Nuova scala mobile, successo ai banchetti

Se c’è un sondaggio attendibile sull’andamento del voto è quello che si sta registrando ai banchetti per la raccolta delle firme sulla legge per una nuova “scala mobile”. Quello che più soprende nei primi test è l’affollamento e la velocità con la quale si raccolgono le firme. La campagna, dal titolo “istituzione di una nuova scala mobile per la indicizzazione automatica delle retribuzioni dei lavoratori e delle lavoratrici”, promossa da quasi tutte le realtà del sindacalismo di base, è partita da poco più di quindici giorni.
Sono stati aperti oltre cento banchetti. In molti di questi è arrivata la sorpresa. Come nel caso di Fiumicino, che in poco tempo ha raccolto più di cinquecento firme. A Tivoli, paesino a poca distanza da Roma, le firme raccolte nel breve spazio di una mezza giornata sono state più di settecento. Insomma, il tema più importante di questa campagna elettorale non è la “par condicio televisiva” ma lo stato comatoso di salari, stipendi e pensioni. Dà la propria firma non solo chi ha problemi di reddito ma chi vuole lanciare un messaggio di protesta contro questo governo di centrodestra che ha promesso un “fisco redistributivo” che alla fine si è rivelato un paravento per dare di più ai “soliti noti”. Un “voto” che viene soprattutto dai giovani che pur non conoscendo il meccanismo della scala mobile restano comunque indignati dal livello dei redditi, soprattutto se paragonato al costo della vita.

Stesso livello di firme, come a Tivoli, anche a Jesi, in provincia di Ancona. Ma anche in posti meno noti e molto decentrati, come Capistrello (poche migliaia di abitanti), in provincia de L’Aquila, il livello di entusiasmo per la proposta è molto alto: circa duecento firme.

Per Marco Gelmini, Coordinatore nazionale per il Prc della campagna, sottolinea l’eccezionalità della situazione, superiore addirittura alla raccolta delle firme sull’articolo 18. «Non guardiamo indietro – sottolinea Gelmini – ma pensiamo a un meccanismo che copra rispetto all’inflazione e nello stesso tempo liberi spazi all’attività sindacale». «In questa formam di mobilitazione, il Prc rispetta il programma dell’Unione che parla di aumento di salari e pensioni», aggiunge Gelmini. Per raggiungere il quorum servono 50mila firme. «A noi sembra che questo sia uno dei pochi contatti concreti di questa campagna elettorale». A 25 anni dalla cancellazione dell’automatismo dell’adeguamento salariale, e a dodici dall’accordo che introdusse la concertazione, ovvero un “adeguamento” che ha portato di fatto a una diminuzione del potere d’acquisto, i lavoratori hanno bisogno di un adeguamento reale, “senza se e senza ma”. Una particolarità della proposta è che il recupero dovrebbe agire non solo per i lavoratori a tempo indeterminato e a favore delle pensioni ma per tutte le tipologie, ufficiali e occulte, di precariato. L’adeguamento è trimestrale.

La campagna è stata promossa da una lunga lista di sigle del sindacalismo di base: Cu, Sin. Cobas, Confederazione Cobas, Sult, e Cib-Unicosbas. Nella lista dei promotori troviamo anche la Rete 28 aprile, della sinistra sindacale della Cgil. A livello politico hanno aderito, oltre al Prc, anche il Pdci e i Verdi.