”Ora gli stati dovranno sostenere il mercato” (intervista)

“Lo sa come titolava un giornale del Maine? L’era della spensieratezza è finita. Il disastro di New York segna la fine di un’epoca per il mondo occidentale caratterizzata da manifestazioni di edonismo e di illusioni”. La comunità finanziaria guarda attonita a quello che è accaduto l’11 settembre. Si è infranto un mondo. E’ come se i santuari del denaro fossero passati, attraverso un buco nero, in un altro universo. Parallelo ma sconosciuto. Conflittuale, accecante, non in sintonia con le certezze di cui ha bisogno la finanza. Guido Roberto Vitale, ex presidente della banca Lazard in Italia, fondatore della Euromobiliare, mente finanziaria di alcune delle più importanti operazioni avvenute negli ultimi vent’anni, grande conoscitore dei mercati anglosassoni, presidente della Vitale e associati è ed è stato uno dei protagonisti della finanza italiana. Quando lo intercettiamo al telefono, Wall Street ha appena aperto i battenti. Il panico sembra che non ci sia. Forse grazie alla cintura di sicurezza.

Come sta vivendo queste ore? Crede che la finanza americana riuscirà ad evitare il tracollo?

Non vorrei fare previsioni, ma credo che l’America sia un paese che sa sempre quali sono le sue priorità e istintivamente si muova nella direzione giusta. E credo che in questa occasione vada supportata dall’Europa in modo acritico…

In modo acritico? Non le sembra pericoloso?

So che questo discorso la scandalizzerà ma io dico che per una volta dobbiamo stringerci attorno agli Usa e darle il nostro supporto fino in fondo. Non dimentichiamoci che l’Europa è piena di cimiteri americani mentre noi non abbiamo mai mosso un dito per loro. Detto questo sono certo che tutto cambierà da quell’11 settembre a Manhattan.

In che senso? Che scenario si immagina nel breve periodo?

Quello che è avvenuto non cambierà soltanto la storia con la s maiuscola ma anche le nostre vite. Un esempio? Gli occidentali dovranno inevitabilmente ridurre il loro tenore di vita per destinare una parte delle loro risorse ai paesi poveri e a quelli in via di sviluppo. Questa è una questione non più rinviabile e dovrà essere trattata in modo diverso dal passato. Un altro esempio? Viaggeremo di meno: costerà di più e ci saranno problemi di sicurezza.

Mi par di capire che lei preveda una nuova fase di intervento dello Stato.

Direi di sì. In generale penso che gli Stati debbano pensare a questo punto a meccanismi di sostegno all’economia più che in passato.

Che giudizio dà della notizia secondo la quale qualche società finanziaria vicina a bin Laden avrebbe speculato in Borsa sulla tragedia americana?

Dopo quello che è avvenuto nei cieli di New York tutto è possibile. Anche che ci siano ambienti della finanza araba che fanno politiche ribassiste. D’altronde non mi pare che gli attentati di New York siano stati preparati in case popolari. Per azioni di quella portata ci vuole tempo, organizzazione e denaro. Tanto denaro. Una volta si parlava della potente finanza ebraica. Sa cosa le dico? Io credo che i capitali arabi siano infinitamente superiori a quelli degli ebrei ricchi in giro per il mondo.

Uno scenario preoccupante…

In quanto a scenari ritengo che quello descritto da Tiziano Terzani sul “Corriere della Sera” di domenica sia esaustivo. Non c’è più nulla da dire. L’unica speranza che ci resta è di essere ancora in tempo a a fermare lo scontro tra le due civiltà che si contrappongono nel mondo.

Dobbiamo aspettarci una recessione violenta nei prossimi mesi e anni?

La recessione ci sarà sicuramente. I segnali c’erano anche prima della tragedia produrranno un accelerazione. Ma paradossalmente l’emergenza causata dall’attacco terriristico metterà e già sta mettendo in moto politiche antirecessive che probabilmente non si sarebbero attuate in condizioni normali. Il governo americano ha già detto che non consentirà, ad esempio, il fallimento delle compagnie aeree statunitensi.

Cosa cambierà per la finanza?

Credo che si lavorerà in modo più riflessivo. In borsa sono convinto che si torni ai fondamentali.