Occupati al palo e il Sud precipita

Il tasso di disoccupazione italiano cala ancora (-0,3%) raggiungendo nella media 2005 il 7,7%, mentre il tasso di occupazione resta invariato al 57,5% e di oltre sei punti inferiore alla media europea. E’ in questo apparente paradosso la fotografia del mercato del lavoro in Italia tracciato dall’Istat. Un mercato, spiega l’istituto nazionale di statistica, in cui lavorano meno di sei persone su dieci tra i 15 e i 64 anni.
Le più «danneggiate» nel mercato lavorativo rimangono le donne. Il lavoro femminile arranca nel Mezzogiorno a livelli di occupazione inferiori al 50%. In Calabria, Puglia, Campania e Sicilia le donne che lavorano restano appena al di sopra del 44%. Ma c’è di più. In base all’ultima rilevazione sulla forza lavoro, le persone convinte di non potere trovare un impiego sono in aumento, e così si spiegherebbe il paradosso per cui il tasso di disoccupazione scende mentre quello di occupazione non si muove, restando ben al di sotto del tasso europeo.
La spiegazione, per l’Istat, sta nel «fenomeno dell’inattività» lavorativa, che si verifica quando un lavoratore disoccupato ha smesso di cercare un nuovo posto. «Il fenomeno è in crescita, e gli inattivi non sono conteggiati nel calcolo dei disoccupati», osserva Mario Albissini dell’Istat. Di più: anche in questo caso, le più colpite dall’inattività risultano essere le donne (e i giovani): «In Puglia e Campania – continua Albissini – abbiamo rilevato una popolazione femminile con tassi di inattività intorno al 60-65%. Una parte della popolazione ha semplicemente smesso di cercare lavoro».
Donne a parte, però, è in tutto il Mezzogiorno che la disoccupazione e l’inattività si stanno facendo più sentire. Secondo la rilevazione della forza lavoro nel 2005, in Calabria, Puglia, Campania e Sicilia il livello di occupazione resta fissato appena di poco al di sopra del 44%. E’ un paese spaccato a metà quello che ne risulta: «Con l’ultima rilevazione dell’Istat – osserva Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil – potremmo dire che si è riaperta la questione meridionale». Nelle regioni del nord, infatti, il tasso di occupazione è più alto della media europea (68,4% di occupati in Emilia Romagna, 67,1% nel Trentino Alto Adige, 65,5% in Lombardia). «Ma è soprattutto nel sud che dobbiamo cambiare strategia – continua Fammoni – Quarantamila donne occupate in meno, una occupazione giovanile che per la metà è precaria e lo “scoraggiamento” dei lavoratori disoccupati conferma che il ciclo positivo cominciato nella seconda metà degli anni Novanta è terminato».
Provincia per provincia, l’ultima rilevazione dell’Istat osserva come le città dell’Emilia Romagna siano le più attive (70,8% di occupati a Reggio Emilia, 70% a Modena), mentre Crotone è la provincia italiana con il tasso di occupazione più basso (39,6%), seguita da Foggia (40,6%) e Siracusa (44%). Il Lazio si attesta sulla media nazionale per il tasso di disoccupazione (7,7%) e poco al di sopra la media nazionale per quello di occupazione. Il tasso di disoccupazione complessivo più basso in assoluto è quello di Bologna (2,7%), ma il tasso di disoccupazione maschile migliore di tutti è quello di Reggio Emilia (1,7%). Il tasso di disoccupazione più alto a livello provinciale è quello di Enna (il 19,4%) mentre quello più alto solo femminile è a Foggia (il 27%). «L’Istat ha confermato oggi che il Mezzogiorno continua a rimanere ai margini dell’Europa – osserva Raffaele Bonanni, della Cisl – e una persona su quattro è senza lavoro. Anche per questo, quest’anno, Cgil, Cisl e Uil hanno scelto la piazza simbolica di Locri, in Calabria, per festeggiare il Primo maggio».