On. Fassino, possibile tanta disinformazione?

On. Fassino, abbiamo seguito la sua azione per la costituzione di una «sinistra per Israele», ed abbiamo preso nota dei suoi ingiustificabili attacchi contro il giornale il manifesto. A nostro avviso, il manifesto è l’unico quotidiano italiano che abbia, costantemente, preso posizione per la pace in Palestina-Israele, sostenendo i diritti del popolo palestinese ad un suo Stato indipendente, così prendendo chiaramente posizione a favore della pace nella regione.

Purtroppo, nei suoi recentissimi interventi lei, on. Fassino, sembra fare una inammissibile confusione tra «questione ebraica» e Stato di Israele, due concetti assolutamente non coincidenti. Dopo la caduta del nazi-fascismo, nei Paesi liberi e democratici la «questione ebraica» come tale non esiste più, ed esiste invece il problema di estirpare il razzismo che si manifesta oggi soprattutto come anti-arabismo ed anti-islamismo, ed in genere con l’avversione al «diverso».

Lo Stato di Israele non è, come lei e molti a sinistra ed a destra sembrate pensare, uno stato democratico: Israele è e vuole essere uno Stato ebraico, cioè uno stato in cui solo i cittadini di una certa etnia e/o religione hanno pieni diritti. I cittadini israeliani di diversa «etnia», per l’enorme maggioranza arabi, non hanno fondamentali diritti: come l’acquistare case e terre in qualsiasi luogo dello Stato, l’accesso ai finanziamenti del Fondo nazionale ebraico (riservati agli ebrei che risiedano o no in Israele); sono pesantemente sfavoriti per quanto riguarda istruzione e assistenza sanitaria. Inoltre, lei dovrebbe sapere che in molti casi cittadini israeliani arabi (sono circa il 20% della popolazione dello Stato) hanno avuto ed hanno limitazioni al trasferire il coniuge in Israele, e israeliani ebrei incontrano difficoltà a volte insormontabili a sposare un/a arabo/a. Infine la politica costante di tutti i governi israeliani da quello di Ben Gurion a quello odierno (con forse l’eccezione di Rabin, finita con il suo assassinio) è stata nei fatti (anche se non sempre a parole) di impedire la costituzione dello Stato palestinese. Oggi, oltre 400 mila coloni ebrei sono solidamente impiantati nei Territori destinati dall’Onu ad esser sede dello Stato palestinese (solo il 22% della Palestina), ma occupati da Israele. Essi sono protetti dal più potente esercito della regione, dotato anche di armi atomiche. Un durissimo regime di occupazione che usa le armi e pratica la rappresaglia contro i civili quando si verifichino atti di terrorismo e anche senza, impedisce i movimenti ai palestinesi, compresi quelli per raggiungere scuole, ospedali ed il luogo di lavoro. Il Muro dell’apartheid separa le case dei contadini dalle loro terre, ed i membri delle famiglie tra loro.

Il manifesto della «sinistra per Israele» sostiene di appoggiare «le legittime rivendicazioni nazionali palestinesi», ma nello stesso tempo chiede «alla dirigenza palestinese di superare definitivamente ogni diffidenza verso trattative di pace». Forse non vi siete accorti che le trattative, iniziate con Rabin più di 10 anni fa per far nascere uno Stato palestinese accanto a Israele (il popolo palestinese le ha approvate votando a grande maggioranza per Arafat nel 1996 e per Abu Mazen nel 2005), sono state svuotate dai continui rinvii israeliani, che hanno permesso di realizzare, nel frattempo, una massiccia costruzione di insediamenti nei territori palestinesi, tanto che oggi è quasi impossibile figurarsi dove potrebbe organizzarsi questo nuovo Stato. Già la «generosa offerta», di Barak era uno Stato su poco più della metà del territorio promesso da Rabin. Ora, con la costruzione del muro e l’annessione di molti territori intorno a / e in Gerusalemme est, con il conseguente spezzettamento della Cisgiordania in frammenti non comunicanti, lo stato si ridurrebbe a questi frammenti più Gaza. Pensate davvero che i palestinesi debbano «superare definitivamente ogni diffidenza» verso proposte di questo tipo?

Ci sorprendiamo della sua apparente disinformazione su questi fatti, che persone di buona fede di tutti i Paesi, Israele compreso, hanno abbondantemente documentato. Gli amici di Israele dovrebbero, invece che blandirlo, non risparmiargli critiche, per aiutarlo a fare il grande passo e diventare un Paese normale. Le consigliamo pertanto di leggere la continua informazione dei gruppi ed associazioni israeliane e palestinesi che si oppongono alla politica di sopraffazione del loro governo: Gush-Shalom, ICAHD, B’Tselem, Taayush, AIC, Rabbini per i diritti umani, Medici per i diritti umani, New Profile, Bat Shalom, i Refuseniks. Anche il centro palestinese Rapproachement potrebbe esserle utile per informarsi sullo stato delle cose, e per rendersi conto delle idee e propositi delle persone attive per la pace e la libertà democratica.

Noi, elettori dell’Unione, ci aspettiamo che lei ed i suoi colleghi prendiate una posizione allo stesso tempo umana, civile e democratica sui diritti palestinesi, contro l’arroganza razzista e quindi per la pace senza aggettivi.

Salutandola cordialmente,

Ebrei contro l’occupazione

Fiamma Bianchi Bandinelli

Gianna Taverna