Non un euro pubblico a chi viola i contratti

Una «modesta proposta». Così, prendendo a prestito le parole di Jonathan Swift, la sottosegretari al lavoro Rosa Rinaldi, di Rifondazione, sceglie una forma soft per lanciare, dalle pagine di Liberazione, una proposta inedita e a un primo sguardo ‘sovversiva’ rispetto alle ondivaghe contorsioni dell’attuale governo. In sintesi: «Non un euro dallo Stato a chi non applica i contratti».
Il bersaglio immediato sono gli editori, che rifiutano di riconoscere ai giornalisti, da quasi tre anni, il diritto ad avere un contratto. E non c’è dubbio che l’intervento di Rinaldi prende di petto una situazione imbarazzante che fin qui il governo ha affrontato solo con parole, inviti al «dialogo», respinti senza remore da un fronte imprenditoriale che si mostra duramente compatto: eppure si sa che ci sono differenti posizioni al suo interno, ma l’ordine di scuderia è che esse non devono ‘apparire’, perché l’intento è quello di cancellare l’istituto stesso del contratto nazionale nel suo impianto di garanzie fondamentali.
Non è un caso che fra i padroni dei giornali ci siano imprese produttive e finanziarie: la vicenda dei giornalisti deve infatti fare scuola nell’attacco a ‘ogni’ contratto. Perciò Rosa Rinaldi avverte che la sua «modesta proposta» riguarda più in generale «il rispetto delle regole, in un paese in cui fin troppo spesso quando si tratta dei diritti e delle condizioni di vita dei lavoratori la tentazione di dimenticarle diventa talvolta, da parte delle imprese, irresistibile».
A tutte le imprese, dunque, pubbliche o private che siano, lo Stato non dia alcuna «provvidenza, incentivo, aiuto, finanziamento, agevolazione, insomma, neanche un euro, se rifiutano di firmare il contratto di lavoro»: tale scelta padronale, infatti contiene già in sè il seme «eversivo» di non voler rispettare le regole, le norme concordate. In sostanza, è un porsi «fuori della legalità».
Rinaldi si augura di non suscitare «stupore» con la sua proposta, perché ci sono già leggi e norme in vigore per rifiutare sostegno pubblico a chi non rispetti le «regole»: nessuna concessione di appalti pubblici a chi contravviene alla legge 626 per la sicurezza del lavoro; né per chi evade i versamenti contributivi. E gli esempip potrebbero essere molti (altra faccenda è che queste leggi vigenti siano davvero applicate).
C’è un solo problema nella «proposta», che richiede semplicemente, ci pare, una successiva pregnante formulazione. Ossia: «non un euro a chi non rispetta e non applica i contratti», e va bene, ma Rinaldi precisa anche «non un euro pubblico a chi non li firma». E questo forse può essere un punto debole rispetto al libero ‘gioco’ delle parti sociali, alla libertà delle associazioni sindacali. A meno che non si sancisca precisamente un termine temporale alla trattativa fra le «parti». Infatti oggi, non essendoci più la scala mobile a protezione della retribuzione dei lavoratori, un contratto disatteso per anni può costituire una violazione della Costituzione, là dove essa prescrive la garanzia di «equa retribuzione».