Obama e la “Carta tibetana” nell’analisi del PCC

Secondo il Quotidiano del Popolo di Pechino, organo ufficiale del partito comunista cinese (PCC), nel 1991 l’allora presidente George Bush era diventato il primo presidente USA ad incontrare ufficialmente il Dalai Lama. Da allora ci sono stati ben “undici incontri tra i capi di stato americani e quest’ultimo” prima che Obama prendesse il suo posto attuale.

Obama aveva promesso di portare un cambiamento all’America durante la sua campagna elettorale, ma il “change” non si è sicuramente visto sulla questione del suo incontro del 18 febbraio con il capo indipendentista tibetano: perché, si chiede il Quotidiano del Popolo?

E cita quasi subito il parere di Martin Jacques, un prestigioso professore della London School of Economics, secondo il quale la mossa di Obama riflette le sue preoccupazioni -e dell’imperialismo americano, a nostro avviso- “sulla declinante influenza degli USA e la parallela crescita dell’autorità della Cina nell’arena internazionale”: infatti la crisi globale finanziaria ha portato ad un reale “change” dei rapporti di potenza, tanto che a suo (giustificato) avviso “la forza di Washington è in decadenza e quella della Cina invece e in evidente crescita”. Sempre nello stesso articolo il Quotidiano del Popolo riporta anche l’opinione di Pierre Piquart, un esperto di affari cinesi dell’Università di Parigi, per il quale l’incontro di Obama con figure politiche quali il Dalai Lama è finalizzato a costruire “una barriera” al processo di sviluppo della Cina mentre si tenta di “assicurare il dominio USA sul mondo”.

Riportando ed evidenziando queste analisi di fonte occidentale, l’organo del PCC ha concluso che la “mossa” di Obama non è altro che un sottoprodotto e risultato della “mentalità da guerra fredda” che influenza pesantemente i dirigenti statunitensi, repubblicani o democratici, quando “si confrontano con la Cina”: e sempre a giudizio del Quotidiano del Popolo, ci sono anche altre “carte” (oltre a quella Tibetana) che ”i leader degli USA sono orientati a giocare contro la Cina, nel tempo e di nuovo”: ad esempio le campagne per la rivalutazione della moneta cinese, contro le esportazioni cinesi negli USA, ecc.

I comunisti cinesi lo sanno, le stanno aspettando e sanno già quali altre “contro-carte” giocare, a partire dal (mancato) acquisto dei buoni del tesoro statunitense verificatosi negli ultimi mesi, in una “partita planetaria” che deve vedere incondizionatamente al loro fianco i comunisti occidentali e di tutto il mondo.

Fonte: Quotidiano del Popolo, “what’s behind Obama-Dalai Lama meeting?”