«Non volevo le manette, mi sono saltati addosso»

Osama al Saghir, presidente dei giovani musulmani d’ Italia, ha appena finito di dire: «Chiediamo che chi viola le leggi italiane sia espulso». E adesso, con altri due marocchini, osserva basito i sassuolesi che litigano fra loro. C’ è Francesco Battani, leader di uno dei comitati cittadini, che urla contro il presidente del consiglio comunale: «E allora io dico che non c’ è nessun problema di etnie, religioni, culture diverse, ma solo di legalità. Qui ci sono i marocchini che spacciano, ma anche gli imprenditori che li sfruttano, pagandoli 500 euro al mese in nero, e i padroni di casa che li costringono a pagare affitti da usura». Finisce così l’ incontro tra i ragazzi musulmani, preoccupati di spiegare che non tutti i marocchini sono spacciatori, e gli abitanti delle vie dove si vende la cocaina. Forse un giorno i giudici diranno l’ ultima parola sul filmato che mostra l’ arresto di un giovane marocchino da parte di due carabinieri, le violenze, le botte: da ieri il video è stato messo agli atti anche dalla Procura militare di La Spezia (il reato ipotizzato è quello di violata consegna). Intanto, però, a Sassuolo si parla d’ altro, succede altro. Martedì notte, verso le undici e mezza, un ragazzo marocchino è stato avvicinato da un pusher per le strade di Braida, ha rifiutato di comprare la coca, è nata una lite, il padre del «cliente» è intervenuto e lo spacciatore gli ha tagliato la faccia con un coltello. Mezz’ ora dopo, dietro a via Adda, qualcuno ha sparato due volte con un fucile da caccia caricato a pallini. Due marocchini, un minorenne e un diciottenne, sono stati colpiti di striscio. Sono corsi dai carabinieri, che erano già per la strada a sedare una rissa. Avevano lievi ferite sul viso, hanno detto di aver litigato con un connazionale, ma non hanno saputo dire chi ha fatto fuoco. Sono stati fermati: il minore è finito in comunità, il più grande era stato espulso dall’ Italia ma non aveva lasciato il Paese, e ora dovrà andarsene. I carabinieri indagano per capire chi è stato a sparare. In teoria, ed è l’ ipotesi che tutti vorrebbero poter scartare, potrebbe anche essere stato un cittadino italiano. La storia di Moulayamer Oulkadi El Idrissi, il marocchino fermato domenica 19 febbraio, oggi sembra un ricordo lontano. Il suo difensore racconta che nel colloquio con il giudice aveva accennato al pestaggio, ma poi si era zittito quando gli avevano detto che rischiava un’ accusa per calunnia. Dicono che appena entrato in prigione ha dato una testata a un detenuto e l’ ha spedito in infermeria. Poi si è calmato. Ora divide la cella con due italiani e sono stati loro a chiamarlo quando la tv ha mostrato il filmato del suo arresto, i pugni dei carabinieri: «Sei sul telegiornale». Si sa che ha una moglie in Marocco, ma laggiù non vuole tornare. Che è in Italia dal ‘ 98 e ogni tanto dava in escandescenze: «Ha rotto il vetro della macchina anche a me», racconta Mohammed. Che era stato dietro le sbarre del Sant’ Anna di Modena altre tre volte. Da lì dentro racconta la sua verità: «Non ce l’ avevo con quei militari, non ho fatto nulla: non volevo essere ammanettato e portato via in macchina, mi hanno picchiato, mi sono saltati addosso». Leonardo Masella, capogruppo di Rifondazione al consiglio regionale dell’ Emilia Romagna, gli ha fatto visita ieri: «Dice di avere ancora dolori al costato e alla testa – spiega all’ uscita -. Sostiene di essere stato picchiato ingiustamente». Poi attacca: «Io credo che la legalità vada difesa a 360 gradi, chiunque l’ abbia violata. Quindi le forze dell’ ordine e la magistratura dovranno accertare se i due carabinieri hanno infranto la legge». I soliti comunisti.