Nucleare: l’Iran chiede tempi, e garanzie

Emerge qualche dettaglio della risposta presentata martedì dall’Iran alle proposte di 6 potenze mondiali sul dossier nucleare.
Non molto viene dalle fonti ufficiali: che finora hanno fatto solo pochi commenti. I 5 paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania avevano chiesto a Tehran di rinunciare al suo programma di produzione di combustibile nucleare (cioè l’arricchimento dell’uranio) offrendo in cambio un pacchetto di «inventivi» riguardi alla tecnologia nucleare, alla cooperazione economica e commerciale, e alla sicurezza (neppure quelle proporste sono mai state rese pubbliche).
La risposta è nel documento di 21 pagine consegnato il 22 agosto a Tehran ai sei ambasciatori interessati (con la Svizzera a fare le veci degli Stati uniti, che non hanno relazioni formali con l’Iran). Finora è stato detto solo che Tehran propone di riprendere il negoziato anche subito, ma che non intende sospendere le attività di arricchimento dell’uranio – benché sarebbe disposta a farlo una volta ripresi i colloqui. Per il resto, un po’ tutti hanno commentato che si tratta di una risposta ponderata, completta, ad ampio raggio.
Il punto, si apprende ora, è che Tehran chiede soprattutto di stabilire dei tempi e delle garanzie per applicare quel pacchetto di «incentivi» comerciali e tecnologici. A riferirlo sono due accademici iraniani, entrambi noti analisti politici e uno con connessioni all’ufficialità iraniana, che ieri hanno pubblicato un articolo distribuito dalla Agence Global News su internet. Abbas Maleki e Kaveh Afrasiabi sono rispettivamente il direttore del International Institute for Caspian Studies a Tehran e un professore di relazioni internazionali attualmente a Harvard, esperto nella questione nucleare.
Nel loro articolo riferiscono che l’Iran chiede che siamo precisati, in quel pacchetto di incentivi, i riferimenti a un possibile ruolo iraniano negli assetti di sicurezza regionale – una delle preoccupazioni prioritarie per la Repubblica Islamica, data l’ostilità dichiarata degli Stati uniti (e le ricorrenti allusioni di Washington a un regime change, un cambiamento di regime indotto dall’esterno). L’Iran chiede anche, dicono i due autori, perché nella proposta ricevuta si parla sempre degli obblighi dell’Iran rispetto al Trattato di Non Proliferazione nucleare, e non si ricorda l’articolo del Tnp che sancisce il «diritto inalienabile» di un paese firmatario ad acquisire la tecnologia nucleare pacifica.
L’Iran ha poi chiesto garanzie precise circa l’assistenza in tecnologia nucleare offerta dalle 6 potenze in cambio della rinuncia di tehran a produrre il suo combustibile, dalla vendita di reattori ad acqua leggera alla fornitura di combustibile nucleare. «L’Iran ha anche chiesto chiarezza sulle (esistenti) sanzioni statunitensi, che vietano di offrire assistenza nucleare e tecnologica a Tehran: gli Usa sono pronti a togliere almeno parte di quelle sanzioni?», dicono Maleki e Afrasiabi. Chiedono poi dettagli circa la promessa diun accordo di cooperazione tra l’Iran e Euratom, il trattato europeo per l’energia atomica.
«Accettando di mettere sul tavolo la questione della sospensione e di cominciare subito i colloqui, l’Iran ha mandato un segnale forte che il dibattito interno ai centri di potere della leadership iraniana è finito a favore della voce della moderazione, che cerca una soluzione mutualmente soddisfacente del confronto nucleare», concludono i due autori.