Nucleare iraniano, il dossier Aiea al Consiglio di Sicurezza dell’Onu

La crisi del nucleare iraniano marcia decisamente verso il punto di rottura, e dunque di non ritorno, dopo la riunione del Consiglio dei governatori dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) che di fatto apre la strada al deferimento di Teheran al Consiglio di sicurezza e che ha indotto gli Stati Uniti e la stessa Unione europea a indurire notevolmente i toni delle loro posizioni.
L’Ue infatti accusa abbastanza esplicitamente l’Iran di avere un programma nucleare militare segreto o comunque di «aver lasciato senza risposta domande chiave che potrebbero avere una implicazione militare», mentre i falchi dell’Amministrazione Bush, Dick Cheney in testa, minacciano apertamente “conseguenze dolorose” al punto da guadagnarsi un richiamo del segretario dell’Ong Kofi Annan, il quale ha detto che «dovremmo tutti abbassare i toni polemici e dare spazio alla calma e a discussioni serie», aggiungendo comunque che «gli iraniani devono però comprendere che cosa il mondo si aspetta da loro».

Teheran ribatte con dichiarazioni a più voci che «non si piegherà» alle pressioni e anzi lascia capire che potrebbe reagire ad eventuali sanzioni ricorrendo all’arma del petrolio; e non aiuta certo a mitigare la posizione iraniana il fatto che Bush sia andato di recente a firmare accordi con Paesi come l’India e il Pakistan che hanno arsenali di bombe nucleari ma che evidentemente sono “buoni” perché amici o alleati degli Usa.

Di fronte a tutto questo, ciò che si nota in modo immediato, è la cautela di Russia e Cina, che si trovano in una posizione in un certo senso imbarazzante, contrarie come sono – per i loro intensi rapporti economici e petroliferi con Teheran – alla imposizione di sanzioni ma messe in difficoltà dalla intransigenza iraniana che ha fin qui vanificato i loro tentativi concreti di mediazione. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha comunque ribadito come il suo Paese sia contrario a qualsiasi soluzione militare aggiungendo che, a suo modo di vedere, le sanzioni «non hanno mai risolto questo genere di crisi internazionale». Ciò vale in particolare modo per Mosca che ha visto di fatto fallire la sua proposta di arricchire su suolo russo l’uranio iraniano: nei giorni scorsi l’accordo sembrava vicino ma qualcosa si è inceppato. Teheran in particolare voleva, per evidenti ragioni di “prestigio”, arricchire comunque in casa almeno una piccola quantità di uranio e si opponeva a che la questione fosse rimessa al Consiglio di sicurezza. Probabilmente russi e cinesi stanno cercando una via per salvare in extremis una possibilità di negoziato e comunque per “limitare i danni” in sede di Consiglio dell’Onu.

L’Unione europea, come si è accennato, si è sostanzialmente allineata con gli Usa, almeno nei toni. Un documento rilasciato dalla presidenza austriaca di turno afferma che l’atteggiamento dell’Iran – da quando ha rifiutato le ispezioni dell’Aiea – aumenta i sospetti su quali siano i suoi reali programmi e aggiunge che «se l’Iran continua a non adeguarsi alle ripetute risoluzioni del Consiglio dei governatori dell’Aiea, il Consiglio di sicurezza dovrà sostenere con il suo peso le richieste dell’Agenzia». Pertanto l’Unione europea «rinnova il suo appello all’Iran perché torni alla sospensione completa di tutte le attività di arricchimento e a quelle ad esse connesse, inclusi la ricerca e lo sviluppo». Una posizione come si vede piuttosto dura, ma che tuttavia non arriva a parlare delle possibili “conseguenze” dell’atteggiamento iraniano, come fanno invece gli Stati Uniti che alzano decisamente i toni. Dopo il citato accenno del vice-presidente Cheney a possibili “conseguenze dolorose”, ieri in termini analoghi anche se leggermente più sfumati si è espresso il rappresentante permanente americano presso l’Aiea, Schulte, il quale ha detto che «per il Consiglio di sicurezza è giunto il momento di agire»; «come primo passo – ha aggiunto – noi prevediamo una richiesta all’Iran di cooperare con l’Agenzia e di attuare i passi indicati dal Consiglio dei governatori per ripristinare la fiducia», fermo restando che l’Iran «dovrà affrontare conseguenze» se non rispetterà i suoi obblighi. Un diplomatico Usa che ha voluto mantenere l’anonimato si è spinto ancora più in là dichiarando che secondo il governo americano Teheran dispone di uranio sufficiente per costruire dieci bombe atomiche.

Ma Teheran non si lascia per niente intimidire e ribatte colpo su colpo. Cheney ha parlato di «conseguenze dolorose»? Ebbene la delegazione iraniana all’Aiea ribatte che «gli Stati Uniti hanno potere sufficiente per infliggere danno e dolore, ma anche gli Stati Uniti sono suscettibili al danno e al dolore: se questa è la strada che intendono percorrere, così sia». E il presidente Ahmadinejad ha aggiunto che l’Occidente «dovrà pentirsi» se sceglierà di aumentare la pressione su Teheran: velata allusione all’uso dell’arma petrolifera, che secondo il negoziatore iraniano Javad Vazidi «per il momento» non è in agenda ma potrebbe esserlo «se la situazione dovesse cambiare». Quello che è certo, sul piano diplomatico immediato, è che – ha detto il portavoce degli Esteri Asefi – «se il dossier va al Consiglio di sicurezza la proposta di mediazione russa sarà ritirata dall’agenda», proposta che invece ancora ieri la Gran Bretagna ha chiesto all’Iran di accettare. Ma sembra proprio che i margini per le mediazioni siano ormai esauriti.