Nuova perizia per Aldro e due supertestimoni

Ancora una svolta nelle indagini sul caso Aldrovandi. Stavolta è ancora più clamorosa: il nuovo pm ha chiesto un incidente probatorio che produrrà una nuova perizia tossicologica e medico-legale, dopo di che due supertestimoni, madre e figlio, potranno essere interrogati in pieno contraddittorio. Finalmente, a Ferrara, si giocherà a carte scoperte.
Solo pochi giorni fa era trapelata la notizia degli avvisi di garanzia, per omicidio preterintenzionale, recapitati ai quattro agenti, gli equipaggi di due volanti che quella mattina arrivarono, una dopo l’altra, nel parchetto di fronte all’impianto ippico. I poliziotti, che tornarono alla base con due manganelli rotti, erano stati convocati in procura ma si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Una mossa per molti aspetti inspiegabile dopo le ripetute dichiarazioni, dalla questura e dintorni, di fiducia nell’operato della magistratura. Ma i legali degli indagati hanno spiegato la «scelta tecnica» con la motivazione di non avere tutte le carte necessarie: «I nostri clienti non sanno cosa aggiungere alle relazioni di servizio doverosamente consegnate – spiega l’avvocato bolognese Giovanni Trombini che difende tre degli indagati assieme a Giacomo Nanni e Francesco Zarbo di Rovigo ma ben introdotto nella città estense – la particolarità di queste indagini deriva dalla tardiva iscrizione dei miei clienti al registro degli indagati che non ha permesso loro di partecipare alle perizie e alle consulenze correlate». Non condivide il papà di Federico, a sua volta ispettore della municipale: «Non rifiuterei mai la piena collaborazione con la magistratura. Per noi quel silenzio pesa come un macigno».

Ieri, dunque, la nuova svolta con l’annuncio della richiesta di incidente probatorio. In pratica si tratta di una prova anticipata, uno strumento per acquisire prove, prima del dibattimento, di cui mantiene le forme. Si dice incidente perchè si inserisce in modo del tutto atipico nella fase delle indagini preliminari, anziché in quella del dibattimento. Una sorta di isola di contraddittorio nel mare delle indagini preliminari. E, in questo senso, ha anche un significato importante perché non esclude la volontà di arrivare a un processo pubblico. Che poi è quello che reclamano i genitori e gli amici del ragazzo, e tutti i cittadini che hanno dato vita, prima al blog grazie al quale il caso, 100 giorni dopo, è riuscito a bucare il muro di silenzio, poi al comitato, che promuove da tre mesi, sit-in, fiaccolate, dibattiti e concerti molto partecipati per chiedere verità e giustizia sulla morte di un diciottenne durante un violentissimo e misterioso controllo di polizia, all’alba del 25 settembre scorso, di fronte al cancello dell’ippodromo della città estense.

Non vuole rilasciare dichiarazioni Nicola Proto, il pm che, da pochissime settimane, ha preso il posto di Mariaemanuela Guerra, che ha passato la mano per motivi personali. Ma il magistrato conferma che la richiesta di incidente probatorio arriverà sul tavolo del gudice delle indagini preliminari solo dopo l’avvenuta conferma della notifica alle parti. Il gip è ancora da nominare ma avrà un ruolo cruciale a partire dalla scelta dei consulenti per la nuova perizia che dovrà appurare se la colluttazione tra i quattro e il diciottenne (su cui la questura aveva inizialmente soprasseduto accreditando l’ipotesi del malore fatale per droga) abbia avuto «efficacia concausale» nella morte. Il pm, in particolare, vorrebbe vederci chiaro sia nelle cause delle ferite cranio-facciali che nei tempi di assunzione del blando mix di stupefacenti riscontrato nel sangue e nelle urine dello studente che tornava a casa a piedi dopo un sabato sera con gli amici tra Ferrara e Bologna. Era incensurato, disarmato e non stava compiendo, secondo quanto emerso finora, alcun reato. Tutti lo ricordano come un ragazzo tranquillo, serio, affidabile e incapace di fare del male a qualcuno. Morì soffrendo e chiedendo aiuto. Tuttavia, ambienti vicini alla questura hanno tentato di dipingerlo come un energumeno tossicodipendente in preda a uno stato di agitazione violenta contro se stesso e gli altri, inspiegabile alla luce delle testimonianze e della perizia tossicologica.

Il gip nel disporre la perizia avrà in mano tutte le carte, così anche i nuovi periti e le parti. A questo punto, il pm potrebbe posticipare, all’esito dell’incidente, la richiesta di nuovo interrogatorio per i quattro agenti o non convocarli più. Ma potrebbero chiederlo loro. I tempi: nelle prossime settimane la prima udienza per la scelta dei consulenti tecnici e prima dell’estate gli interrogatori, in contraddittorio, dei supertestimoni, madre e figlio stranieri per i quali potrebbero sorgere problemi, da qui al dibattimento, per via delle forche caudine della Bossi Fini. Alla donna, già sentita dal pm, scadrebbe il permesso di soggiorno, suo figlio, invece, sarebbe tornato in patria subito dopo i fatti. Per la fine della perizia ci sarà da aspettare la fine della lunga pausa estiva.

Ieri, intanto, tutta la famiglia di Federico è stata ricevuta dal cardinal Ersilio Tonini di Ravenna. «Sapeva già quasi tutto – spiega Patrizia Moretti – e come noi crede sia giusto chiedere un processo pubblico». Perché non succedano mai più misteriosi controlli di polizia.

Anche il mondo dell’informazione si interroga sulla complessa vicenda ferrarese. Il sindacato nazionale dei giornalisti ha indetto, per il 20 aprile, un dibattito nel castello estense con cronisti e dirigenti della Fnsi.