Occupata piazza Vanvitelli. Proposta dell’assemblea permanente: tutte qui l’8 marzo

Donne, soprattutto, almeno mille in una piazza di solito indisponibile per manifestazioni pubbliche. E’ in cima al Vomero, piazza Vanvitelli, che le donne di Napoli hanno organizzato ieri pomeriggio, e in meno di 24 ore, la prima risposta all’attacco alla loro libertà, al loro corpo. A Silvana, innanzitutto, che ora è sotto choc. Proprio a due passi dalla piazza c’è la caserma dell’Arenella. Da lì si sono mossi i sette uomini poliziotto che hanno fatto irruzione nella seconda clinica del Policlinico per sequestrare, su ordine di un pm e in base alla soffiata di un infermiere, pare, il feto già morto da due giorni, pronunciando un reato sconosciuto, feticidio, che ricaccia le donne in epoche più oscure di questa. L’Udi di Napoli ha un esposto pronto per la procura generale e sarà parte civile a fianco di Silvana. Spiega a “Liberazione” l’avvocata Elena Coccia: «Il magistrato poteva sequestrare la cartella clinica anziché lasciare che si verificasse l’abuso di potere, la violazione della privacy, il procurato allarme e un’azione così invasiva contro Silvana».
E intanto, l’Assemblea permanente delle donne – collettivi, sindacati e associazioni – lancia l’idea di un Otto marzo a Napoli da tutta Italia. Perché questa città è «l’anticamera della catastrofe, sia dell’ambiente, sia dei diritti. E’ la città della malasanità, dei servizi non garantiti», spiega Chiara Guida, 30 anni, operatrice sociale del Centro donna e responsabile Movimenti per il Prc cittadino. lira uno slogan e l’altro, conferma il quadro Rosetta Papa, dirigente del servizio materno infantile per l’Asl Napoli 1: «I consultori sono presìdi importanti, ce ne dovrebbe essere 1 ogni 20mila abitanti ma a Napoli ce ne sono solo 20, la metà di quelli previsti per legge». L’Udì ha denunciato anche l’assessore diellino della Regione, Montemarano, per la mancata applicazione della 194. Il colpo d’occhio è quello fornito dal girotondo delle donne, intorno all’aiuola centrale e dietro gli striscioni delle varie realtà e delle delegazioni arrivate dal resto d’Italia, striscioni cigiellini da Roma, cartelli al collo della bolognese Mariella inviata della Rete delle donne, bandiere della lista Bonino, striscioni dei centri sociali e delle reti femministe e un nutrito gruppo di esponenti nazionali e parlamentari della Sinistra. Dalle sottosegretarie Donatella Linguiti e Chiara Acciarini fino a Lidia Menapace, Erminia Emprin, Olimpia Vano, Maria Luisa Boccia.
«Dopo le ingerenze vaticane, dopo l’attacco costituito dalla lista Ferrara, ecco la militarizzazione anche dei momenti più intimi e drammatici. Fra un po’ sequestreranno anche le cisti ovariche, le placche?». Così la vede Chiara Siani, universitaria e femminista nel collettivo Degeneri che agisce tra l’Orientale e la Federico II. Gettonatissimo questo slogan: “Mandate i poliziotti dagli stupratori, e non a fare i Rambo negli ambulatori”. In piazza, secondo la portavoce Udi, Stefania Cantatore, «c’è la punta dell’iceberg». Il cronista nota l’assenza della sindaca e delle istituzioni che se la cavano con un paio di assessore alle pari opportunità. «Perché le istituzioni – continua Stefania – sono contro le donne, negano spazi e diritti. Sono scandalizzata che nulla sia stato fatto per le donne che stanno soffrendo per l’emergenza rifiuti». L’Assemblea permanente, infatti, s’è costituita proprio per rivendicare una casa delle donne e una casa delle donne ma della peggiore specie, quella del potere, delle istituzioni», dice Giulia Pìcone dell’Udì anche lei, come Maria Luisa Nappi, vicina di striscione: «Violenza e aborto sono comunque legati. La violenza è la causa dell’aborto, che sia la minaccia del licenziamento o lo stupro, è violenza». Ragionamenti, tanti, oltre gli slogan: «Tutto è cominciato con la legge 40 – dice Chiara Acciarini-40 e 194 sono leggi che non possono convivere». Ribatte la bolognese Mariella: «Tutto è iniziato quando le donne hanno rinunciato a chiedere l’abrogazione del primo articolo della 40, quello che dà personalità giuridica all’embrione, per paura di chiedere troppo. Da troppo tempo si gioca al ribasso». «Stiamo uscendo dallo stato di diritto – dice allarmata Lidia Menapace – con l’attacco al corpo delle donne inizia il fascismo del XXI secolo». «Non è solo un attacco alla 194. Solo se la nuova sinistra darà priorità alla parola femminile potrà fermarsi l’attacco alle donne», dice Maria Luisa Boccia restituendo urgenza all’odg presentato solo cinque giorni fa all’assemblea nazionale degli autoconvocati dell’Arcobaleno sulla libertà e la responsabilità delle donne nella procreazione e nella politica.