Ong britanniche accusano: mai tanta povertà a Gaza

Mai tanta miseria e sofferenza da quando, oltre 40 anni fa, iniziò l’occupazione israeliana: diverse ong impegnate nella difesa dei diritti umani hanno lanciato l’allarme per la crisi nella Striscia di Gaza, una crisi che rischia di compromettere in modo definitivo le speranze di pace.

L’analisi – si legge sul sito online della Bbc – è contenuta in un rapporto pubblicato da una serie di organizzazioni con base in Gran Bretagna: si va da Amnesty International a Save the Children, da Care International a Christian Aid.

Le ong chiedono in particolare la fine dell’embargo economico imposto da Israele, definito una sorta di punizione collettiva. «Se il blocco non termina subito – si legge nel documento, diffuso ieri sera – sarà impossibile scongiurare il disastro e ogni speranza di pace sarà infranta».

Secondo il rapporto, intitolato «La Striscia di Gaza: un’implosione umanitaria», dei 110mila dipendenti in passato impiegati nel settore privato ben 75mila sono ora senza lavoro. In qualità di potenza occupante – sostengono le ong – Israele ha il dovere di garantire agli abitanti di Gaza la disponibilità di genere alimentari, acqua potabile, elettricità e assistenza medica.

«La decisione di punire l’intera popolazione di Gaza negando questi diritti di base – ha dichiarato la direttrice della sezione britannica di Amnesty International, Kate Allen – è assolutamente indifendibile».

Nei giorni scorsi Israele ha condotto nella Striscia un’offensiva militare, costata la vita a oltre 120 palestinesi. I vertici dello Stato ebraico hanno giustificato gli attacchi con la necessità di impedire il lancio di missili da Gaza contro obiettivi israeliani.