Ollanta Humala: una speranza progressista per il Perù

L’ex militare nazionalista Ollanta Humala Tasso, alle ultime elezioni presidenziali peruviane svoltesi lo scorso 10 aprile, ha ottenuto il 30,5% dei consensi e assicurandosi la partecipazione al ballottaggio del 5 giugno con la candidata di Fuerza 2011 Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente dittatore Alberto Fujimori, che attualmente sta scontando 25 anni di carcere per crimini contro l’umanità.
Ollanta Humala, sostenuto da una coalizione chiamata Gana Perú, composta da nazionalisti, socialisti e comunisti, è l’unico candidato che rappresenti davvero gli interessi delle classi popolari del suo paese.
Nonostante il paese andino abbia goduto di un contesto economico molto favorevole (l’economia cresce ad un tasso annuale del 5%), quasi il 35% della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà, il 25% dei bambini minori di 5 anni soffrono di malnutrizione cronica e la mortalità infantile è una delle più alte di tutta l’America Latina. La vertiginosa crescita economica peruviana è andata a tutto vantaggio dell’oligarchia che comanda il paese con la complicità degli Stati Uniti.

Per porre fine al problema della povertà in Perù, il programma di governo di Ollanta Humala (http://www.ollantapresidente.pe/plan-de-gobierno-gana-peru-2011-2016) prevede una radicale redistribuzione del reddito a favore dei ceti più deboli tramite una riforma tributaria che comprenda: a) l’aumento delle imposte dirette b) l’aumento della imposta patrimoniale che oggi rappresenta solo lo 0,2% del PIL. Oltre a ciò il plan de gobierno prevede la nazionalizzazione delle imprese strategiche, in particolare quelle minerarie, la sovranità sulle risorse naturali e una seria riforma agraria. In politica estera si proclama favorevole al processo di integrazione latino americano portato avanti da Hugo Chavez e altri capi di stato progressisti del Sud America e appoggia gli sforzi dei paesi come la Federazione Russa, l’Unione Europea, la Cina, Brasile e Giappone e altri paesi per costruire un mondo multipolare.

Tuttavia c’è chi a sinistra non si fida di lui. Negli anni ottanta e novanta il giovane militare partecipò alla guerra contro Sendero Luminoso e altre formazioni guerrigliere che colpì duramente la popolazione civile. Inoltre durante l’ultima campagna elettorale ha moderato il suo discorso rispetto al 2006, passando dal chavismo radicale al “modello Lula”. Secondo alcuni il suo dichiarato nazionalismo etnocacerista, ispirato cioè alla figura di Andrés Avelino Cáceres generale peruviano della fine dell’800 che non accettò la sconfitta nella Guerra del Pacifico (1879-1884) contro il Cile e continuò a combattere una guerra di guerriglia, potrebbe creare dei problemi con un altro governo fortemente nazionalista della regione, quello cileno presieduto da Sebastián Piñera. Esistono infatti dispute territoriali fra i due paesi, circa la sovranità su uno spazio di mare di circa 37.900 km ² nell’oceano Pacifico.

Queste critiche sembrano a nostro avviso ingenerose. Durante la guerra sucia iniziata dal Presidente Fernando Belaunde Terry (1980-1985) e poi proseguita da Alan García (1985-1990) e da Alberto Fujimori (1990-2000) che ha causato in vent’anni 70.000 morti, Ollanta Humala non ha avuto alcun ruolo di rilievo. Certo, forse avrebbe fatto meglio a fare come il suo omologo venezuelano Hugo Chavez che si sottrasse all’ordine di reprimere il popolo, ma mi pare inutile discutere oggi di scelte compiute più di vent’anni fa in contesto politico completamente differente. Inoltre Ollanta Humala nel 2000 fu protagonista di un tentativo di golpe contro l’allora dittatore del Perù Alberto Fujimori, il cui regime si macchiò di atroci crimini contro la popolazione civile.

La sua presunta presa di distanza dal “modello Chavez” a favore del “lulismo” moderato pare solamente una scelta strategica dettata dal fatto che la stampa oligarchica del Perù sta cercando di associarlo al Presidente del Venezuela per screditarlo. Questo fatto è stato riconosciuto dallo stesso Chavez durante la sua visita in Uruguay [1].

Per quanto riguarda il nazionalismo di Humala è bene precisare che non si tratta di un nazionalismo aggressivo sciovinista di destra. In Italia ed in Europa siamo soliti collocare a destra i partiti nazionalisti, tuttavia nel Terzo Mondo ed in particolare in America Latina il nazionalismo ha assunto storicamente anche una connotazione progressista. Juan Velasco Alvarado (1968 – 1975), generale nazionalista peruviano che prese il potere deponendo il presidente Fernando Belaúnde Terry, diede vita ad un governo di stampo fortemente progressista. Uno dei primi atti del governo di Juan Velasco Alvarado fu la nazionalizzazione degli impianti e delle concessioni della International Petroleum Company, di proprietà della società statunitense Standard Oil del New Jersey. Venne anche promulgata una riforma agraria radicale che prevedeva l’espropriazione delle grandi piantagioni di zucchero della costa anch’esse di proprietà statunitense. E’ dunque a questo nazionalismo di stampo progressista che si ispira Ollanta Humala, come è stato riconosciuto anche da Javier Velasco González, figlio di Juan Velasco Alvarado che ha dichiarato di appoggiare la candidatura di Humala in Perù [2].

L’unico ostacolo che potrebbe impedire ad Ollanta Humala di diventare Presidente del Perù è il potere finanziario dell’oligarchia peruviana e dei suoi alleati a Washington. Questa casta parassitaria infatti verrebbe danneggiata dal programma economico radicale del candidato nazionalista. Dunque nei prossimi due mesi essa si adopererà in ogni modo per far si che Ollanta Humala non venga eletto. Il fatto che la data del ballottaggio sia stata fissata il 5 giugno ovvero due mesi dopo le elezioni non è certamente un buon segno. In questo lasso di tempo l’oligarchia cercherà sicuramente di spostare il consenso della popolazione verso la candidata di destra Keiko Fujimori, tramite una violenta campagna mediatica di demonizzazione del candidato nazionalista e soprattutto attraverso la compravendita dei voti, fenomeno molto diffuso in un paese come il Perù nel quale la corruzione è dilagante.

[1] http://www.rpp.com.pe/2011-03-30-hugo-chavez-ollanta-humala-es-un-buen-soldado-noticia_350530.html

[2] http://www.correodelorinoco.gob.ve/tema-dia/hijo-velasco-alvarado-apoya-candidatura-humala-peru/