Olmert: «Siamo pronti a colpire anche Haniya»

Lo aveva già detto nei giorni scorsi Shaul Mofaz, lo ha ribadito ieri Ehud Olmert: Israele continuerà la politica delle “esecuzioni mirate” e, se coinvolti in attacchi terroristici, tutti i palestinesi, compreso il premier designato di Hamas, saranno considerati obiettivi da colpire.
A due settimane dalle elezioni politiche israeliane, il premier Olmert opta per la linea dura nei confronti del futuro governo dell’Autorità nazionale palestinese. Da settimane i sondaggi danno vincente Kadima, la formazione politica fondata da Ariel Sharon ed ereditata da Olmert. Ma se la vittoria sembra scontata, il capitale di consenso raccolto dall’ex premier, poi uscito di scena, va assottigliandosi. Su un punto, in particolare, Olmert appare sotto scacco: la linea da tenere con Hamas. Il Likud lo accusa di non avere in merito alcuna strategia e Bibi Netanyahu ha buon gioco a proporsi come l’argine a qualsiasi tentazione di cedimento. Così Olmert ha deciso di rispondere a Netanyahu sul suo stesso terreno e lo ha fatto con una dichiarazione netta, senza sfumature: «Chiunque sia coinvolto personalmente e direttamente nel terrore è un obiettivo. Non abbiamo dimenticato che Haniya era un collaboratore dello sceicco Ahmed Yassin e Yassin fu preso di mira perché era coinvolto nel terrorismo», ha detto in un’intervista concessa al “Jerusalem Post”. Un avallo alla sortita di qualche giorno fa del ministro della Difesa Shaul Mofaz che aveva definito il premier designato da Hamas un legittimo obiettivo militare. «Quindi, se Haniya compie un atto terroristico si mette nella condizione di diventare un possibile bersaglio, spero che non lo faccia», ha sottolineato Olmert. Una minaccia che segue l’intenzione annunciata giovedì di tracciare unilateralmente i confini di Israele entro il 2010. «Non è un piano di pace, ma una dichiarazione di guerra che permetterà ad Israele di rimanere in una grande parte della Cisgiordania, di mantenere il muro e le colonie, di rifiutare tutte le richieste su Gerusalemme Est e di non accettare il diritto al ritorno dei palestinesi», ha commentato il leader politico del Movimento di resistenza islamico, Khaled Meshaal. «Si tratta di un disimpegno unilaterale di Israele sulla base dei suoi interessi di sicurezza e non nel rispetto delle esigenze della pace», ha aggiunto Meshaal. Il piano di Olmert, ha precisato ancora, permetterà a Israele di «decidere unilateralmente le frontiere e questo chiaramente non è un piano di pace. Olmert sta commettendo gli stessi errori compiuti da Sharon nei confronti del popolo palestinese», ha concluso.

Intanto vanno avanti i colloqui per la formazione del nuovo governo di coalizione palestinese. Ieri si sono visti a Gaza il presidente Abu Mazen e Haniya. Le trattative stanno andando per le lunghe e nonostante la Costituzione conceda solo tre settimane di tempo a un primo ministro incaricato per dare vita al suo esecutivo, Abu Mazen ha detto di essere disposto a concedere ad Hamas altri quindici giorni. Proroga che non soddisfa il movimento islamico il quale continua a chiedere più tempo per arrivare ad un esecutivo di unità nazionale, o comunque il più ampio possibile.