Nuovi raid in Somalia. Ma gli Usa negano

Quattro nuovi raid aerei sulla Somalia meridionale, a caccia dei presunti leader di al Qaeda nel Corno d’Africa. Secondo fonti del governo somalo, citate dall’agenzia Reuters, ieri gli Ac-130 statunitensi sono tornati a bombardare vicino al villaggio costiero di Ras Kamboni, dove sarebbero asserragliati gli ultimi miliziani delle Corte islamiche. Avrebbero colpito a quattro riprese, in quattro località diverse. Ma la circostanza è stata smentita dagli Stati uniti. Il portavoce del Pentagono Bryan Whitman ha infatti negato ogni nuovo raid e ribadito quanto già detto l’altroieri: l’aviazione americana ha compiuto un unico raid per colpire militanti di al Qaeda, la cui presenza era indicata da fonti di intelligence.
La circostanza dei raid ripetuti è stata tuttavia confermata da un deputato somalo, che avrebbe visto con i propri occhi aerei statunitensi bombardare a più riprese nella Somalia meridionale. Parlando dalla città portuaria di Kismayo con alcuni giornalisti, Abdirashid Mohamed Hidig ha detto di aver percorso la regione in elicottero e di aver visto almeno una cinquantina di cadaveri. «Ieri (l’altroieri per chi legge ndr) ho personalmente visto gli aerei colpire. I raid sono ripresi stamattina (ieri ndr)». Il deputato ha poi aggiunto che la maggior parte delle vittime sono civili, dal momento che «gli islamisti in fuga si stanno nascondendo tra la popolazione».
Nella ridda di voci che si sono diffuse nella giornata di ieri, la tv americana Abc ha cominciato a parlare di truppe speciali americane sbarcate in Somalia, a fianco degli etiopi. Un’eventualità smentita tanto dal Pentagono che dal governo somalo. In proposito, il vice-premier e ministro degli interni Hussein Aideed (il figlio di quel Farah Aideed che fece vedere i sorci verdi agli americani nel 1993, costringendoli a ritirarsi da Mogadiscio) ha detto: «Non abbiamo bisogno di forze armate terrestri Usa», precisando pero, «almeno per ora». Ed aggiungendo: «Certo, se i miliziani islamici e terroristi lasciassero la terraferma e raggiungessero le isole al largo, allora occorrerebbe l’intervento dei loro marines». Gli americani si starebbero preparando a tornare in forze in Somalia, dopo l’ignominiosa fuga del 1994, seguita alla morte e al linciaggio di 18 rangers tra le strade di Mogadiscio? Difficile dirlo. Difficile dire se gli Stati uniti hanno superato quella «sindrome somala» che aveva fatto dire all’allora presidente Bill Clinton «mai più interventi in Africa».
Mentre la comunità internazionale si organizza per mettere una toppa agli ultimi eventi ed evitare che la Somalia piombi di nuovo nel caos e nell’anarchia (in particolare accelerando l’invio di un contingente di peacekeepers dell’Unione africana), si sta evidenziando una spaccatura nella valutazione dell’intervento americano. Se l’Italia – per bocca del ministro degli esteri Massimo D’Alema – ha condannato fermamente «l’azione unilaterale», ieri il premier britannico Tony Blair si è schierato ancora una volta a fianco del suo alleato a stelle e strisce. «Penso che sia giusto che se dei terroristi, dovunque siano, tentano di dirigere i governanti e impediscono alla gente di avere la vita che desiderano, allora noi ci erigiamo a difesa e proteggiamo coloro che si battono contro il terrorismo», ha detto Blair. «È nell’interesse di tutti in Somalia – ha proseguito – di avere un processo di pace che funzioni», ma ci sono estremisti «che usano metodi violenti non solo all’estero, ma anche in Somalia».
Il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon ha invece sottolineato che «è nel migliore interesse» della regione che si eviti «una escalation della violenza» e che la situazione sia risolta attraverso negoziati. «Il segretario generale prende atto che il governo transitorio somalo ha dato il benvenuto all’azione delle truppe etiopiche e degli Usa, ma ritiene che sia nel miglior interesse di tutti che si eviti un’escalation della violenza e che si torni al negoziato sulla base della risoluzione 1715» del Consiglio di sicurezza», ha dichiarato la sua portavoce, Michele Montas.