«Non votate contro l’embrione»

Un intervento pesante dentro la campagna elettorale, il Vaticano lo ha tentato di nuovo ieri, con minacce e anatemi sugli elettori che andranno alle urne il 9 aprile, sospettati addirittura di «complicità in omicidio». La sede è la due giorni su «L’embrione umano nella fase di preimpianto», concluso da una tavola rotonda che ha prodotto il diktat fondamentalista, affidato, naturalmente a un membro `laico’ della Pontificia accademia per la vita. E’ Jean-Marie Le Mené che si è assunto il compito di dire ciò che il Vaticano ufficialmente in prima persona non può permettersi, pena una intrusione politica inaccettabile, sentenziando: «Votare a favore di un candidato le cui convinzioni non sono rispettose dell’embrione costituisce una complicità con l’omicidio di quest’embrione, e quindi una grave mancanza di carità»». Della sua performance dà ampio resoconto la Sir, agenzia di stampa della Conferenza episcopale italiana – per segnalare la rilevanza affidata al discorso del membro «laico» della Pontificia accademia, che si è diffuso sulla necessità di «una resistenza attiva al genocidio programmato dell’embrione, anticamera della clonazione umana». Ma quel che più conta è la conclusione di Le Mené, che invita a «imporre a tutti coloro che hanno una funzione di insegnamento, o una responsabilità pastorale nella Chiesa, a livello parrocchiale, il dovere di esprimersi sistematicamente prima di ogni consultazione elettorale».

Insomma, c’è da aspettarsi parroci tonanti che arringano i fedeli su «come» votare il 9 aprile, stando all’invito della voce «laica» del Vaticano. Ma non siamo più nel 1948, ai tempi di Pio XII e di Gedda, all’integralismo cattolico che si impegnò nella campagna elettorale per la Dc portando in giro la statua della Madonna pellegrina contro il «pericolo comunista». La scelta personale «responsabile» è da tempo acquisizione consapevole di donne e uomini, credenti e non. Ed è anche per questo che la Chiesa tenta la via indiretta di affidarsi a un «membro laico» – compagno di strada di Marcello Pera – per agire in campagna elettorale.

Benedetto XVI , in occasione dell’apertura del convegno aveva già pontificato «l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano»: ieri zelanti traduttori si sono preoccupati di trascinare le sue parole sul piano direttamente politico, o di piegare alla bisogna il conforto della «scienza», come il professore emerito di medicina forense all’università del Sacro cuore Angelo Fiori, che ha definito senza dubbi «la tappa più avanzata della selezione eugenetica» le stesse diagnosi prenatali e naturalmente le diagnosi pre-impianto (quelle, per intenderci, che eviterebbe alle donne che si sottopongono alla fecondazione in vitro di dover subire l’introduzione nel proprio ventre di embrioni malati).

Molte le reazioni dall’Unione, ma merita di citare quella di Paola Binetti, presidente del Comitato Scienza e vita (non meno violento e impositivo di quanto non lo sia il Vaticano) – che, improvvidamente scelta dalla Margherita come candidata al senato, si sente messa in difficoltà dalle parole dei «laici» dell’accademia ma costretta a differenziarsi almeno un poco da posizioni sostenute ufficialmente dalla destra.

«Nella sostanza queste sono affermazioni giuste e condivisibili, perché la politica deve assumere un atteggiamento volto alla tutela della vita», esordisce Binetti; ma, per l’appunto, come candidata nel centrosinistra, ha da eccepire sul «tono contundente, che perciò non facilita la comprensione del valore della vita come punto di unità tra persone di età diversa, di schieramenti diversi, di religione e di cultura diverse».