativo.
Nella penisola il sondaggio del Financial Times e l’intervento del papa hanno suscitato varie reazioni come quello del segretario della Cisl, Pierpaolo Baretta, che ha ricordato che «la competizione si vince con la qualità. Inoltre in Italia non si lavora di meno del resto d’Europa e maggiore flessibilità non significa essere pagati di meno». Dello stesso avviso è il segretario della Cgil Carla Cantone, che ha affermato «la necessità di concentrarsi sui tanti lavoratori che muoiono e vengono sfruttati ogni giorno». Gli industriali, ovviamente, plaudono al sondaggio del quotidiano inglese, e il presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo, ha dichiarato che «per diminuire l’orario di lavoro in Italia bisognerebbe diminuirlo a livello planetario». Gli imprenditori da tempo cercano di portare avanti una riforma dell’orario lavorativo, che preveda la possibilità di modificare le ore settimanale senza contrattare con le organizzazioni sindacali aziendali. Gli italiani nel complesso non risultano essere dei lavativi: infatti nelle ore lavorative annuali siamo quinti, con 1599 ore, dietro all’Olanda (con 1338); dietro di noi ci sono i francesi, con 1459 ore, e i tedeschi, con 1438 ore.