Operazione «scuoti e cuoci»

«Sostenere che le forze statunitensi abbiano usato il fosforo bianco contro obiettivi umani nell’Operazione Al Fajr è semplicemente sbagliato. Le forze statunitensi usano il fosforo bianco come fumogeno o per segnare gli obiettivi»: così l’Ambasciata Usa in Italia nella dichiarazione (9 nov.) sul documentario «Fallujah: la strage nascosta» trasmesso da RaiNews24. Un documentario che l’Ambasciata ritiene inattendibile in quanto «elaborato da professionisti che non si trovavano a Fallujah all’epoca dei fatti raccontati». Esistono però altri professionisti che si trovavano a Falluja all’epoca dei fatti e il cui resoconto ufficiale dovrebbe risultare attendibile per l’Ambasciata: il capitano James T. Cobb, il tenente Christopher A. LaCour e il sergente maggiore William H. Hight del Primo Battaglione della 6a Artiglieria da campagna, facente parte della 1a Divisione di fanteria. Dopo aver partecipato alla battaglia di Fallujah dell’8-20 novembre 2004, essi hanno inviato un memorandum al comando (FSE) che ha coordinato le forze dell’esercito, dell’aeronautica e dei marines in questa operazione. Il rapporto, in cui si descrive dettagliatamente l’efficacia dell’impiego dell’artiglieria da campagna, dopo essere stato messo agli atti è stato pubblicato da Field Artillery (marzo-aprile 2005), rivista bimestrale pubblicata dall’Artiglieria da campagna dell’esercito Usa, il cui quartier generale è a Fort Sill in Oklahoma.

Nel loro rapporto ufficiale (che la rivista intitola The Fight for Fallujah) essi così descrivono l’uso del fosforo bianco nella battaglia di Fallujah: «Il fosforo bianco ha dimostrato di essere una munizione efficiente e versatile. L’abbiamo usato per creare cortine fumogene e, successivamente in combattimento, quale potente arma psicologica contro gli insorti nelle trincee e nei cunicoli quando non potevamo avere effetto su di loro con gli alti esplosivi. Abbiamo lanciato contro gli insorti attacchi shake and bake (“scuoti e cuoci”), usando il fosforo bianco per stanarli e alti esplosivi per neutralizzarli». E’ dunque un rapporto ufficiale, pubblicato dallo stesso esercito Usa, a documentare ciò che l’Ambasciata Usa in Italia nega: l’uso del fosforo bianco contro «obiettivi umani».

Oltre a questo vi è un altro passo del rapporto in cui i tre relatori documentano, ma sarebbe meglio dire «consigliano», l’uso del fosforo bianco contro «obiettivi umani»: «Abbiamo usato fosforo bianco migliorato per creare cortine fumogene quando il fumo delle HC (munizioni a esacloroetano zinco, n.d.t.) sarebbe stato più efficace e ci avrebbe permesso di risparmiare il fosforo bianco per missioni letali».

Nella conclusione del rapporto, i tre relatori Hight sottolineano che l’impiego di munizioni al fosforo bianco e di altro tipo ha avuto «effetti fisicamente e psicologicamente devastanti» sugli insorti di Fallujiah. Non c’è da dubitarne: i proiettili al fosforo bianco, di cui i tre relatori documentano l’uso (M110, M825 e altri anche a scoppio ritardato) hanno, secondo gli esperti di Global Security e della Federation of American Scientists, «effetti incendiari che provocano vittime, danni materiali e anche un forte impatto psicologico». La loro letalità è accresciuta quando sono impiegati insieme ad alti esplosivi in quella che viene definita operazione «scuoti e cuoci». Particolarmente eloquente è il verbo bake che in inglese significa «cuocere al forno».

Ma quel che l’ambasciata Usa sembra ignorare, non è invece ignoto a Usinfo, il programma governativo di informazione internazionale, che il 10 novembre ha aggiunto una «nota» al comunicato del giorno prima intitolato «Hanno gli Usa impiegato armi “illegali” a Falluja?». Tra parentesi, quasi nascosto in fondo a un comunicato di molte righe nel quale si ribadisce che i proiettili al fosforo sono «sparati in aria per illuminare di notte le postazioni nemiche e non contro i nemici» si legge un’ estremamente imbarazzata ammissione:«Abbiamo appreso che parte dell’informazione fornita nel paragrafo precedente è errata. Proiettili al fosforo bianco, che producono fumo, sono stati usati a Fallujah non per l’illuminazione ma per creare cortine fumogene, cioè per nascondere i movimenti di truppe e, secondo un articolo The Fight for Fallujah pubblicato nell’edizione marzo-aprile 2005 della rivista Field Artillery, “quale potente arma psicologica contro gli insorti nelle trincee e nei cunicoli…”. L’articolo afferma che le forze Usa hanno impiegato proiettili al fosforo bianco per stanare i combattenti nemici così da poterli uccidere con proiettili ad alto esplosivo».

Noi ci siamo imbattuti in questa ambigua «rettifica» solo dopo aver scoperto il rapporto di Field Artillery ben più chiaro e, certo senza volerlo, accusatorio nel suo carattere di fredda relazione sull’efficacia delle armi in battaglia.

Che una fonte governativa ufficiale sia costretta a rettificare il giorno dopo quanto affermato il giorno prima e a citare Field Artillery dimostra quanto il rapporto pubblicato dalla rivista sia scottante. La rettifica però rivela anche la debolezza del tentativo. Anzitutto non si dice che Field Artillery è una rivista ufficiale dell’esercito Usa. Si definisce poi quello pubblicato nell’edizione marzo-aprile 2005 «un articolo», mentre è un memorandum for record inviato da tre ufficiali al comando FSE e messo ufficialmente agli atti. Si cita infine solo una parte dell’«articolo» per far credere che il fosforo bianco sia stato usato solo «quale arma psicologica» per far uscire i combattenti nemici allo scoperto e non quale arma per sterminarli.

E’ ora che l’esistenza di questo rapporto ufficiale, pubblicato da una rivista ufficiale dell’esercito, scuota e cuocia la Casa bianca.