Obama

Traduzione a cura de l’Ernesto online

Avante ha dato notizia del caso tre settimane fa con il titolo “Jackpot nel sottosuolo afgano”, negli USA il fatto ha solo interessato programmi umoristici come il Daily Show di John Steward, mentre in Europa nessuno è sembrato essere disturbato dalla cosa.

Di che cosa si tratta: gli USA hanno confermato di sapere già da due anni e mezzo che il sottosuolo afgano contiene gigantesche quantità di ferro, cobalto, rame, oro e soprattutto litio, un minerale fondamentale nella produzione di batterie per telefoni mobili e computer portatili. Un rapporto del Pentagono afferma addirittura che il paese è “l’Arabia Saudita del litio”, poiché i suoi giacimenti potrebbero superare quelli conosciuti in Bolivia, il maggior produttore mondiale di questo elemento strategico.

La Casa Bianca sta manovrando per garantire che così importanti risorse naturali non siano sfruttate da compagnie di altre potenze economiche, in particolare della Cina, dal momento che imprese multinazionali stanno già “lavorando” con le autorità fantoccio afgane e con funzionari nordamericani per elaborare un progetto di concorso internazionale che sbocchi nella concessione di questo vero e proprio jackpot di risorse naturali.

Si comprende ancora meglio perché l’attuale presidente nordamericano, Barack Obama, abbia tassativamente promesso nella sua campagna elettorale che gli USA “rafforzeranno la loro lotta al terrorismo in Afghanistan”: l’uomo già sapeva certamente – dalle prospezioni minerarie – ciò che il grande capitale nordamericano pretendeva da quella regione, concretamente.

Del resto, questa promessa elettorale di Obama è anche l’unica che il nuovo presidente degli USA ha mantenuto con zelo, da quando si è installato alla Casa Bianca: le altre promesse continuano ad essere dimenticate, attraverso decisioni che ripetono e continuano tutta la politica dell’amministrazione Bush.

Obama aveva promesso di chiudere Guantanamo nel giro di un anno e di dare ai prigionieri il diritto, perlomeno, a un giudizio nei tribunali degli Stati Uniti: è passato un anno e mezzo dalla sua entrata in carica e Guantanamo continua ad essere piena di prigionieri senza accuse formalizzate, e qualsiasi forma di difesa.

Obama aveva assicurato che sarebbero terminati gli interrogatori di prigionieri nordamericani in paesi stranieri con pratiche di tortura, e tutto continua come prima.

Obama aveva criticato severamente il “Patriotic Act” di Bush, che permette di spiare la vita e l’intimità di tutti i cittadini nordamericani, affermando che “la lotta contro il terrorismo può e deve essere condotta senza limitare le libertà fondamentali dei cittadini”, e quello che ha fatto, arrivato al potere, è stato ratificare e prolungare la legislazione totalitaria.

Obama aveva garantito che avrebbe iniziato il ritiro dall’Iraq nel giro di un anno e, un anno e mezzo dopo, l’occupazione continua e si intensifica.

Nella crudezza dei fatti, ancora una volta viene resa esplicita l’essenza del potere nella “grande democrazia” nordamericana: con chiunque sia alla guida dei destini del paese, la politica del saccheggio e dell’arbitrio è sempre la stessa.

Tra Bush e Obama, ciò che individualmente li distingue è la grossolanità reazionaria del primo di fronte alla demagogia colta e raffinata del secondo.

Ciò che interessa è che la politica di entrambi è, notoriamente, farina dello stesso sacco.