OCCHETTO: «Perchè sono qui? Si realizza la “mia” svolta…»

«Si realizza quello che ho proposto con la Svolta: togliere le falce e martello e fare una sinistra unita. Solo che ci si arriva con 20 anni di ritardo». Achille Occhetto si affaccia agli Stati generali della sinistra alla Fiera di Roma in punta di piedi. Saluta i vecchi compagni, ascolta attento Luciana Castellina. «Non mi aspettavo tanto fervore, vedo una forte richiesta di unità e la possibilità di rifondare una sinistra in Italia. Spero che i gruppi dirigenti non gettino a mare questa spinta della base per egoismi burocratici. Che non si faccia l’errore che ha commesso il Pd, una fusione a freddo».

Perché ha deciso di venire? «Forse nell’89 non ci siamo capiti bene, c’è stato un equivoco. Io avevo proposto una sinistra democratica, moderna e plurale. L’obiettivo era uscire da sinistra dalle rovine del comunismo, non entrare nel salotto buono della finanza».

Dunque lei vede qui il compimento del suo progetto? Eppure non ci sono i Ds…
«In realtà qui vedo una gran parte dei Ds, tanti vecchi compagni che mi dicono “finalmente ci rincontriamo”. E non sono quelli di Rifondazione. Il compimento ideale della svolta è una sinistra plurale, non un partito che non ha la sinistra nel suo nome».

Eppure, quasi 20 anni dopo, al battesimo della sinistra radicale c’è lei ma non Ingrao. Non le pare curioso?
«Ingrao sulla Stampa ha posto una questione giusta e sono perfettamente d’accordo con lui. Non aderirò finché non sarà sicuro che si fa davvero una cosa nuova, che il movimento ha un traguardo chiaro».

Come vede il rapporto tra la Sinistra e il governo?
«Le difficoltà al governo sono oggettive, ma sono dovute soprattutto al fatto che le elezioni non si sono vinte, ma pareggiate. Bisognerebbe prenderne atto».

E le parole di Bertinotti? La verifica di gennaio?
«Bisogna che la verifica sia effettiva, con una nuova fase del governo e un programma che sappia parlare alla sinistra. Quanto a Bertinotti, nelle sue parole non ho letto desideri di imboscate. Forse è stato troppo tranchant, ma ha colto un punto: la mediazione non avviene mai tra lavoro e capitale, come sarebbe ovvio. Basta che il capitale o i suoi circoli facciano la voce grossa che subito il governo ceda».

Chi vedrebbe come leader della Sinistra?
«Il ceppo più forte cui attingere è quello di Rifondazione, ma mi auguro che non venga da una tradizione di apparato. Serve un leader che interpreti una sinistra femminista, pacifista e ambientalista. Niki Vendola ha le caratteristiche più adatte».

La sinistra dovrà allearsi con il Pd o andare per conto suo?
«Io aedo ancora nel centrosinistra. Bisogna vedere se ci aede ancora il Pd: la continua richiesta di mani libere lascia credere che staino cercando strade diverse».