Ondata di attentati in Iraq:decine di morti

Se il Libano brucia, l’Iraq non ha mai smesso di farlo. La spirale quasi ipnotica delle violenze, la stordente processione degli attentati, le rappresaglie alleate, l’impotenza dei nuovi poteri, l’apatia dei media. La sola giornata di ieri (ma i giorni precedenti non erano dissimili) è stata un concentrato esemplare di questa deriva generale del quadro politico iracheno. Fanno impressione, ad esempio, le dichiarazioni del premier al Maliki, il quale ha accusato gli Stati Uniti e i vertici della sicurezza nazionale per i raid condotti nelle ultime ore sui sobborgi sciiti di Sadr city, roccaforte delle milizie dell’imam radicale Moqtada al Sadr: «E’ stata un’operazione ingiustificata che ha causato la morte di civili innocenti. Ribadisco la mia condanna e il fatto che tali operazioni non devono essere condotte senza la mia approvazione». Giustissimo, se non fosse che al Maliki di mestiere non fa l’opinionista ma il primo ministro e che le sue parole rappresentano una clamorosa confessione di impotenza e di oggettiva subalternità agli apparati che gestiscono la sicurezza. Tanto per capire chi comanda nel paese occupato.
Sul fronte della cronaca di guerra, invece, i bollettini registrano il consueto massacro di civili. Almeno 40 morti e 80 feriti in una serie di attentati e attacchi della guerriglia in tutto il Paese, specialmente nella capitale, che non è certo diventata più sicura dopo l’arrivo di 3.500 nuovi marines, trasferiti da Mosul. L’azione più cruenta è avvenuta stata nel mercato di Shorijah, il principale di Baghdad: l’esplosione di due bombe ha fatto almeno 10 morti e 69 feriti. Sempre a Baghdad tre bombe hanno causato nove morti e otto feriti. Due degli ordigni hanno avuto come obiettivo la polizia; il terzo è stato fatto esplodere a una delle stazioni di autobus più affollate della capitale. Altri due ordigni nella stessa zona, il quartiere di Nahda, hanno ferito tre poliziotti. Allo stesso tempo uomini armati hanno rapinato una banca nella periferia settentrionale delal metropoli e ucciso almeno cinque persone -tre guardie giurate e due impiegati- prima di fuggire con un bottino equivalente a poco più di tremila euro. Nel resto del Paese la musica non cambia: a Kharqush, villaggio al confine con la Siria, sono state uccise sette guardie di frontiera. ferito un medico dell’obitorio della cittadina di Kut, dove sono state portate le vittime. A Rashad, nei pressi di Kirkuk, 250 km a nord di Baghdad, due impiegati di una società privata sono stati giustiziati da uomini non identiticati. A Falluja, un tempo epicentro della guerriglia sunnita, è stato assassinato un tenente colonnello di polizia e un suo fratello è rimasto ferito. Infine a Tikrit l’esplosione di due ordigni ha ucciso un poliziotto e ferito otto civili, tra cui un bambino. E oggi è un altro giorno.