Olmert sotto accusa. Come palazzinaro

Siamo al paradosso. Ehud Olmert non cadrà per aver scatenato, con il ministro della difesa Peretz e il capo di stato maggiore Dan Halutz, una guerra sanguinosa in Libano costata la vita di oltre 1.100 libanesi, in gran parte civili rimasti sotto i bombardamenti aerei, e di circa 150 israeliani uccisi in combattimento o dai razzi katiusha. E nemmeno per aver respinto seccamente la trattativa sui soldati catturati da Hezbollah che invece ora è disposto ad aprire. Sarà forse costretto a farsi da parte per uno scandaletto legato all’acquisto a Gerusalemme, in circostanze poco chiare, di una abitazione considerata bene architettonico.
Ieri si è appreso che il premier israeliano con ogni probabilità verrà convocato dal Controllore di stato, Micha Lindestrauss, per dare spiegazioni sull’acquisto sospetto. La vicenda da due giorni occupa ampio spazio sui giornali, schierati contro Olmert «colpevole» di non aver vinto la guerra contro Hezbollah e non per aver ordinato, ad esempio, bombardamenti che hanno ridotto in un enorme cumulo di macerie interi quartieri alla periferia meridionale di Beirut. Per Ari Shavit, influente editorialista di Haaretz, il premier politicamente è un «dead man walking», un condannato a morte che si aggira per le sedi istituzionali del paese. «E’ possibile ipotizzare che Olmert non sarà più primo ministro quando la Knesset aprirà la sua sessione invernale, ma lasciarlo al potere fino ad allora potrebbe provocare danni incalcolabili», ha scritto Shavit che già nei giorni scorsi aveva chiesto le dimissioni immediate del primo ministro. Parole che pesano perché Shavit è noto come un conservatore, molto legato all’editore del suo giornale, Amos Schocken, inserito ai livelli più alti dell’establishment politico ed economico di Israele.
Il Controllore di stato Micha Lindestrauss intende fare luce sull’acquisto da parte di Olmert e della moglie Aliza di una casa storica, costruita dalla setta dei Templari tedeschi oltre cento anni fa in Via Cremieux a Gerusalemme. La vicenda è esplosa oltre sei mesi fa quando, nella imminenza delle elezioni politiche israeliane, il giornalista investigativo Yoav Yitzhak accusò Olmert di aver acquistato quella casa per 1,2 milioni di dollari, mentre il suo valore reale oscillava fra 1,6-1,8 milioni di dollari. L’edificio infatti era stato definito in precedenza «un bene architettonico» da preservarsi e il municipio di Gerusalemme aveva continuamente negato le richieste di imprenditori edili che volevano ristrutturarlo per ricavare nuovi appartamenti. Yoav Yitzhak aveva notato che il municipio di Gerusalemme divenne all’improvviso più accomodante nei mesi seguenti alla firma del contratto fra alcuni imprenditori edili e Olmert. L’edificio fu ristrutturato e ne furono ricavati nuovi appartamenti. Il Controllore di stato vuole verificare, ovviamente, se esista un legame fra la concessione dei permessi e il fatto che Olmert è stato sindaco della città per 10 anni.
Secondo Ari Shavit ci sono indizi sufficienti per l’apertura di una inchiesta anche da parte dell’autorità giudiziaria. A suo giudizio occorre fare luce su una vicenda che non deve gettare ombre «sul paese in stato di emergenza». Shavit tuttavia era rimasto in silenzio all’inizio dell’anno quando Yitzhak aveva rivelato la vicenda della casa senza raccogliere alcun sostegno da parte dei principali organi di stampa del paese che lo vedevano come un personaggio petulante e fastidioso e, in definitiva, non affidabile. Il Controllore Lindestrauss ha trovato invece i sospetti sull’edificio templare talmente inquietanti da aver affidato le indagini a un ex dirigente della polizia, Yaakov Borowski. E lo stesso Haaretz sembra essersi persuaso che la vicenda sia così grave da far prevedere il declino politico di Olmert. Per l’acquisto sospetto di una casa, non per i morti della guerra in Libano.
Nel frattempo una commissione d’inchiesta, istituita dal ministro della difesa Amir Peretz e presieduta da un ex generale, esaminerà e giudicherà la condotta avuta dal governo e dai comandi militari durante il conflitto in Libano. In definitiva è chiamata ad accertare le cause della mancata vittoria. Nel mirino dell’opinione pubblica e dei media israeliani non è finito solo Olmert ma anche il capo di stato maggiore, Dan Halutz, accusato di aver ricavato profitto dalla guerra cedendo il suo portafoglio azionario il giorno stesso dell’inizio del conflitto.